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***Democrazia mediatica***
IL GIORNALISMO ITALIANO RINASCE SUL WEB
di FRANCO MONTORRO

maggio 28, 2011 di Redazione 

Sono le ore del silenzio. Quelle in cui i protagonisti (appunto) della nostra politica (? Autoreferenziale di oggi) e segnatamente coloro che sono coinvolti nella tornata che stabilirà il possibile avviso di sfratto al presidente del Consiglio (sfratto non solo da Palazzo Chigi ma dall’intera “casa” della politica italiana) non possono intervenire pubblicamente. E in cui anche i media, probabilmente, hanno più tempo (e margini) per riflettere (su se stessi). Sul giornale della politica italiana la critica (in senso ampio) al giornalismo del nostro Paese è quotidiana (e coerentemente praticata: con la costante proposta per la costruzione del futuro). Il silenzio ci offre però un assist per una riflessione ancora più organica e capace di guardare agli spiragli che si aprono all’orizzonte. I quali, ancora una volta, vengono dai nuovi canali, dei quali il web è colui senza il quale la riv/evoluzione non sarebbe possibile. Grazie al web, invece, l’agenda dettata dalla politica (autoreferenziale) attraverso la televisione, con la connivenza, passiva, della vecchia carta stampata, viene ora attraversata da fremiti di informazione provenienti appunto dalla libertà della rete, ora almeno riscritta (in parte) dalla capacità di internet (e degli attori dell’informazione on line, a cominciare da noi) di aderire maggiormente all’agenda reale, e dunque di imporre temi e notizie necessari alla nostra democrazia mediatica. Tutte le democrazie (oggi) sono (particolarmente) mediatiche; il cortocircuito si verifica quando i media involvono, come dice Grillo con un’espressione colorita ma efficace, in medium, ovvero quando raccontano solo la dimensione artificiale della tv o della politica politicante di oggi. E non svolgono il loro ruolo, decisivo in una democrazia, di cane da guardia del potere. In attesa di buttarci a capofitto nello spoglio del ballottaggio che può decidere un pezzo del nostro domani, Franco Montorro analizza lo stato del nostro giornalismo, e le potenzialità che i nuovi canali portano con sé per la nostra vita pubblica. di FRANCO MONTORRO

Nella foto, un’edicola di casa nostra

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di FRANCO MONTORRO

Quando si parla di informazione sportiva e si vuol fare riferimento ai quotidiani non specializzati, si parla genericamente di “giornali politici”. Termine improprio eppure (ab)usato perché almeno nel caso dei sei più diffusi (Stampa, Corriere, Giornale, Libero, Repubblica e Messaggero citati in ordine casuale e lasciando perdere l´inutile articolo il o la che li precede) la politica occupa spesso uno spazio preponderante nella parte superiore della prima pagina.

Ad esempio, senza citazioni specifiche, nel giorno che segue l´attentato alle truppe italiane in Libano, un quotidiano mette Berlusconi e i suoi modi da magliaro, un altro tira gli ultimi affondi “pro domo sua” (che significa: di chi mi paga e chi mi legge) in campagna elettorale a Milano e Napoli.

Localmente, è diverso. Abito in una città dove il più antico e letto quotidiano in prima pagina spara sempre una fotona ad effetto, meglio se su un caso di cronaca nera, indipendentemente da dove avvenga. Una manovra studiata, forse anche efficace, visto l´alto numero di immigrati prevalentemente dal Sud Est asiatico che ogni mattina aspirano la loro bella dose di scarichi delle auto vendendo il giornale ai semafori più trafficati sventolando questi minilenzuoli, ormai federe, con un solo titolo preponderante e squassante, tipo l´ultimo che ricordo riferito a Strauss-Kahn: Stupro! Adatto a bloccare l´autista di prima mattina.

Tornando ai quotidiani a diffusione nazionale, resta forte il sospetto che la prima pagina sia pensata per imitazione, in base a quello che diffondono i TG della sera. Dunque, a meno di catastrofi, la solita tiritera politica. Il ragionamento perverso ed asservito, caso unico nel mondo occidentale, è che la gente si aspetta il giorno dopo un approfondimento di quello che ha sentito e visto al volo nella fascia oraria 19.00-21.00, cucinando o levandosi le scarpe. Dicevano, e se non è vero è verosimile, che qualche volta fra le redazioni dei quotidiani partissero telefonate incrociate per confermare la linea comune impostata appunto dai TG.

Appiattimento, per non sconcertare i lettori già allertati, per non dire indirizzati, dalle cronache televisive su cosa fosse successo davvero di importante in giornata. L´Italia è probabilmente uno dei pochissimi paesi al mondo in cui la carta stampata dà un´importanza così forte alla televisione e ai suoi fenomeni, nel campo dello spettacolo come dell´informazione. E´ un asservimento e una abdicazione alle quali stanno ponendo per fortuna rimedio i nuovi canali, fregandosene di quanto dice la TV e di quanto ribattono i quotidiani.

Un passo in avanti, ma anche uno alla riscoperta dei valori del giornalismo, compresi quelli dell´indipendenza e della volontà di mettersi ogni volta in gioco e di mettersi sempre davanti al giudizio di chi ti legge o ti ascolta. La democrazia dell´informazione, oggi, non è in pericolo. Grazie alla condivisione.

FRANCO MONTORRO

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