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***Possiamo tornare grandi***
L’ITALIA SMETTA DI ACCONTENTARSI (DI POCO)
di FRANCO MONTORRO

giugno 4, 2011 di Redazione 

Siamo eredi della più grande tradizione civica e culturale del mondo – quella che fonda le proprie radici nell’impero romano – e invece di remare tutti insieme per rifarla (nostra) - come è possibile – preferiamo dilaniarci, o meglio accordarci per uno strapuntino (ciascuno). Una “carica”, appunto, che in realtà funziona (?) nel nostro microcosmo ma non ha nessun valore al mondo (in tutti i sensi). Riappropriamoci della nostra ambizione, e diamo tutto (insieme) per recuperare il posto che ci spetta, quello di culla della civiltà. Franco Montorro ci ritrae con grande efficacia questo sabato, per darci la carica (quella vera, quella propedeutica a qualcosa), nella nostra autoreferenzialità (anti)”storica”. di FRANCO MONTORRO

Nella foto, il simbolo della (nostra) nazione

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di FRANCO MONTORRO

L´aspirazione italiana al bipolarismo è sublimata nella spartizione fra Centrodestra e Centrosinistra: usata e di comodo tranne per Berlusconi che non cita mai la sua parte e nei confronti dell´altra si agevola nel parlare solo di Sinistra. In realtà, l´Italia è un Paese che si spacca volentieri in due, ma senza cancellare i terzi incomodi-scomodi-di comodo. Ce la raccontiamo, con Coppi-Bartali, Mazzola-Rivera ma in realtà anche nello sport amiamo conservare una terza via. Non di fuga, ma di separazione dal troppo semplicistico – per noi – sì o no, bianco o nero, guelfi o ghibellini.

Fa parte del nostro DNA, in una Nazione che nonostante le fregnacce leghiste riconducibili all´incerto (nel senso se mai esistito) Alberto da Giussano ha goduto di due vantaggi: uno geografico ed uno storico.

Quello geografico: le Alpi e il mare hanno creato uno spazio determinato che già 2000 e passa anni fa veniva riconosciuto. L´Italia è un´espressione geografica, alla faccia di Metternich, e l´Italia come tale veniva riconosciuta già nell´antica Roma, che era e resta il migliore esempio di impero al mondo, ma ne parleremo un´altra volta…

Dato storico: in lungo e in largo ci hanno percorso nazionalità di ogni genere, con o senza armi e nella crescita dell´individuo italiano in sé e per sé questa commistione è stata indirizzata nel migliore dei modi, che è quello di separare il bello dal brutto, l´utile dall´inutile, il buono dal cattivo.

L´italiano medio, al di là dei sui difetti, è il perfetto esempio – anzi: il riassunto – di quello che diceva Darwin: non sopravvive il più forte o il più intelligente, ma quello che si sa adattare meglio.

Tornando all´oggi, in cosa ci siamo adattati? Non ad un bipolarismo che non ci appartiene e che non ci piace, come testimonia la miriade di schieramenti politici oggi presenti. Se penso ai miei primi esordi elettorali, maggiorenne nel 1978 ricordo DC, PCI, PSI, PLI, PRI, PSDI, MSI, Radicali, forse PSIUP. Diciamo, considerando le dimenticanze e trascurando le avventure effimere, una decina di partiti alle politiche. Oggi: PDL, PD, Lega, FLI, API, IDV, SEL, La Destra, Radicali, Verdi, Cinque Stelle. Già 11 partiti, quindi non siamo al punto di partenza, ma non ci siamo mai realmente smossi dalla realtà consolidata dell´antibipolarismo.

Del resto, siamo il Paese della piccola e media industria, ma anche dei campanili(smi); delle inutili 110 province e della miriade di associazioni, enti, società, gruppi che nascono e si rinnovano per potere dare a molti l´ebbrezza di un titolo: presidente, segretario, tesoriere, amministratore.

In Italia l´importante non è accontentare tutti, ma riuscire ad accontentarsi per una carica, qualunque sia.

FRANCO MONTORRO

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