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***Talenti***
IL GIUSTO MOTIVO PER PARTECIPARE
di MARIANNA BARTOLAZZI

giugno 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E anche per andare a votare – comunque – ai referendum. Perché l’impegno politico (f-attivo, “culturale”, persino personale, in sé - stessi – “privato”) è la pre-condizione della libertà (di ciascuno). E la politica, scrive (profeticamente, prima delle amministrative del risveglio democratico) Marianna Bartolazzi, non è solo quella politicante alla quale siamo, nostro malgrado, abituati oggi. E’ anche dedizione, generosità, fatica – dei giovani, che credono nella costruzione del futuro dell’Italia. E se ci credono loro, che rappresentano il (nostro) futuro (stesso), perché non dovremmo (poterlo) fare tutti? Si conclude così la nostra narrazione di oggi sulla partecipazione e sulla “società politica” che la rivolu- zione culturale e il nazionalismo necessario a salva- re e rifare grande l’Italia ci possono regalare, prepa- rando le condizioni per rifare, tutti insieme, della nostra nazione la culla della civiltà.
di MARIANNA BARTOLAZZI
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E ora anche a destra vogliono le primarie Tassello di una società che sia la politica Ma è necessaria la rivoluzione culturale

giugno 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi concepiamo (?) la politica come un settore, come un ordine professionale. Animato (? Si fa veramente per dire) da una una (non a caso) “classe” i cui membri “imparano” a svolgere il “mestiere”. Ma per far funzionare tecnicamente un sistema ci sono i tecnici e i funzionari (già oggi). La politica richiede in realtà altre qualità come l’onestà e la responsabilità, la lungimiranza, la capacità progettuale, la leadership. Tutte caratteristiche che si possono ritrovare a prescindere dall’esperienza (politica) e dalla preparazione (“professionale”). La politica poi è il governo della NOSTRA comunità. Che è doveroso (responsabile) e opportuno che sia la stessa comunità nella propria espressione più sincera e libera a produrre, piuttosto che un nucleo di “professionisti” che, ad un certo punto, smettono di rispondere alla comunità e cominciano a farlo a loro stessi. La democrazia rappresentativa ha già, in sé, anticorpi contro questa “deformazione”. Il voto – quando è libero e, ancora una volta, responsabile, ovvero quando riguarda e incide davvero nel governo della nostra nazione: non, per intenderci – ad esempio - quando i parlamentari sono scelti da altri politicanti – di per sé favorisce la rappresentatività. E dunque un (semplice) ”ritorno” ad una democrazia rappresentativa che ”assomigli” maggiormente al proprio modello originale sarebbe sufficiente a garantire una maggiore rappresentatività e dunque un governo espressione della società. Ma c’è, nella Storia e soprattutto nel nostro (possibile) futuro, anche un altro modello, più avanzato e “maturo”. E’ la “società politica”, in cui non esistono “sacche” di professionisti (più o meno ricambiati, in tutti i sensi) della politica, che ha raggiunto un livello di maturità (e di diffusione) culturale (e politica) tale per cui la preparazione (culturale, appunto) alla politica sia diffusa; e in cui dunque “tutti” coloro che hanno quelle qualità fondamentali hanno i numeri per potere assurgere al ruolo di guida politica. E in cui questa alternanza continua della (non più) “classe” dirigente può avvenire e avviene davvero. Una società che sia (esprima) la (propria) politica. Le primarie, di cui ci parla tra poco il conduttore de L’Infedele, sono il possibile avvio di tale puzzle. Ma è necessaria anche quella rivoluzione culturale che metta la società stessa nella condizione di sfruttare questa propria (maggiore) libertà. Gad ci parla intanto della “rottura del ghiaccio” rappresentata, appunto, dalle primarie stesse. di GAD LERNER Read more

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