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L’intervento. Ma a Milano e Napoli il Nuovo Polo è decisivo di L. Nobili

maggio 17, 2011 di Redazione 

Pisapia raccoglie meno voti del suo “predecessore” Ferrante, e l’esito favorevole al centrosinistra è figlio semmai di un arretramento di Moratti, che lascia sul campo (in larga parte) i voti andati a Manfredi Palmeri. A Napoli le sinistre hanno fatto il (loro) pieno, sfiorando, in totale, il 5o% dei consensi: se Lettieri non ha vinto al primo turno è perché i voti che lo separano dalla maggioranza dei napoletani sono stati appannaggio di Pasquino, vero alfiere del Nuovo Polo con il “boom” dell’oltre 10% raccolto. Il giovane dirigente di Api e della nuova frontiera “centrale” della politica italiana sceglie il Politico.it per la consueta analisi del voto. E, andando in controtendenza con quanto il giornale della politica italiana aveva sostenuto, evidenzia un risultato favorevole alla (possibile) Kadima italiana. di LUCIANO NOBILI*

Nella foto, Luciano Nobili

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di LUCIANO NOBILI*

La partita si giocava soprattutto a Milano e Napoli. Sia perché a Torino e Bologna (da una parte per l’apprezzato lavoro di Chiamparino, dall’altra per l’insediamento tradizionale della sinistra) il risultato era più scontato. E poi perché si trattava dei due palcoscenici più simbolici, quelli su cui il Cavaliere ha puntato di più.

Berlusconi ha convocato l’ennesimo referendum su di sé e lo ha perso. Ha fatto appello alle sue parole d’ordine più estreme e proposto l’ennesima replica del suo one man show e questo gli ha alienato le simpatie dei moderati. La sua Milano gli ha voltato le spalle. E se la cosa dovesse tradursi in una sconfitta al secondo turno potrebbe avere riflessi imprevisti sul piano nazionale. Anche perché il dato, parzialmente deludente, della Lega non lo aiuta affatto. Non credo sia una bocciatura definitiva per Berlusconi. Semplicemente, stavolta, non c’è stato l’effetto di trascinamento che un suo impegno diretto di solito produce. Come quando un anno fa ha eletto la Polverini praticamente portandosela da solo sulle spalle. Il suo “tocco magico” non funziona più e questo farà male a lui e al PDL. E certo la situazione non è stata aiutata da una candidata (la Moratti) poco amata dai milanesi e artefice di una pessima campagna elettorale.

Insomma, Berlusconi si è fatto male. E il ballottaggio potrebbe aggravare la situazione. Il Pd, al di là di Torino e Bologna (dove comunque perde parecchi punti rispetto a tutte le ultime competizioni, addirittura un abisso rispetto ai dati di DS e Margherita) ha poco da festeggiare. A Napoli è stato cancellato dalla scena politica. A Milano prevale solo grazie ad un candidato della sinistra radicale. Traduzione, per trasformare queste elezioni in un successo dovrà affidarsi a Vendola e Di Pietro, i compagni di viaggio che sulla vittoria di oggi possono costruire l’ennesima sconfitta di domani. Quelli che spostano verso sinistra e verso il giustizialismo più becero l’asse dei democratici e che costringeranno il Pd a rinunciare anche alle sue ultime e flebili velleità riformiste a vantaggio di una linea politica frontista. Non proprio un capolavoro politico anche se certo oggi si assapora il gusto della sconfitta di Berlusconi e quindi, implicitamente di un proprio successo. Ma certamente da domani la volontà di Bersani di costruire un rapporto con il Terzo Polo e un futuro per i Democratici che prescinda da IDV e SEL sarà molto più complicato. E insieme a Di Pietro e Vendola festeggia Grillo che ottiene risultati lusinghieri e che inguaia ancora di più la vicenda. O dobbiamo aspettarci un accordo politico fra Bersani, D’Alema e chi li ha sempre salutati con un cordiale vaffa? La vocazione maggioritaria è, mai come oggi, un lontanissimo ricordo. Bersani può sorridere oggi, anche se i volti che festeggiano sono quelli di Pisapia e De Magistris, ma certo questa aggregazione non riuscirà a costruire una proposta di governo credibile per il Paese.

Infine il Nuovo Polo. Era la piacevole novità di questa tornata elettorale. Una scelta coraggiosa presentarsi nella battaglia elettorale più bipolare che ci sia, quella per l’elezione diretta dei sindaci. E nonostante questo e nonostante l’oscuramento mediatico (i suoi candidati non sono stati neanche invitati a partecipare ai dibattiti televisivi) mette in campo dei candidati credibili che posano con successo la prima pietra dell’Italia che verrà. Risultati lusinghieri che vanno dal 6 e mezzo di Palmeri al 10 di Pasquino a Napoli. Nulla di eclatante ad uno sguardo distratto. Ma qualcosa su cui edificare il futuro che potrà quantomeno raddoppiarsi di fronte alle elezioni politiche e all’impegno diretto di Fini, Casini e Rutelli.

In particolare, il Terzo Polo ha saputo intercettare i voti in uscita del centrodestra, vorrei dire quasi esclusivamente. Basta guardare Napoli e Milano. A Napoli il centrosinistra tra Morcone, De Magistris e il candidato di Grillo, si avvicina quasi al 50 per cento, facendo, quindi, il pieno di voti. Questo significa che il risultato deludente di Lettieri, fermo al 38 per cento è figlio del successo di Raimondo Pasquino, le cui liste hanno sfiorato l’11 per cento. Stessa storia a Milano, non c’è un trionfo di Pisapia, quanto una debacle della Moratti. Pisapia ha conquistato il 48%, pari a 315.862 voti, qualcosa meno dei 319.487 (il 47%) messi insieme da Bruno Ferrante cinque anni fa. La differenza, insomma, la fanno i voti persi dalla Moratti, passata dal 52 a circa dieci punti in meno. Buona parte di questi, quasi 40mila voti sono finiti nelle liste di Manfredi Palmeri.

Come aveva spiegato bene Rutelli al Corriere una settimana fa, il Nuovo Polo scommetteva su due risultati a queste amministrative: l’arretramento del bipolarismo, con le città più importanti che vengono assegnate al ballottaggio e il ruolo decisivo dei candidati del Terzo Polo al secondo turno. Da questo punto di vista la missione è senz’altro compiuta. E’ la prima volta che le due coalizioni principali insieme non vanno oltre l’85 per cento dei voti espressi (nelle altre occasioni erano sempre state intorno al 95%) e il secondo turno non è più l’eccezione, ma la regola. Non soltanto a Milano e Napoli anche ma in decine di altre importanti città nelle quali si andava al voto. E chi vorrà guidarle dovrà fare i conti con noi. Il Terzo Polo è decisivo, vicino al Duomo così come sotto al Vesuvio per decidere chi, come e per fare cosa governerà.

LUCIANO NOBILI*

*L’autore è portavoce di ApI per Roma

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