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Guzzanti/2. L’indignazione senza politica è (solo) un lusso borghese

giugno 2, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il corrispondente attuale dei fogli Risorgimentali di Mazzini e Cattaneo: il laboratorio della nostra politica – e quindi dell’Italia – del futuro, in cui si elaborano i concetti su si baserà il domani del nostro Paese. Ma, contemporaneamente, è il giornale della responsabilità, che significa fare tutto questo con lo scopo e in modo tale di determinare effettivamente ciò che si preconizza (e poi determinandolo); dunque un giornale “di teoria” ma anche “di azione”. Perché lo sdegno nei confronti di ciò che non va è un vicolo chiuso che devia rispetto alla strada della costruzione del domani. Che si può compiere solo lavorando attivamente alla sua realizzazione, senza crogiolarsi in un consolante e vanitoso spregio del presente. “La politique d’abord”, diceva Pietro Nenni; tutto il resto è fuffa. di PAOLO GUZZANTI

Nella foto, Paolo Guzzanti

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di PAOLO GUZZANTI

Come diceva il grande leader socialista Pietro Nenni “la politique d’abord”, la politica viene prima di tutto: prima delle manfrine e dei discorsi del genere “signora mia, che tempi”.

Finché non si vede l’alternativa a Berlusconi – l’uomo, la maggioranza, il programma, il sogno – tutto diventa una melassa di facili giudizi anche appropriati e opportuni, estetici e morali, ma tutto ciò non è politica. E il Paese ha bisogno di politica, non di vampate calore, rossori, fiele, battutacce. Indignarsi – come dice Ingrao – non soltanto non basta, ma usare l’indignazione come strumento di soddisfazione masturbatoria è roba da discorsi sotto l’ombrellone.

Anch’io voglio che la parola torni agli elettori e che a SB segua un’altra politica, un’altra leadership, un’altra maggioranza.

Il punto è che, primo, si va a votare quando lo dice il calendario, e non a fantasia.

Secondo, io ho lavorato per far cadere questo governo al quale ho negato la fiducia il 14 dicembre, a condizione che fosse in piedi un’altra politica, un altro leader e un’altra maggioranza.

E invece non è uscito fuori nulla, niente di niente.

E in queste condizioni “indignarsi non basta” perché non siamo qui per farci le seghe estetiche ed etiche, siamo qui – almeno io – per tentare di dare al Paese unna linea politica e di governo.

Far cadere Berlusconi “in sé”, senza nulla invece o in cambio, grazie, non è per me perché io antepongo al mio piacere privato – che mostro e dimostro con atti pubblici, politici, parlamentari, giornalistici e come autore di libri – il dovere di servire il mio Paese.

E dunque, prima vedere cammello, poi scambiare oggetti.

Seguitare a fare l’elenco delle Ruby-netterie diverte, io stesso mi ci diverto e ci scrivo libri, ma non porta a nulla di politico.

Ripeto con Ingrao: “Indignarsi non basta” e aggiungo che l’indignazione come fine e come mezzo è un lusso borghesuccio per discorsi sotto l’ombrellone: “Ha visto, signora mia, che roba? Ma dove andremo a finire? Senza contare che non ci sono più le mezze stagioni e neanche le mezze maniche”.

No, grazie.

PAOLO GUZZANTI

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