Avete fatto il vostro tempo/3. Il Pd in tempo di quote rosa A. Chirico
giugno 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Segretaria di circolo ha una parte in film porno. Richiamata a “riflettere”, e a dimettersi (dal suo ruolo, non – ancora – dal partito). Quote rosa, ovvero paternalistica ghettizzazione delle donne che conferma, e non supera (?), l’attuale discriminazione (anche se forse è, oggi, un passaggio necessario?). Quando finisce la passione finisce anche la ricerca. La voglia di studiare. Di capire. Di inventare. La voglia (cioé) di aprirsi (all’innovazione. Al futuro). L’auto(?)determinazione femminile ai tempi di (questo) Pd. di ANNALISA CHIRICO Read more
Avete fatto il vostro tempo/2. Pd, salire sul carro del vincitore Giulia
giugno 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
La fine della passione (politica) porta con sé l’inaridimento della proposta. I dirigenti di lungo corso (o, come detto, i giovani privi di passione di base. E per passione s’intende, attenzione, la passione per l’Italia, la passione per la costruzione del domani; non, la passione per il potere, il carrierismo) sono (ormai) privi di quel ”brio, di quella curiosità, di quella (capacità di proporre e di ricevere uno) scambio”, che sono la chiave della politica vera. Non, la “buona” politica: la “buona” politica, con tutta la sua mielosità retorica, con tutto il suo compiacimento, è già parte di quel circolo (vizioso) autoreferenziale. La Bellezza sta nelle conclusioni, nelle realizzazioni che si possono ottenere solo con l’etica del rigore e della sobrietà, in primo luogo con/ in se stessi. E quando si ciancia di “buona” politica, e si è persa la passione, si perde anche l’orizzonte, e si finisce per esserre “costretti” a saltare ex post sui carri dei vincitori (appunto), come avvenuto per i referendum e, sia pure con maggiore umiltà, nei casi delle vittorie di Pisapia e De Magistris alle amministrative. Ce lo ricorda la giovane esponente Radicale, reduce dall’ultima presentazione del suo libro “Meglio fottere (che farsi governare da questi)” (appunto), a Catania. di GIULIA INNOCENZI Read more
Avete fatto il vostro tempo/1. Il Pd e la lottizzazione (smaccata) Gad
giugno 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Nel superare un’età (anagrafica e politica; ma talora, va detto, tutto ciò si manifesta anche in giovane età) la passione viene meno e ad essa si sostituisce – se non si ha ancora lasciato la politica e dunque se non si è (dimostrato) di concepire l’impegno come un servizio – l’istinto di sopravvivenza, che porta ad architettare le soluzioni più adatte a garantire la propria persistenza nei posti del potere. Una di queste consiste nel piazzare nei posti-chiave “propri” uomini, così come lo si fa (con altri) per “premiarli” non avendo più (appunto) alcun interesse a far funzionare (davvero) la macchina, e ad assicurare il meglio per il bene della collettività; bensì, appunto, si ha a cuore solo se stessi, generando autoreferenzialità. L’attuale classe dirigente del Partito Democratico – senza generalizzare in modo assoluto - al potere da decenni, ha ormai queste caratteristiche. Il giornale della politica italiana ve lo dimostra, con la narrazione di oggi, senza molta difficoltà. Ascoltate la storia di Franco Pronzato, membro del Cda dell’Atac (l’azienda pubblica di trasporti della capitale), nominato dall’attuale dirigenza Pd “coordinatore nazionale per il trasporto aereo” (?) del partito. L’incarico, di per sé, dalla configurazione astrusa e di dubbia utilità, puzza di autoreferenzialità e lottizzazione. A maggior ragione se il dirigente in questione, oggi indagato (e questo, pur nella presunzione di innocenza, rappresenta un altro campanello d’allarme, come già per le inchieste sulla sanità pugliese), è (appunto) già stato inserito in un Cda (pubblico). Ce ne parla il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more
Sondaggio Crespi, Pd-Idv-Sel sono a +5 Ma Democratici ancora inchiodati a 26.8% Centrosinistra avanti perché crolla Silvio Zero spostamento voti da destra/ sinistra Di Pietro: “E’ quello che sto dicendo…”
