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***Bologna***
CON MEROLA VINCE LA SINISTRA CHE NON AMMICCA AL CENTRO
di FRANCO MONTORRO

maggio 17, 2011 di Redazione 

Ma il candidato Democratico, oggetto degli strali della Lega alla vigilia per le sue origini campane, ci ha messo del suo. E ora potrà amministrare la città senza troppi condizionamenti. Con un occhio più ai grillini che a Fli e Api. Il centrodestra paga il disinteresse del Pdl per una sfida ritenuta persa in partenza. E il Carroccio, che con la candidatura di Bernardini aspirava a diventare il primo partito d’opposizione, incassa la sua sconfitta più grande. di FRANCO MONTORRO

Nella foto, il neo-sindaco di Bologna Virginio Merola

Bologna, vince l´uomo Merola. E adesso…

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di FRANCO MONTORRO

Vittoria del minimo sindacale per passare 15 giorni in pace, si fa per dire, senza l´assillo dei vari Calderoli e Tremonti di nuovo a Bologna a fare battute e a specificare le origini meridionali di un candidato che se in Emilia (Virginio Merola) erano un handicap, per il leghisti, a Torino invece no, visto che il candidato del Centrodestra di cognome faceva Coppola. Ma si sa, ognuno la rigira come più gli fa comodo.

Vince il candidato al primo turno, smentendo più gli exit poll dell´ultima ora che le previsioni della vigilia, lo fa con il 50,46% dei voti, mentre dall´altra parte si ripete su scala locale lo scaricabarile fra il Pdl e la Lega. Per l´ennesima volta laboratorio di esperimenti politici, che possono creare o distruggere qualcosa, dopo 15 mesi di commissariamento Bologna aveva di fatto assistito al disinteresse del Pdl per una città ritenuta inespugnabile, con conseguente candidatura lasciata ad una lega che ambiva a diventare il primo partito di opposizione, ma così non è stato, con la Lega al 10,72 contro il 16,6 pidiellino. Ha fatto il botto la lista Cinque Stelle, con il 9,4; ha raccolto meno dello sperato la prima lista civica, ferma al 5,08, quella di Stefano Aldrovandi, solo blandamente appoggiata da un Terzo Polo praticamente inesistente, almeno nella forma, a Bologna.

E adesso, Merola? Con il 38,27 del PD e il 10,24 della lista sostenitrice, ma presente nel nome di Vendola, e soprattutto con una vittoria al primo turno che è impossibile non ritenere collegata anche allo spessore del personaggio e non solo alla tradizione di partito post comunista, nuda e cruda, Merola è nelle condizioni di pensare ad un governo della città senza troppi condizionamenti e senza troppi patteggiamenti.

E´ una vittoria sicura della sinistra vecchio stampo, che non significa una sinistra immobile, conservativa, arroccata. Semmai un ritorno di una sinistra unita senza troppi ammiccamenti al centro, quindi lineare nelle scelte di fondo dei suoi elettori – la famosa base – disponibile a trattare più con i grillini che con Fli o Api e che ha ancora goduto della fiducia della maggioranza dei bolognesi.

Bolognesi ancora più delusi che disillusi, da oltre 12 anni di rapporti difficili con sindaco e giunte e che però evidentemente hanno avuto ancora credito in questo giovanotto di 56 anni nato a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, bolognese da quando di anni ne aveva cinque. Martirizzato per non saperne tanto di calcio, che è una religione assai meno aperta della politica, ma in grado di esprimere un qualcosa che i suoi avversari non hanno saputo fare: dal distaccato leghista Bernardini in giù.

Ecco, l´uomo Merola ci ha messo del suo, in questa vittoria.

Scontato dire che non lo aspettano giorni facili e che se mentre su scala nazionale godrà presto del disinteresse dei media, che si andranno a concentrare su Milano e Napoli, giornali e stampa locale che anche nel classico nome dell´indipendenza di giudizio non sono in maggioranza proprio teneri nei suoi confronti aspetteranno con curiosità le prime scelte del nuovo sindaco. Che sa di poter vincere ancora puntando sulla qualità delle persone, prima che sulla loro età o provenienza. Come è capitato a lui stesso, il “terrone comunista che non sa niente del Bologna calcio”, primo sindaco probabile di una Bologna che torna ad aprirsi dopo anni di implosione e dopo mesi di stallo.

FRANCO MONTORRO

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