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Ma erano pur sempre le amministrative Alle politiche il voto di lista conta ancora Bidimedia, ora centrosinistra avanti di 1% Niente a che vedere con 30 De Magistris Ma neanche con i (“soli”) dieci di Pisapia E il Terzo polo resta (a tutt’oggi) decisivo La (vera) domanda è per il cambiamento Ma di un’intera (classe) “politica” (?)

giugno 4, 2011 di Redazione 

La valenza nazionale delle amministrative non deve illudere su una sovrapponibilità tra i risultati di queste ultime e i possibili esiti delle politiche: gli italiani non hanno improvvisamente formato una sensibilità democratica matura; hanno semplicemente scelto i propri sindaci, rispetto ai quali nel nostro Paese vige la (buona – ?) teoria della possibilità di scegliere “in base alle persone”. Quando in gioco c’è Palazzo Chigi tornano in campo le appartenenze ideologiche, e anche se la valenza nazionale della tornata per comuni e province è tale perché segnala la perdita di fiducia degli italiani nei confronti del presidente del Consiglio, nel voto di lista, già (in proporzione) alle amministrative, ma soprattutto (potenzialmente) alle politiche il centrodestra continua ad essere altamente competitivo quando non avanti al centrosinistra. 

Nella foto, De Magistris: “Non c’è più trippa per (i) gatti”

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Il che, naturalmente, sul giornale della politica vera non si tradurrà mai in un invito a non trarre insegnamenti da queste elezioni e a “tornare” (? Si fa veramente per dire) alla politica politicante, ma solo a non considerare l’esito del voto come qualcosa che non è, ovvero l’inizio (DA SOLO, DI PER SE’) di una nuova era democratica nel nostro Paese. Gli italiani sono sempre gli stessi; ciò che è cambiata è la percezione di Berlusconi. Ma questa era cambiata anche durante la legislatura 2001-2006; e sappiamo come finirono quelle elezioni politiche (successive) e soprattutto come andò l’esperienza del governo Prodi. L’unico, vero segnale “certo” e sul quale semmai un Partito Democratico saggio è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità è che gli italiani chiedono il cambiamento; ma cambiamento non (solo) da Berlusconi, ma da questo andazzo politicante della nostra politica autoreferenziale di oggi.

Il dato-chiave, a questo riguardo, è la vittoria più larga di queste elezioni: quella di De Magistris a Napoli. E De Magistris è il più populista (e quindi il più appetibile, in un’Italia, ribadiamo, che non può avere maturato da sé e all’improvviso una nuova ideologia democratica) dei candidati di rottura, e questo è il segno delle amministrative: la rottura con la politica italiana di oggi e, se volete, con la Seconda Repubblica. E’ in questo solco che il Pd può accrescere il proprio (comunque indiscutibile) vantaggio (ma non – tanto – in termini di voti – potenziali) mostrato e rafforzato da queste elezioni.

I candidati di centrosinistra vincono laddove si fanno le primarie perché le primarie consentono semplicemente di scegliere il candidato più apprezzato da coloro che dovranno votare anche alle elezioni “ufficiali”. E’ un termometro, com’è chiaro, senza che ciò attribuisca loro alcuna capacità taumaturgica. A Napoli le primarie si sono fatte ma ad aver vinto è un candidato che non vi ha partecipato: le primarie in sé non hanno una valenza “magica”, sono uno strumento utile a sondare lo spirito del momento. Come dimostra che, fuori dalle primarie in quanto tali, De Magistris, poi vincitore al ballottaggio, sia stato selezionato dagli elettori per parteciparvi al posto di Morcone.

Cambiamento, dunque, ma se si vuole salvare e rifare grande l’Italia ciò non ha senso se non accompagnato anche da un cambiamento sostanziale: chi si candida a guidare il Paese deve (ri)partire dai contenuti (che il Politico.it – di suo - ha offerto e continuerà ad offrire in abbondanza). Cambiamento onesto e responsabile, dunque.

Il che difficilmente potrà avvenire finché alla guida ci saranno i protagonisti della politica politicante di oggi: non ha ragione dunque Prodi a dire che i giovani debbono cacciare a calci gli attuali uomini politici politicanti: anche se si tratta di una contraddizione in termini, questi ultimi hanno la responsabilità di favorire il ricambio. Che, d’altra parte – come per le primarie – potrà essere fondato, in chiave elettorale, solo se effettivamentre i ricambianti hanno la capacità (il che non toglie la responsabilità dei politicanti di farsi da parte) di compiere da soli la sostituzione; e potrà preparare il cambiamento vero, quello nel governo della nostra nazione, solo se sapranno farlo a partire dai contenuti.

M. Patr.

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I dati Bidimedia (al 3 giugno 2011)

PDL 26,8% (-0,4%)

LEGA NORD 10,8% (-0,1%)

LA DESTRA 1,1% (-0,1%)

Altri di cdx 1,3% (+0,2%)

Totale cdx 40% (-0,4%)

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FLI 4,2% (-0,1%)

UDC 5,8% (-0,1%)

API 1,2% (INV)

MPA 0,8% (-0,1%)

Totale Terzo Polo 12% (-0,3%)

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PD 26,3% (+0,3%)

SEL 7,3% (INV)

IDV 5,4% (INV)

RAD 0,9% (+0,1%)

PSI 0,8% (-0,1%)

VERDI 0,8% (+0,1%)

Totale Csx 41,5% (+0,3%)

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FED. SIN. 1,8% (+0,1%)

M5S 2,9% (+0,1%)

Altri 1,8% (+0,2%)

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