giugno 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Una “vittoria” (potenziale) di Pirro, per due ragioni. La prima è che non vince il centrosinistra, ma perde Berlusconi. E il contrario non è (appunto) la stessa cosa. La seconda è che gli elettori “persi” dal Cavaliere sono in realtà “semplici” delusi: e (anche) la solita operazione di rimobilitazione dei propri “tifosi” compiuta dal presidente del Consiglio nelle ultime settimane di ogni campagna elettorale sarebbe capace di riportarli alle urne, dalla stessa parte. E’ vero che né De Magistris né Pisapia al primo turno avevano superato il 50%; e si trovavano più o meno nella condizione del centrosinistra a livello nazionale, secondo il sondaggio. Ma è altrettanto vero che in un ipotetico (e non reale) “secondo turno” alle politiche è prevedibile come il deficit di novità e di cambiamento che si riscontra nell’attuale proposta (?) del Pd e degli alleati rispetto, appunto, alle candidature nuove dei neo-sindaci di Milano e Napoli (presi a paradigma di un intero nuovo movimento) impedirebbe di ripetere lo stesso exploit, e riaprirebbe una partita secondo questi dati, al momento, “chiusa”. Il Pd non può dunque crogiolarsi nell’illusione che il crollo di Berlusconi sia condizione sufficiente a mantenere in “vita” l’attuale classe dirigente: è necessario un cambio di passo, che non può che riguardare i nomi – i “volti” - e basarsi, contemporaneamente, sui contenuti. Il grande sondaggista ci presenta ora (brevemente) i dati in tabella. di LUIGI CRESPI
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Destra/ sinistra camicie forza ideologiche Nell’Italia di oggi non hanno più “utilità” Adesso serve solo fare il bene del Paese E, onestamente, esiste un modo per farlo Destra/sinistra impediscono ‘intelligenza’
giugno 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Nel senso di quella libertà di pensare ciò che verrebbe da pensare se non ci si costringesse ad avere un’idea pre (e da altri) concepita, che consente di individuare il proprio (vero) ”modo” di vedere le cose e, coerentemente, di assumere la posizione più onesta e responsabile. In assoluto è utopia (?), ma possiamo (almeno) liberarci – se non dei nostri condizionamenti – almeno dei retaggi ideologici. Spesso, oggi, la cosiddetta ideologia è solo una copertura di interessi più o meno faziosi, personalistici o privati, ma questo vale per l’attuale casta della nostra politica politicante; il “popolo” crede ancora, influenzato proprio da quei personaggi che lo fanno per perseguire (appunto) i propri interessi, che esistano e soprattutto siano giustificate la destra e la sinistra nel nostro Paese. Ma l’evoluzione sociale, la “liberazione” del pensiero favorita dal(l’era dell)a comunicazione e l’attuale condizione della nostra nazione rendono quelle chiavi di lettura forzate, inutili, dannose. La responsabilità della reiterazione dell’assunzione di quei punti di vista infondati e faziosi è, come detto, della nostra attuale classe dirigente, che per mantenere in vita se stessa ha mantenuto in vita – anche contro le proprie coraggiose, forse involontarie o non del tutto consapevoli scelte: quale la fondazione del Partito Democratico – quella rappresentazione, appunto dei propri tempi di origine, l’unica che sapesse interpretare. Il rischio è che i giovani, plagiati da vent’anni di nostra politica autoreferenziale, pure nello sforzo (di studio) e nella spontaneità dell’innovazione si ritrovino moderni in tutto tranne che nel pensiero politico, dove la modernità è la piena espressione (di sé), consentita appunto dalla liberazione dai retaggi e (per quanto possibile) dai condizionamenti. Guardate le acrobazie che i nostri uomini politici autoreferenziali di oggi – alcuni in assoluta e, ahiloro, disperata buonafede – fanno per mantenersi “a destra” o “a sinistra”, quando la naturalezza dell’adeguamento alla realtà li porterebbe a convergere e a pensarla nello stesso modo. Ma solo la nuova politica, quella fatta appunto nel solo interesse dell’Italia al di là della rappresentanza di specifici interessi (o di malriposte buone-fedi), può salvare e rifare grande questo Paese. il Politico.it, che ne ha parlato per primo e che la interpreta più naturalmente, continuerà a scriverlo e a lavorare perché tutto questo avvenga.
Smettere di chiedere qualcosa (per noi) E pensare adesso a cosa serve al Paese
E (quindi) a cosa serve a tutti quanti (noi) All’Italia serve ridurre equamente i costi In un piano complessivo per ricostruire Politica non cerchi solo di tappare buchi Politica punti invece a rifare grande Italia
giugno 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il lobbismo “sano”, quello legale e trasparente, presente a livello europeo e in altri Paesi, si può fare solo quando l’impianto complessivo è solido e funzionante, e la situazione in un virtuoso equilibrio. Oggi il nostro Paese non regge più se stesso, nel senso che produce meno (ricchezza) di quanto ne distribuisca (male). E la politica italiana, autoreferenziale, ma anche quando lo è meno, concepisce solo piccole manovrine tappabuco che possono ridare fiato ad un singolo comparto per poco, ma non risolvono strutturalmente e complessivamente il “problema” e non consentono di prevedere una salvezza dell’Italia e, quindi, la propria rinascita. Il giornale della politica italiana lo ha scritto per primo e più volte: ciò di cui ha bisogno oggi il Paese è di un piano complessivo e organico, che non abbia l’obiettivo di far rifiatare ma di mettere le cose in ordine definitivamente. No alla risoluzione dei “problemi” ma lo sguardo alto e sereno, nella responsabilità, di chi vuole ripartire da “zero” (concettualmente, non, naturalmente, nel disfare quanto comunque di utile basilarmente esista) per puntare a vincere. A questo fine è necessario smettere di l far pagare a determinati settori il costo di una toppa, bensì è necessario – complessivamente – pianificare una riduzione dei costi che non significherà sacrifici, perché dovrà essere organizzata in modo tale da togliere il “di più” a chi ne dispone, e che dunque cesserà solo di avere un surplus (magari) “inutilizzato” (o quasi), e togliere poco o nulla a chi non ha. Questo per quel che riguarda la riduzione dei costi. Che equivarrebbe però ad allenarsi per fare una corsa rinunciando poi a farla, se contestualmente – l’organizzazione della riduzione dei costi va compiuta in questo ambito – non venisse stilata una tabella per la ripartenza. Siamo stanchi di ripeterlo, a questa nostra politica vecchia e apatica, ma il Politico.it ha già indicato delle possibili direttrici; e se non sono condivise (del tutto. Ma il punto è piuttosto nell’abulia della politica attuale), valgano comunque come stimolo per fare altrettanto, a partire dalle proprie idee. Ma non, per mettersi l’anima (?) in pace. Ma con la responsabilità di chi sta decidendo la linea che deve salvare e rifare grande l’Italia, e subito dopo si mette al lavoro per realizzarla. Il governo “che non governa” è come un tappo che impedisce alla possibile carica di venire fuori? Ma per l’opposizione questa è la strada per tornare a vincere per meriti propri e non soltanto per demeriti di Silvio o cavalcando la stanchezza di un’Italia che aspetta (invece), in ultima analisi, proprio questo: la possibilità di cambiare ma facendolo in modo sostenibile e duraturo, e per vincere la partita, non per gozzovigliarsi nell’aria fresca mentre la casa crolla. Il Pd trovi nell’orizzonte di assolvere alla propria funzione storica di “partito dell’Italia” la verve necessaria a mettercisi di buzzo buono e in modo “conclusivo” – per farle davvero, le “cose” – anche mentre in carica resta Berlusconi. Che magari poi sarà stimolato a fare altrettanto (o comunque a muovere qualche pedina). E’ ciò che serve all’Italia, e ai partiti, che sono strumenti per fare politica, che è la costruzione del futuro (del Paese!), non dovrebbe interessare altro. Massimo Donadi, ora, su un altro possibile intervento tappabuchi senza nessuna organizzazione complessiva, che penalizza (in questo caso) le donne. I “sacrifici” vanno invece, come detto, organizzati per riguardarci tutti e (in questo modo) nessuno. di MASSIMO DONADI
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Intercettazioni, diciamoci una “verità” (?) Leggere telefonate private è una porcata (Ben) altro è il diritto di cronaca/ sapere Sì ai resoconti, no al pubblico ludibrio Una legge che regoli non è bavaglio E’ (soltanto – ?) una legge di civiltà Donadi: “Ma il tema è – prima – la Casta”
giugno 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana trova osceno che ci sia chi possa, e scelga di, tuffarsi, ogni giorno, a leggere i testi delle telefonate tra altre persone. Che siano uomini (anche) pubblici non toglie loro il diritto alla privacy. E non rende meno discutibile questa propensione. E i giornali non dovrebbero invocare il diritto di cronaca per rendere il (cattivo) servizio di alimentare questo voyeurismo mascherato da informazione. Si parla della pubblicazione delle telefonate non utili a ricostruire un profilo penalmente rilevante; e si parla, semplicemente, della pubblicazione, perché l’ascolto, anche ampio, da parte di chi deve condurre le indagini non è (e non va messo) invece in discussione. Un Paese civile conosce il confine tra impegno pubblico (come quello, basilare, in tutti i sensi, dei giornali) e porcile mediatico, a cui non appartiene soltanto la televisione-spazzatura del Grande Fratello ma anche il grande