Top

***Cos’è in gioco al ballottaggio***
MILANO PUO’ SALVARE L’ITALIA DA BERLUSCONI
di FRANCO MONTORRO

maggio 25, 2011 di Redazione 

Un presidente del Consiglio insofferente nei confronti del capo dello Stato “arbitro” e del nostro equilibrio dei poteri, che non esita a forzare o a rivisitare le regole per raggiungere i propri scopi di parte (quando non privati). Un leader politico (?) anti-storico il cui odio verso le istituzioni e la democrazia è ben rappresentato dal suo continuo agitare uno spettro, quello del comunismo, che non ha ragione d’essere agitato nel nostro Paese – ovviamente – ma nemmeno con Pisapia. Al contrario, l’affermazio- ne nel ballottaggio del candidato sindaco del centrosinistra può segnare un (finalmente) concreto inizio della fine del berlusconismo, assegnando alla nostra Democrazia un solido baluardo nella secon- da (o prima) città d’Italia. di FRANCO MONTORRO

Nella foto, Berlusconi (anti)comunista

-

di FRANCO MONTORRO

Nel Centrodestra, soprattutto il presidente del Consiglio agita lo spettro del comunismo quando è a corto di argomenti politici, il che è sempre più frequente. Ma trattandosi di spettro dovrebbe far paura solo a chi crede nelle favole e può darsi che parte dell´elettorato purtroppo continui a farlo. Spettro è per definizione qualcosa di impalpabile e che appartiene al passato in quanto morto. Così è, o dovrebbe essere con buona pace di Berlusconi, quel comunismo passato da decenni in tutto il mondo occidentale e residuo altrove in sistemi tanto atipici quanto imprevedibili in Italia: diciamo ad esempio Cina e Cuba, per toglierci il pensiero.

L´ossessione è evidente, per il premier, ma ormai di scarso interesse e di minor presa, se teniamo conto che la guerra fredda è finita da ben più di un quarto di secolo e che l´ideologia alla base del comunismo ha subìto tante e tali batoste e limature da finire in tutti i sensi ai margini. Non è questione di parole, perché altre come socialismo hanno conosciuto una fine meno cruenta, ma di sostanza: perché la società è cambiata, il mondo non si è fermato alla caduta del Muro, perché milioni di persone – penso agli Under 40 – sono cresciute in assenza di quella contrapposizione così netta che aveva caratterizzato anche la politica italiana. Che semmai, se è rimasta ferma, lo deve all´assurda situazione caratterizzata proprio dalla discesa in campo di Sua Emittenza, ormai 20 anni fa.

Gramsci, come Marx, può essere una lettura consigliata, non certo imposta e tantomeno praticata come Berlusconi vuole farci credere nella scuola o nella magistratura.

Spettri del passato, come dovrebbero essere quelli di parte opposta dai quali la stessa AN di Fini prese a suo tempo le distanze, in un normale processo di presa di coscienza e di distanza. Per un´ideologia del disprezzo e dell´odio nei confronti del diverso, anche solo politicamente, che invece nel Centrodestra berlusconiano e leghista non è mai diventato spettro, perché mai morta.

Ingiustificabile comunque, ridicolo in nome di un anticomunismo sbandierato a sproposito anche nel timore dichiarato che perdendo le elezioni amministrative Milano diventi una Stalingrado d´Italia. Dimenticando che Stalingrado non è passata alla storia per le sue zingaropoli o per le moschee musulmane, ma per la resistenza dell´esercito sovietico a quello nazista che causò una prima, fondamentale svolta alla Seconda Guerra Mondiale. Con migliaia di morti, da entrambe le parti. Sangue senza distinzione, perché ogni conflitto fa vittime soprattutto fra gli innocenti, fra i mandati al massacro, fra il popolino: sia quello civile che quello in prima linea. Difficile credere che sarebbe stato meglio per l´intera Europa se avessero vinto i Nazisti contro i Comunisti, anche perché il mondo aveva comunque un suo equilibrio di pesi e contrappesi, come dimostrato poi a Yalta. Pesi e contrappesi come quelli che l´attuale maggioranza vuol far saltare, vedi l´insofferenza nei confronti del Capo dello Stato e del Potere esecutivo.

Ecco allora perché Milano andrebbe considerata come una Poitiers, una Vienna, una Salamina d´Italia.

FRANCO MONTORRO

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom