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Diario politico. I problemi del Paese (?) Berlusconi a Obama(!): “Dittatura giudici” Calderoli: ‘No ministeri no tasse da nordBersani: “Il governo si occupi dell’Italia” Perché se non cresciamo non salveremo

maggio 26, 2011 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Mentre la nostra economia affonda, in attesa che qualcuno intervenga con quel piano organico e complessivo in grado di risollevarla, a partire dalle nostre risorse (più o meno intrinseche), nemmeno con troppa fatica – basterebbe agire! – il presidente del Consiglio e i suoi principali ministri danno corso alle proprie ossessioni. Berlusconi al G8 nell’imbarazzo (e nello spazientimento) degli altri capi di Stato e di governo cerca di farsi fotografare insieme al presidente Usa, salvo venire “beccato” mentre gli racconta di un fantomatico regime guidato dai pm, un tema che peraltro in altri modi e in altre sedi potrebbe anche legittimamente essere affrontato. Il ministro per la Semplificazione - cioè un membro del nostro esecutivo – poi, minaccia lo sciopero fiscale delle regioni settentrionali (ma le camicie verdi hanno visto molto ridimensionato il proprio stradominio al nord, al primo turno) se Milano – anzi, la Lega – non avrà la bandierina del trasferimento di un paio di ministeri. Il segretario Democratico fa notare ciò che per mesi il giornale della politica italiana ha dovuto imporre all’attenzione della nostra politica autoreferenziale di oggi, che seguiva l’andazzo, senza nemmeno questi squarci di lucidità. Quando torniamo alla Politica? Il racconto, all’interno, della nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO

Nella foto, Berlusconi si fa fotografare con Obama mentre gli racconta della “dittatura dei giudici” al G8

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di Ginevra BAFFIGO

In Italia «abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra». Si sfoga così, a margine dei lavori del G8 di Deauville, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Per una volta non lo fa pubblicamente, non lo grida durante un comizio, ma per quanto intima possa dirsi questa rivelazione per il suo vis a vis il premier sceglie un interlocutore d´eccezione: Barack Obama.

Il breve colloquio tra i due però non si svolge dietro le quinte, ma davanti alle telecamere a circuito chiuso, dalle immagini riprese dalle quali è stato facile decifrare il labiale del premier: «Noi abbiamo presentato una riforma della giustizia che per noi è fondamentale, in Italia abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra».

Il messaggio criptato travalica rapidamente la frontiera alpina, dove troviamo il presidente del Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, replicare duramente: «È molto grave che questo sia accaduto all’estero, e che una fondamentale istituzione dello Stato venga denigrata anche agli occhi di uno dei più potenti capi di Stato al mondo». Ad ogni modo “l´Anm non intende dar adito «a strumentalizzazioni legate alla campagna elettorale. La magistratura è una istituzione fondamentale dello Stato di diritto”.

Dagli Usa alla Lega. Berlusconi parla all´America di una dittatura delle toghe italiane, ma all´America si ispira anche chi vuole colpirlo al fianco. Inutile dirlo, non dal banco di un tribunale.

Se i dissidi fra il premier e la magistratura ottengono una eco internazionale, sono quelli in seno alla maggioranza che mettono a serio rischio la posizione di Berlusconi.

Dal Carroccio arriva infatti un chiaro ultimatum al governo. Il ministro leghista Roberto Calderoli torna con forza sullo spostamento dei ministeri al Nord: «Ci sono problemi? Benissimo, vorrà dire che la frase “No Taxation without Representation” diventerà “No representation? No Taxation”».

La Lega infatti sulla questione del trasferimento al Nord di alcuni dicasteri non intende retrocedere. Ma al contrario, avanza a ritmo marziale: «Ministeri al Nord dopo i ballottaggi», titola in prima pagina La Padania. Non si tratta quindi del «trasferimento di alcuni uffici di dipartimenti della presidenza del Consiglio», come minimizza il premier dal salotto di Porta a Porta. Tra il Pdl e la Lega lo scontro sulla questione è tutt´altro che risolto. Lo dimostrano le parole di Calderoli – certo – ma sono le repliche a raddoppiarne l´eco.

Per Felice Belisario (quota Idv), il Carroccio è «sull’orlo di una crisi di nervi». «No ministeri, no party? Calderoli come George Clooney o, peggio, come Berlusconi, che già in passato aveva invitato i cittadini a non pagare le tasse. Non c’è più il rispetto delle istituzioni – chiosa il presidente del gruppo Idv al Senato – se anche un ministro della Repubblica minaccia l’evasione totale al Nord come arma di ricatto per far sventolare la bandiera leghista su un paio di ministeri». Per il finiano Roberto Menia l´ultimatum di Calderoli «sembra certificare il divorzio da Berlusconi e dal Pdl. Ancor prima dell’esito dei ballottaggi, i toni e la citazione usati da Calderoli evidenziano l’insofferenza della Lega, che insiste su un insensato e impossibile trasferimento dei ministeri al Nord». Ed ancora Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati Pd, esplicita la propria preoccupazione: «Dal ministro leghista ascoltiamo parole che inquietano. Calderoli sta dicendo che se non verranno trasferiti i ministeri a Milano il Nord non pagherà le tasse? Aveva ragione l’ex presidente della Repubblica Ciampi, nei giorni scorsi, ricordando che l’anti-europea Lega aveva sperato a lungo nella separazione dell’Italia, idea mai abbandonata».

Verso il ballottaggio… il post-ballottaggio sembra aver offuscato in questo giovedì l´importante appuntamento del weekend. La partita delle amministrative si è infatti trascinata al secondo turno, dove la sfida per lo scranno di Milano in particolare, ha acquisito il sapore di un agone nazionale.

Molti degli equilibri interni al Paese dipendono infatti dall´esito delle urne milanesi, specialmente quelli di una maggioranza che arranca a mantenere la propria posizione a palazzo Marino.

Mentre restano, ancora per poco, sospese le sorti dei cittadini del capoluogo lombardo, immediato dovrà essere il riequilibrio degli spazi dei tg che di queste non smettono di parlare.

La Commissione servizi e prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in nome della par condicio, richiama infatti il Tg3 a dare spazio, entro venerdì, ad un esponente dello schieramento opposto a quello del leader Idv Antonio Di Pietro.

Dopo l’esame degli esposti presentati la Commissione ha inoltre deciso, alla luce dei dati del monitoraggio radiotelevisivo nella settimana 15-21 maggio, di inviare un sollecito anche a Studio Aperto, affinché si attenga fino alla fine della campagna elettorale ad un rigoroso equilibrio dell’informazione.

Informazione “squilibrata”, campagne elettorali al limite del linciaggio mediatico, il nord come banco di scambio di dicasteri, fanno ben “sperare” che l´esito di questo weekend decida molto più che il colore di un paio di nuove giunte.

Ginevra Baffigo

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