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No, qui non è più tempo di gozzovigliare Seduti alla poltrona a ‘aspettare’ (cosa?) Adesso l’Italia ha urgenza di politica vera E chi la fa ora deve avvertirne l’esigenza E cominciare da subito ad agire

maggio 19, 2011 di Redazione 

Siamo (sono) tutti in attesa. Di cosa? Che la soluzione cali dal cielo. Ma questo non avverrà. La Politica è assunzione di responsabilità dei propri leader. E assunzione di responsabilità significa farsi carico di trovare, e di dare tutto per poi attuare, quella soluzione. Quello che fa da mesi il giornale della politica italiana. Ascoltato, ma da una classe politica (?) che non sente quell’urgenza, e i cui (rari) moti di reazione si esauriscono presto come un fuoco di paglia. Abbiamo italiani che, dopo la crisi (e altri prima) non hanno più una casa nella quale vivere. Basta con la retorica del lavoro dei giovani. Dare lavoro ai giovani – che non è tutto il punto – significa concepire un completo ribaltamento di piano attraverso il quale costruire un nuovo sistema-Paese, del quale l’innovazione (a tuttocampo) sia il vertice di un triangolo i cui lati sono rappresentati da una istruzione che sia resa la più avanzata nel mondo, come si richiede alla (possibile, “nuova”) culla della civiltà, e da un sistema delle imprese e del lavoro integrato e che sia capace di raccogliere e di “esprimere” la spinta che viene dalla istruzione rifondata. Concepire un piano (come il Politico.it ha già fatto), assumere i provvedimenti necessari ad attuarlo: il resto è fuffa, chiacchiere, come quelle dei talk show autoreferenziali in cui la nostra politica si crogiola alleggerendo (in tutti i sensi) se stessa delle responsabilità. Possiamo rifare grande l’Italia, salvandola, ma non con questo andazzo. Un andazzo nel quale persino il momento principe della democrazia: il voto, finisce per apparire, agli occhi di chi avverta quell’urgenza, un momento che, appunto inserito in quell’andazzo, rischia di finire per rappresentare quasi una (ulteriore) perdita di tempo. Il voto in quell’andazzo, naturalmente, non il voto in sé. E a dover essere cambiato è quell’andazzo, e si teme non abbiamo il tempo di aspettare (ancora? In tutti i sensi) che questa nostra politica autoreferenziale di oggi si scuota dal suo torpore e recuperi tutte le sue forze. Rinnovamento, ma, anche qui, non fine a se stesso. I giovani, lo abbiamo scritto più volte, arrivino all’appuntamento con la democrazia pronti, carichi di quel senso d’urgenza – nell’equilibrio e nella saggezza, naturalmente - senza la quale l’Italia non si salverà.

Nella foto, il principe dei gozzovigliatori

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