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***Talenti***
IL GIUSTO MOTIVO PER PARTECIPARE
di MARIANNA BARTOLAZZI

giugno 7, 2011 di Redazione 

E anche per andare a votare – comunque – ai referendum. Perché l’impegno politico (f-attivo, “culturale”, persino personale, in sé - stessi – “privato”) è la pre-condizione della libertà (di ciascuno). E la politica, scrive (profeticamente, prima delle amministrative del risveglio democratico) Marianna Bartolazzi, non è solo quella politicante alla quale siamo, nostro malgrado, abituati oggi. E’ anche dedizione, generosità, fatica – dei giovani, che credono nella costruzione del futuro dell’Italia. E se ci credono loro, che rappresentano il (nostro) futuro (stesso), perché non dovremmo (poterlo) fare tutti? Si conclude così la nostra narrazione di oggi sulla partecipazione e sulla “società politica” che la rivolu- zione culturale e il nazionalismo necessario a salva- re e rifare grande l’Italia ci possono regalare, prepa- rando le condizioni per rifare, tutti insieme, della nostra nazione la culla della civiltà.
di MARIANNA BARTOLAZZI

Nella grafica, il simbolo della nazione

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di MARIANNA BARTOLAZZI

È con difficoltà che scrivo queste poche righe.

Sì, perché accendendo la tv, aprendo il giornale, ascoltando le notizie provenienti dagli studi di Sky, o, più nel locale, quelle urlate in Piazza Frasconi a Genzano, tra candidati e candidati, tra governatori ed elettorato, tra elettorato ed elettorato, verrebbe voglia di tacere, di fare la propria parte in silenzio, di far credere, a chi già lo pensa pregiudizialmente, che la campagna elettorale, locale o nazionale che sia, sia veramente solo questo.

Un gioco basato su soldi spesi in carta che verrà buttata, senza riciclaggio, dagli amministratori di condominio; una morra cinese di cattiverie, colpi bassi, insulti; un viaggio porta a porta da chi per 5 anni non si è fatto vivo neppure una volta tra la sua gente, e adesso si presenta incravattato e infiocchettato a chiedere la preferenza.

Facile sostenere che sia tutto così. Semplice, come è semplice abbandonarsi al cinismo qualunquista di tanti italiani, che dalla critica mai passano all’azione.

Di cose ne ho viste, cari amici, ne ho viste tante. Come le può vedere solo chi la campagna elettorale non se la fa leggendo i giornali, e con un “copia e incolla” si salva la reputazione autoconvincendosi che il proprio pensiero rappresenti la realtà.

Ne ho viste di schifezze: di amenità, di ipocrisie, di aneddotiche imbarazzanti.

Sono qui per dirvi, però, che ho visto anche altro.

Altro, signore e signori, e che altro.

Ho visto i candidati (consiglieri, perché col cavolo che li candidano a sindaco, questo è un miracolo che riesce, a volte, solo con le primarie) più giovani sacrificare i propri spazi, quelli in cui avrebbero dovuto andare a caccia di preferenze, per organizzare la campagna elettorale del proprio partito e della coalizione tutta. Loro a montare i palchi, loro a mettere la musica, sempre loro (insieme allo Spi, perché come fanno da mangiare le signore dello Spi nessuno mai!) a preparare i rinfreschi post-comizio, loro a pregare fino all’ultimo minuto che venisse abbastanza gente per evitare una figuraccia.

Ho visto giovani dirigenti (sempre i giovani…sono di parte? Sì sono realisticamente di parte), trasferirsi completamente nei comuni che vanno al voto, coordinare la campagna elettorale, scegliere il materiale, aiutare a scrivere il programma della coalizione, essere punto di riferimento quotidiano e “dal vero”, non tramite una telefonata o qualche slogan su Fb.

Ho visto solidarietà tra le generazioni, vecchi pezzi di partito che aiutano i ragazzi ad emergere, che li fanno conoscere alle persone, che li spronano. Ho visto amicizia e collaborazione tra i candidati, di qualunque partito fossero, perché la battaglia si concretizza sulla sconfitta dell’avversario, non su quella dell’alleato di coalizione.

Ho visto stanchezza, notti insonni, ragazzi di altri comuni andare a fare il volantinaggio gratis con tanto di alzatacce, insulti al citofono e piedi gonfi. Ho visto risate, bicchieri di vino, la voglia di stare insieme fino a tardi, perché insieme ci si fa forza, insieme si fa la forza.

Esiste anche tutto questo, nei meandri vicolettati del nostro Bel Paese. Ed è questo, solo questo il motivo che mi spinge ad andare avanti. Non la vittoria, o non solo, non la passione, o non solo.

Ma la capacità di sentirsi un unicum, di soffrire e gioire delle sconfitte e delle vittorie degli altri, anche quando non sono le mie. Questo è il motivo che mi spinge a partecipare. E che mantiene salda la mia libertà.

MARIANNA BARTOLAZZI

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