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L’ultima spiaggia. Caro Silvio, fai le riforme o per te è finita P. Guzzanti

giugno 1, 2011 di Redazione 

Dopo 17 anni, e dopo innumerevoli appelli, la speranza è ridotta al lumicino. Tuttavia il giornale della politica italiana ci prova ancora una volta, rivolgendosi al presidente del Consiglio e indicandogli l’unica strada per risollevarsi, che è – come sempre, in politica – anche l’unica che farebbe il bene della nazione. Tornare ad ascoltare il popolo, e realizzare quel cambiamento del quale i 30 punti tra De Magistris e la vecchia politica a Napoli sono la richiesta più chiara. di PAOLO GUZZANTI

Nella foto, Paolo Guzzanti

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di PAOLO GUZZANTI

Dico quel che penso di questi risultati con onesta brutalità: sono molto contento della sconfitta del PdL a Milano e Napoli, pur essendo un deputato che in Parlamento vota, come “responsabile”, affinché il governo Berlusconi non cada.

E allora perché sono contento? Ve lo dico subito. Prima di tutto perché questi risultati dimostrano che viviamo in una vera e vitale democrazia, dove i partiti di governo possono essere sconfitti, dove esiste l’alternanza e dove nulla è mai scontato perché soltanto il vero sovrano, il popolo, decide e quando decide va rispettato. Il risultato è importante perché smentisce tutti coloro che vanno gridando che in Italia non c’è più democrazia, che il berlusconismo soffoca tutti gli spazi con mezzi leciti e illeciti, e ciò viene oggi dimostrato falso: gli italiani votano secondo la loro sensibilità, la loro morale, le loro idee, le loro reazioni. E puniscono o premiano secondo il loro giudizio.

Secondo motivo di esultanza per me: questa legnata sui denti che il PdL prende, è una salutare e preventiva lezione. Una lezione cha va studiata e che deve produrre correzioni. In democrazia quando qualcuno è responsabile di una sconfitta, va a casa. Ciao ciao.

E in politica tutte le sconfitte hanno dei responsabili. O degli irresponsabili che non hanno saputo valutare – come è accaduto a Napoli – l’esigenza popolare di una amministrazione che colpisca l’immaginario collettivo nel senso del cambiamento radicale. Io non credo che De Magistris governerà bene. Lo vedremo, ma temo la demagogia. Ma può anche darsi che mi sbagli e che sia un ottimo sindaco.

Certo è che il centro destra ha sbagliato faccia perché non ha saputo capire come gira il vento nella mente degli elettori. Il successo mediatico di Saviano avrebbe dovuto avverire che c’era un cambio di umore e che De Magistris poteva interpretarlo e intercettarlo, come è stato. Inoltre, sia de Magistris che Pisapia a Milano non sono i candidati della sinistra, non vengono dai lombi del Pd e dimostrano che questo è il momento degli outsider, delle teste un po’ matte ma convincenti capaci di essere in sintonia con gli umori degli elettori. Il partito di Berlusconi ha perso quella sintonia e si è saputo esprimere soltanto con errori rabbiosi che sono stati giustamente castigati.

E dunque mi attendo adesso nel PdL un bagno purificatore, una forte autocritica e vorrei sentir parlare, dai responsabili della sconfitta, delle loro specifiche colpe e non di quanto sono brutti e cattivi i comunisti. Riusciranno però i berlusconiani a cospargersi di cenere i capelli e ripartire da zero? Sapranno rinnovare le dirigenze, cambiare l’acqua al pesce e anzi cambiare sia l’acqua che il pesce?

Vedremo. Certo è che se la lezione sarà capita e imparata, la capra campa. Altrimenti la capra crepa, nel senso che quelle che oggi sono campane di preavviso, domani saranno campane a morto.

E qui rivolgo un appello a Silvio Berlusconi in persona che conosco, che mi conosce, che ho lasciato per ottime e valide ragioni e che mi sono deciso ad appoggiare di nuovo perché in questo momento non è stato creato ancora nulla di valido e alternativo.

E a Berlusconi voglio dire: caro Silvio, tu hai sempre disprezzato coloro che ti hanno detto chiaramente quali erano gli errori, compresi i tuoi. La politica comunicativa dell’ammazzasette, del forzuto, di chi grida all’arrivo degli Unni, dei barbari, o peggio dei “pazzi”, o dei brigatisti, è giustamente castigata dagli elettori. Gli elettori, nella loro maggioranza, sono dei moderati, sono persone libere e vorrebbero vedere realizzate quelle riforme liberali di cui parli da almeno dieci anni e di cui non si è visto nulla, mentre l’Italia è diventata il fanalino di coda della ripresa europea, soddisfatta soltanto di non aver fatto la fine della Grecia. L’Italia vive di turismo culturale, di innovazione tecnologica, di piccola impresa dal grande valore aggiunto, ed è stata buttata con l’acqua sporca della crisi anche il bambino della ripresa.

Allora, per una volta Silvio fidati: tutti coloro che ti hanno mentito dicendoti che era l’ora dei forzuti e del braccio di ferro, vanno cacciati. Devi cercare e trovare il dialogo con quella parte della società italiana che è rimasta delusa dal tuo partito e devi trovare un altro linguaggio per altri contenuti.

Tutti si chiedono se sei finito, se sei al capolinea.

La domanda giusta è invece se tu sei ancora in grado di interpretare quello che era il tuo popolo, o pensi invece di volerlo intortare con il tuo sistema comunicativo che come vedi ha fallito. Ecco, caro Silvio, non te le mando a dire. Ma lo faccio perchè sono convinto che se agirai come ti suggerisco puoi ancora farcela e in caso contrario preparati a consegnare l’Italia proprio a quelle forze che tu tanto aborri ma che si stanno rafforzando perché sono in grado di resistere ad operazioni di pura e brutale propaganda, come è accaduto a Milano.

Io spero che tu abbia la forza e il coraggio di ascoltare finalmente il cuore degli italiani, che non è più lo stesso cuore di dieci anni fa.

La storia va avanti, e chi non sa andare avanti è perduto.

PAOLO GUZZANTI

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