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***Diario politico***
LA STRATEGIA DELLA DESTRA CONTRO PISAPIA
di GINEVRA BAFFIGO

maggio 20, 2011 di Redazione 

L’insulto di Bossi al candidato sindaco del centrosinistra: ”E’ un matto che vuole riempire la città di clandestini, moschee e trasformarla in una zingaropoli”, ricalca – sia pure nella trasfigurazione nervosa e colorita del numero uno leghista – il refrain che da 72 ore ascoltiamo ogni qual volta un esponente della maggioranza interviene sul tema. Il centrodestra ha scelto la sua via: far passare il trionfatore del primo turno per un estremista di sinistra e per giunta radicale che vuole, oltre alla “zingaropoli”, anche le “stanze del buco”. Le parole del leader del Carroccio, nel racconto della nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO

Nella foto, Umberto Boss-i

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di Ginevra BAFFIGO

L´effetto boomerang delle amministrative 2011 si fa sentire in seno alla maggioranza ancora sul finire di questa settimana. La riconquista del Nord, o per lo meno di quella sua “capitale” lombarda, agita gli animi degli alleati al governo.

Il messaggio che si propaga dalle stanze di palazzo Chigi ad ogni modo echeggia un “tutto va bene” poco convinto e meno convincente. Ma è chiaro che se l´obiettivo è quello di guidare la giunta di Milano è necessario «un progetto per il cambiamento», così come esplicita Umberto Bossi.

Il vis a vis con il presidente del Consiglio sembra aver rasserenato il leader del Carroccio. O forse Bossi ha semplicemente deciso di farsi coraggio ed affrontare la spinosa questione milanese a volto scoperto.

Ad ogni modo non c´è tempo da perdere: «Il governo – secondo il numero uno della Lega Nord – non può non fare niente, bisogna fare delle scelte, anche noi abbiamo fatto degli errori».

A Milano si corre, e per Milano si prepara un “progetto”, ancora, «insieme a Berlusconi». «Non l’abbiamo ancora messo giù – spiega – Dobbiamo trovarci e sistemarlo ma innanzitutto non abbiamo le idee di Pisapia, i tipici progetti di sinistra».

«I milanesi – è l’affondo di Bossi – non daranno la città in mano agli estremisti di sinistra. La Lega si impegnerà. Non la lasciamo in mano ad un matto, Pisapia, che vuole riempirla di clandestini, moschee e vuole trasformarla in una zingaropoli. Non abbandoniamo Milano nelle mani di questa gente».

Più tardi negherà i toni delle prime dichiarazioni: «Non ho detto che è matto. Ma il suo progetto non è compatibile con una Milano decente».

Interrogato sulle intenzioni di voto della base leghista risponde tracotante: la base «sta dove sto io».

Eppure la cosiddetta “base leghista” la scorsa domenica ha mandato un chiaro monito ai vertici: i fazzoletti verdi non votano la Signora Moratti, non si riconoscono nei suoi discorsi da salotto bene e si perdono in tanti giri di perle.

Bossi però sembra non voler vedere: la Lega «è abbastanza unita, c’è solo qualche paura perché stare al governo deve portare le riforme».

Dall´opposizione c´è chi non perde tempo per rispondere a tono: «Lega e Pdl sono privi di argomenti», tuona Antonio Di Pietro. Secondo il leader dell’Idv, i partiti di maggioranza «ricorrono all’insulto continuo». «Bossi – attacca l’ex pm – si è definitivamente berlusconizzato e ha cominciato a insultare i suoi avversari perché sente odore di sconfitta. Berlusconi ha dato del violento estremista a Pisapia, Bossi gli ha dato del matto: tutto ciò è indice della loro difficoltà e conferma il fatto che non hanno né un programma, né argomentazioni, né una credibilità di coalizione per confrontarsi con il candidato Pisapia». «Milano – denuncia poi il Democratico Stefano Boeri – è stanca di propaganda, di incapacità amministrativa e di campagne d’odio. Con Pisapia e il centrosinistra, sarà governata da una nuova forza equilibrata e riformista».

La successione, di cui si parla tanto in questi giorni, non è solo quella di palazzo Marino.

Berlusconi ha senz´altro perso la sua scommessa elettorale a Milano, e non solo. Il colpo è stato duro. E, mentre il premier si lecca le ferite, il totonomi su un suo possibile erede politico prende quota.

A sospendere per il momento la corsa è allora lo stesso Umberto Bossi, che smentisce la notizia di un Giulio Tremonti, o Roberto Maroni, vicepresidente del Consiglio, per volontà del capo della maggioranza. Il ministro delle Riforme inoltre assicura che né il ministro dell’Economia né quello del Viminale potrebbero accettare la guida di un nuovo esecutivo.

Poi apre alla verifica parlamentare della maggioranza, richiesta dal capo dello Stato: «Ne abbiamo già fatte tante, ma se lo chiede Napolitano va bene, è lui il capo». Peraltro «quello che è avvenuto mercoledì (la maggioranza è andata sotto per ben cinque volte, ndr) non si ripeterà più, Berlusconi l’ho sentito abbastanza sicuro».

E da palazzo Chigi fanno sapere che «Silvio Berlusconi, nel corso del Consiglio dei ministri, si è raccomandato con i presenti sulla necessità di mostrare compattezza anche attraverso la presenza in Aula».

Ginevra Baffigo

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