fratello dell’informazione (?). Informazione che sarebbe chiamata ad occuparsi di contribuire alla costruzione del “dopo”, prima di offrire un cattivo modello alla nostra (in)civiltà. Il bene non è (categoricamente) né a destra né a sinistra, e nemmeno nell’antiberlusconismo di per sé; il bene è nell’onestà e nella responsabilità di rispettare le regole. Sempre. Ascoltiamo ora l’opinione (in parte) dissonante di Massimo Donadi, che ci offre comunque uno spunto (del tutto) condivisibile: guai a che il dibattito pubblico dimentichi le responsabilità della Casta nel discutere la (giusta, per noi, nei termini da noi indicati) legge sulle intercettazioni. Ma il dibattito pubblico è alimentato dai giornali. Sta a loro, se non lo fanno gli uomini politici, indicarci (e indicare loro) la strada. Ma è in grado di farlo chi non ha l’onestà di distinguere il diritto della/ all’informazione con la macelleria mediatica? di MASSIMO DONADI Read more
***Sarebbe (questo) il giusto riconoscimento***
PANNELLA SENATORE A VITA
di GAD LERNER
giugno 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
La politica è il momento più alto in cui una donna o un uomo compiono la propria maturazione ed esprimono (finalmente) loro stessi. La maturità dell’Io sta infatti nel raggiungimento di una pienezza per la quale ci si può dedicare agli altri senza rinunciare a se stessi, anzi realizzandosi completamente. In questo senso – e non nel senso “materialistico” di un “lavoro” – fare politica significa “mettersi al servizio”. Il leader Radicale è uno dei rari casi della nostra politica – meno rari nella Prima Repubblica, quasi inesistenti oggi – in cui tutto questo sembra vero. Ecco chi dovrebbe essere scelto per rappresentare ad vitam le nostre istituzioni e, con esse, la nostra nazione: chi abbia saputo o potuto realizzare quella condizione per fare (tra l’altro…) politica (vera). “Non mi è mai sfiorato un dubbio sulla buona fede dei suoi comportamenti; tutti abbiamo imparato da lui la sfida dell’impopolarità pur di portare avanti delle sfide difficili di libertà e di civiltà”. Fare politica significa elevare se stesso annullando il proprio “ego” (non, appunto, nel senso dell’Io). Marco Pannella fa politica da sessant’anni. Ecco perché il Politico.it suggerisce che nominarlo senatore a vita sarebbe il “giusto riconoscimento”. di GAD LERNER Read more
Ogni settimana al cinema con il Politico.it Petrucciani rompe tutti i nostri pregiudizi Bellezza si cela dietro mostruosità (fisica) Ulivieri: oggi do *** a questo Body & Soul
giugno 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Documentario di Michael Radford sulla vita del grande pianista jazz morto a 37 anni per gli effetti prolungati di una malattia genetica che ne ha reso le ossa fragilissime, costringendolo ad un’esistenza (anche) di dolore (continuo), e nel corpo di una persona alta solo 91 centimetri. Sciocchezze o meglio elementi necessari alla vita eccezionale (nel senso letterale di “fuori dalla norma”) di quest’uomo che trova nei vizi un palliativo alle sofferenze e la linfa vitale per generare la propria musica. Un paradosso (per i canoni dell’italiano – e non solo – medio e per quanto tramandatoci e ossessivamente reiteratoci dalla religione) ben rappresentato dalle chiarificatrici parole del figlio, che si chiede perché un essere abnorme come il padre abbia deciso di averlo. Appunto. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Cinema che ci aiuta a recuperare quel respiro etico e filosofico necessario alla (ri)generazione del domani. E lo fa con tutti gli strumenti al loro posto, su il Politico.it. Il giornale di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Come per la politica, il miglior cinema è qui. di FABRIZIO ULIVIERI
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***Il commento***
CON BERLUSCONI E’ FINITO ANCHE IL TEMPO DI DI PIETRO
di GAD LERNER
giugno 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Perché la primavera democratica cominciata con l’affermazione alle amministrative di Pisapia e De Magistris e proseguita con la grande partecipazione ai referendum segna, “deve” segnare la fine delle leadership “Per(s)on[ali]stiche e antidemocratiche qual è la sua”, e richiede piuttosto che anche alle primarie del centrosinistra possano presentarsi ed emergere “figure politiche di per sé innovative rispetto al contesto italiano”, senza che la competizione si riduca ad una sfida anacronistica tra Bersani, Vendola e lo stesso Di Pietro - che pure sta già cercando di posizionarsi. di GAD LERNER
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Guardate la bellezza di questo dipinto di Gerolamo Induno (La visita di Garibaldi a Vittorio Emanuele II, 1879, olio su tela
Milano, Museo del Risorgimento): due dei nostri padri, "ormai" in età senile, in abiti borghesi Vittorio Emanuele (e si trattava, non dimentichiamolo, del - l'allora - re d'Italia!), nel mantello di una vita (votata, sempre, alla causa dei popoli) l'Eroe dei due mondi, si incontrano, un pomeriggio tranquillo, al Quirinale, nella sobrietà e nell'asciuttezza di chi non ha avuto (sentito!) altro scopo, nella propria vita, che compiere il proprio dovere e lo ha fatto, facendo l'Italia