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L’editoriale. Il Pd punti sulla nuova classe dirigente che vince Laratta

maggio 26, 2011 di Redazione 

Ovunque si siano presentati hanno, come minimo, ottenuto risultati mi- gliori delle liste che li sostene- vano. A Catanzaro Salvatore Scalzo, 27 anni, pur perdente in una realtà “ostile”, raddoppia i voti raccolti dai partiti di centrosinistra. Il “nostro” Riccardo Maraga è il nuovo sindaco di Amelia. Il caso di De Magistris a Napoli è in parte anomalo, ma segnala comunque a sua volta quella richiesta di rinnovamento che in tutta Italia si riscontra anche nelle preferenze raccolte dai candidati ai consigli comunali. Aprirono la strada Matteo Renzi e Nichi Vendola. Sono il vero patrimonio dell’attuale opposizione. Che sembra avere capito l’antifona, se è vero che in questa campagna elettorale non si è sentita una parola pronunciata da D’Alema. I giovani, dal par loro, non sprechino questa occasione e, partendo dalle risposte da dare, facciano seguire alla novità delle facce e dei nomi una novità “di sostanza”. Ce ne parla il deputato del Pd. di FRANCO LARATTA*

Nella foto, Salvatore Scalzo

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di FRANCO LARATTA*

E’ il momento degli ‘irregolari’. Di quegli uomini e quelle donne che stanno, forse inconsapevolmente, rivoluzionando la politica italiana. Sono giovani, ma anche maturi, comunque lontani dagli apparati, distanti dai partiti che, in quasi tutti i casi, sono stati scelti per necessità, o anche per disperazione. Quasi mai per convinzione.

E’ il momento di quei sindaci, ma anche di quei consiglieri comunali, che da una parte all’altra del Paese sono scesi in campo per combattere una battaglia diversa, per lo più da disperati e perdenti certi. Ed invece, molti di loro sono stati eletti, altri lo saranno lunedi sera al termine del ballottaggio.

Prima di loro, nelle scorse amministrative e regionali, ci sono stati i pro-genitori, coloro dai quali è nata questa strana specie di uomini politici fuori da ogni regola. Penso a Nichi Vendola in Puglia o a Matteo Renzi a Firenze. E insieme a loro, da nord a sud del Paese, decine di irregolari che hanno sbaragliato la concorrenza esterna e interna e sono stati eletti sindaci, presidenti di regione e provincia, consiglieri e assessori. Irregolari perchè anomali, diversi, fuori dagli apparati.

E il loro successo continua ancora più forte in questa nuova fase delle amministrative. Il caso Pisapia è da manuale: nessuno l’avrebbe mai immaginato un sindaco così a Milano, la Milano di Berlusconi, della Lega, di Cl e della Compagnia delle Opere.

L’altro caso è quello del giovanissimo Salvatore Scalzo a Catanzaro, un 27enne con un curriculum da leggere e studiare, ed una passione politica che sembra arrivare direttamente dai decenni passati. Scalzo ha toccato la vetta del 35% di consensi in una città in cui il centrodestra era dato all’80% e più, mentre il centrosinistra che lo aveva indicato si è fermato a meno della metà dei voti! E poi De Magistris a Napoli che è un altro esempio da studiare, più che da imitare. Un irregolare tra gli irregolari.

Così come sono del tutto fuori da ogni regola i grillini eletti qua e là nei consigli comunali (ma qui la cosa sa di aspra contestazione, più che di irregolarità politica); un giovanissimo sindaco, Luca Branda, eletto a Sant’Agata d’Esaro, in Calabria, in una realtà particolarmente difficile e drammatica (Branda era il vice del sindaco Bisignani costretto alle dimissioni dopo una serie di aggressioni e attentati senza precedenti).

Gli irregolari al potere, quindi. Quasi sempre il Pd li subisce (Napoli, Milano), o li sceglie per disperazione (Catanzaro). Ma proprio il Pd da questa stagione degli irregolari dovrebbe cogliere un segnale chiarissimo: occorre investire su una generazione nuova, forte, molto caratterizzata, che la gente premia perchè la vive come autonoma e indipendente, del tutto lontana dal sistema politico. E da qui il centrosinistra deve ripartire a tutti i livelli, dai consigli comunali al Parlamento, per dare un segnale forte al Paese. Il segnale del vero cambiamento dal basso.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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