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Ma adesso (è ora) sfatiamo qualche mito In trionfo candidati di rottura, non estremi Sarebbero stati Pd se li avesse candidati E poi i centristi hanno dato libertà di voto Insieme a Silvio avrebbero vinto ancora Il Paese ha bisogno del ‘partito dell’Italia’ Non di un gruppo(?) di faziosi estremisti

giugno 1, 2011 di Redazione 

“L’Italia migliore” di Vendola – che Nichi ha rispolverato per dire che aveva vinto lei – è la prova della distanza tra la maggioranza di italiani che hanno votato Pisapia, De Magistris, Zedda e la sinistra (post – ?)radicale che vorrebbe mettere il cappello sulla vittoria. Nel 55% di Pisapia, e tanto più nel 65 di De Magistris, c’è l’Italia, né “migliore” né peggiore perché ce n’è soltanto una. Come si può immaginare che nelle percentuali (quasi) bulgare dell’affermazione di candidati, peraltro, va ricordato, alle amministrative, si raccolga una imprevista esplosione della sinistra (radicale)? E’ evidente che quelle percentuali indicano una trasversalità di consensi, che contraddice l’idea dell’”Italia migliore”, che, rispolverata da Vendola, ci dice quale è la strada da seguire per il futuro. Non, un ritorno alla gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria, rivisitata nell’Unione; perché quella formula ha già manifestato tutti i suoi limiti e non è appunto ciò che è stato chiesto dalla nostra nazione dagli elettori. Bensì il rinnovamento, ma un rinnovamento fondato sull’onestà e sulla responsabilità, che non sempre vanno d’accordo con la sinistra (radicale). Ciò di cui ha bisogno questo Paese è la nuova politica, quella fatta nel solo interesse di TUTTA la nazione – senza il bisogno, Pigi, che tu dichiari sarà così dopo avere vinto NELLE città, e non LE città, che restano di proprietà degli italiani, e non di una parte (a)politica – per costruirne il futuro, non per fare i comodi di alcuni interlocutori privilegiati nella società a discapito di altri. Questa non sarebbe – certo – un’Italia “migliore”, ma solo la riproposizione sull’altro fronte – e in forma appena meno personalistica e privata – della faziosità dell’attuale maggioranza di governo. L’Italia ha bisogno di un “suo” partito, che abbia a cuore la nazione e si preoccupi di accudirla nel modo migliore, al di là di ogni costrizione (post)ideologica e interessata. Il Pd si dia una mossa, o passeremo presto dalla padella Berlusconi alla bra- ce “comunista” (ma quello più vetusto e inutile; pro- babilmente senza governo). Questa volta, davvero.

Nella foto, Pigi: ci ascolta

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