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***Diario politico***
PRODI: “MA ORA IL PD RIPARTA DALLE SOLUZIONI”
di GINEVRA BAFFIGO

maggio 31, 2011 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Bersani trascura la richiesta di rinnovamento che gli italiani (gli) hanno recapitato attraverso le urne (?). Dalla lu- na Frattini: “Primarie nel Pdl”. di GINEVRA BAFFIGO

Nella foto, Romano Prodi ieri al Pantheon

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di Ginevra BAFFIGO

Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris sono dunque i nuovi sindaci di Milano e Napoli. Il centrosinistra vince nel capoluogo lombardo con il 55,1% dei voti, con Letizia Moratti ferma al 44,89%. A Napoli, invece, Luigi De Magistris trionfa con il 65,37%, lasciando a Gianni Lettieri solo il 34,62% rimanente dei voti.

Ma l’attuale opposizione al governo vince non solo nei capoluoghi lombardi e campani. Anche a Cagliari, dove Massimo Zedda batte Massimo Fantola con il 58,2%; a Trieste con Roberto Cosolini (quota Pd) che strappa la città a Roberto Antonione (Pdl) ottenendo il 57,11%; e persino a Novara, dove il candidato del centrosinistra, Andrea Ballarè, al ballottaggio ottiene il 52,89% dei voti contro il 47,11% di Mauro Franzinelli.

Il presidente del Consiglio è costretto ad ammettere: «Abbiamo perso, è evidente», ma «non c’è altra strada se non tenere i nervi saldi e andare avanti». Silvio Berlusconi malgrado il vento a sfavore assicura: l’esecutivo non è in discussione. «La maggioranza – dice – è coesa e determinata» nel fare le riforme a cominciare «dal fisco, dalla giustizia e dal piano per il Sud». Quanto all’alleanza con il Senatùr: «È d’accordo ad andare avanti insieme», sottolinea il capo del governo.

Il premier non si dà per sconfitto. Gli scricchiolii dell’alleanza agitano le stanze di palazzo Chigi, ma il Cavaliere tiene duro: «Sono un combattente, ogni volta che perdo triplico le forze».

Insistendo sul piede di guerra, Berlusconi sostiene la propria non colpevolezza e minaccioso ammonisce gli elettori di centrosinistra: «Penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo» spiega; quanto ai milanesi il consiglio è di «pregare il buon Dio che non gli succeda qualcosa di negativo», visto che la giunta è passata in mano agli «altri che si improvviseranno in un mestiere che non hanno mai fatto».

La eco dirompente dell’esito dei ballottaggi si fa sentire in seno al Pdl, dal quale si dimette il coordinatore Bondi: «Valutati i risultati elettorali intendo rimettere il mio mandato di coordinatore nelle mani del presidente Berlusconi – spiega l’ex ministro della Cultura – Ritengo che da questo momento il presidente Berlusconi debba ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito». Gaetano Quagliariello si appella alla Lega perché non «stacchi la spina» al governo.

Un invito alla calma giunge invece da Fabrizio Cicchitto: «Bisogna tenere i nervi a posto» rimarca il capogruppo del Pdl alla Camera, secondo il quale «non sono in discussione né Berlusconi né il governo, perché si tratta di elezioni amministrative che pongono problemi, ma non solo a noi». «Noi dobbiamo fare una riflessione su due nodi», spiega ancora Cicchitto. «In primo luogo, quello delle politiche del governo», tese alla «operazione difficilissima» di «mantenere il rigore e aprire qualche spiraglio alla crescita». In secondo luogo, «va aperta una riflessione per quello che riguarda il Pdl» e soprattutto «il suo rapporto con il corpo elettorale e il territorio». Ma Antonio Martino: «Il Pdl non può basarsi solo sul carisma personale di Berlusconi».

Mentre i nodi sembrano infine giungere “al pettine” del governo, l’opposizione cavalca l’onda d’urto dei ballottaggi. Bersani, dopo i complimenti telefonici per la vittoria di Pisapia («Sei stato bravissimo. A Milano è una grande vittoria»), coglie la palla al balzo per adagiare il verdetto delle amministrative a livello nazionale: «In Parlamento c’è una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne e da quella che c’è oggi nel Paese. Il governo si deve dimettere».

Sul palco con Bersani, nelle ore della festa al Pantheon, sale a sorpresa anche Romano Prodi: «Consigli a Berlusconi? Sono troppo giovane per dare consigli a un politico maturo come Berlusconi». «Hanno perso – spiega il due volte presidente del Consiglio – perché non hanno capito come va il mondo. La vittoria va consolidata riflettendo, lavorando, mettendo in piedi le cose. Abbiamo perso dove eravamo divisi e quindi serve capire il mondo e andare uniti».

Bersani raccoglie: «Quando arrivano cambiamenti così grandi aumentano le responsabilità. Quindi mezz’ora per gioire e poi cominciare subito un lavoro di organizzazione, di compattamento, di programmi per il cambiamento del Paese».

«Il Paese va cambiato a fondo – lo incalza Prodi – va cambiato con una operazione di grande respiro che non può essere improvvisata in un giorno, altrimenti questo vento diventa tempesta». «Se fosse stata la vittoria in un’unica città – prosegue il fondatore dell’Ulivo – poteva essere un momento di esitazione; invece un successo così generale, soprattutto al nord, è segno di una grande stanchezza ed insoddisfazione per quello che c’è. Questo non vuol dire che sia immediata la possibilità di cambiamento. Occorre un cambiamento robusto e su linee di azione ben precise, quindi è oggi il momento di cominciare a lavorare». Ma guardando al domani del Pd, l’ex premier non se la sente di tracciare una tabella di marcia, neppure sul fronte delle alleanze: «Di queste cose – ribadisce Prodi – non mi occupo. Più che alla tattica politica cerco di riflettere sul lungo periodo. Il problema nostro non è tattico, bensì capire quali sono le soluzioni per un paese che ormai ha paura del suo futuro, che non riesce a prendere decisioni sui fatti più elementari, in cui ognuno è capace di bloccare gli altri ma nessuno è capace di far correre gli altri. Quello che io voglio è che l’opposizione di oggi, che può essere al governo domani, si presenti con delle concrete soluzioni».

L’invito alla concretezza viene accolto da Bersani, che ribadisce: «Noi governeremo per tutti, anche per chi non ci ha votato. Chi non ci ha votato non è un nemico, ma uno che la pensa diversamente».

Dalla luna. «Lo avevamo detto – commenta il ministro degli Esteri, Franco Frattini – prima dell’esito del voto e lo confermiamo: il governo va avanti. Del resto un’alternativa parlamentare neppure esiste». Il titolare della Farnesina ad ogni modo non tace la necessità di un rilancio dell’esecutivo e per farlo propone le primarie del Pdl. Dichiarazione surreale, ancor di più perché fatta da uno degli uomini del premier. Ma Frattini si affretta a spiegare: «La stessa idea delle primarie rappresenta, ancor prima che il Congresso, il vero meccanismo trasparente e regolato per evitare la balcanizzazione del Pdl. Solo se ancorate a regole certe, le nostre primarie prenderebbero le distanze da quei vizi e rischi che hanno spesso caratterizzato la selezione della classe dirigente della prima Repubblica, resa appunto artificiosa da un ricorso a volte opaco al fundraising o dalla commistione con attività “affaristiche” determinate dalla caccia al consenso».

Ginevra Baffigo

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