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Diario politico. L’Italia è stanca di questo governo di Ginevra Baffigo

maggio 17, 2011 di Redazione 

E sceglie il suo contraltare, ma senza esaltarsi per questo Pd un po’ grigio. Non prende nemmeno in considerazione l’ipotesi terzopolista, travolta dalle urne. E’ tentata dal Movimento 5 Stelle che rimette in campo la politica vera. Ciò che si può dedurre da questa tornata amministrativa è che un Pd che si faccia “partito dell’Italia”, e si preoccupi di fare il bene di tutto il Paese lasciandosi alle spalle la rappresentanza di specifici interessi, è capace di esplodere. La nostra vicedirettrice ci racconta il voto e il confronto che n’è seguito. di GINEVRA BAFFIGO

Nella foto, il presidente del Consiglio si asciuga le lacrime: già pronto per la prossima battaglia (?)

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di Ginevra BAFFIGO

Il dato incontrovertibile di queste elezioni è che gli italiani avvertono il bisogno di un radicale cambiamento.

Ben oltre la metà degli elettori volgono infatti il proprio sguardo a sinistra per cercare le risposte ai problemi delle proprie città. Di quel che resta, solo un 5% pensa che sul Terzo polo si possa fare affidamento, e le divisioni interne al Fli tra falchi e colombe, sorte neanche a metà dello spoglio dei voti, non fanno che dimostrare fondati i timori degli italiani.

L’esito di queste amministrative corrisponde soprattutto alla fotografia delle quattro città strategiche: due ballottaggi (Milano e Napoli) e due vittorie al primo turno (Torino e Bologna).

MILANO. In particolare, il risultato del capoluogo lombardo è quello che agita maggiormente la scena politica italiana: Giuliano Pisapia riesce infatti superare Letizia Moratti, e non di poco. Il candidato del centrosinistra conquista il 48.04% dei voti, mentre il sindaco uscente non riesce a superare la quota 41.58%.

«Sarà la Milano del futuro, un esempio per tutta l’Italia». Così esordisce vittorioso l’avvocato milanese passato al ballottaggio, che ora guarda diritto allo scranno più alto di palazzo Marini: «Erano gli altri che ci dicevano prima che era impossibile, poi improbabile e adesso altamente probabile. Ci manca una piccola corsa e diventerà una certezza. Milano merita il cambiamento e noi cambieremo Milano». E a rafforzare le sue parole ci pensa Nichi Vendola: «Quando l’offerta politica di cambiamento è credibile, il centrosinistra vince e guadagna consensi».

Quanto alla favorita, che però non piace all’elettorato leghista, non restano che le ammissioni di colpa: «In questa campagna – dichiara il sindaco uscente – si è forse parlato troppo poco di Milano e di cose concrete, dei programmi per la città. Questo voto è un segnale molto forte, ma un segnale che dobbiamo sapere cogliere. Da domani faremo una riflessione profonda sulle cause, ma da Milano – rimarca ancora la Moratti – deve ripartire una fase nuova, politica, del centrodestra con le forze realmente moderate che non si sono sentite rappresentate dal nostro schieramento». La Moratti evita ad ogni modo la critica diretta all’impostazione della campagna del capolista Silvio Berlusconi sui temi della giustizia.

L’ex sindaco di Milano si trova dunque a dover pagare in un secondo turno gli innumerevoli errori di una campagna elettorale condotta forse con troppa superficialità, ma è il centrodestra ad incassare il vero stop, e premier e alleati sembrano infine esserne ben consapevoli.

Nelle ore della disfatta Berlusconi non abbandona Arcore, mentre un Bossi particolarmente «irritato» avrebbe confidato ai suoi: «Una volta si diceva che il Pdl vince grazie alla Lega. Oggi si può dire che la Lega perde per colpa del Pdl».

Di contro, il Pd cede ai festeggiamenti. Bersani segnala «un’inversione di tendenza». Parla di un «vento» nuovo che «si è alzato dal Nord», e in particolare da Milano, Torino e Trieste, contro il blocco Pdl-Lega, la cui strategia elettorale si è dimostrata «un boomerang». «Il mio pronostico si è avverato – rivendica Bersani – quando dicevo che a Milano si vinceva facile, avevo ragione. Anche se il risultato di oggi va oltre le mie aspettative. Ma non mi stupisco che da Milano arrivi un segnale contro questa maggioranza di centrodestra». Si festeggia, ma non si canta ancora vittoria: «Mostreremo il volto civile della nostra battaglia. Perché noi siamo stati una forza civile e moderata. L’unico estremista è stato Berlusconi, non Pisapia né Bersani».

Il segretario Democratico tira le somme sul piano nazionale: il risultato dei ballottaggi può rappresentare un altro colpo alla crisi di governo, fino ad «arrivare a un punto di rottura», «un’incrinatura fra centrodestra e il suo elettorato di riferimento che porta alla crisi Pdl-Lega». Dopo Bersani a gettare altro sale sulla ferita aperta del centrodestra ci pensa Rosy Bindi: «Berlusconi voleva un referendum e ha perso». Dal Pdl, a Denis Verdini non resta che ammettere: «In effetti a Milano ci aspettavamo un risultato diverso». Mentre a ridimensionare le dimensioni della disfatta ci pensa Maurizio Gasparri, che ricorda: «A Milano l’altra volta, con la vittoria della Moratti, finì 52% a 47%. A Milano, quindi non è mai stata una passeggiata, una vittoria dilagante».

Non è dello stesso avviso il vicepresidente Fli, Italo Bocchino, che attacca il premier esplicitamente: «Berlusconi ha costruito il boomerang di oggi. Il fatto che la Moratti vada al ballottaggio è in controtendenza, non era mai successo. C’è una crisi del berlusconismo, perché chi se n’è andato, da Fini a Casini, pesa molto». Ed ancora: «Sulle alleanze per eventuali ballottaggi a Milano e Napoli deciderà la coalizione. Siamo distinti e distanti dalla Moratti, simbolo del berlusconismo, e restiamo distinti e distanti anche da Pisapia, perché non fa parte della nostra cultura».

NAPOLI. Un’altra grande sorpresa si verifica a Napoli, dove Luigi de Magistris vola al ballottaggio con il sostegno dei voti Idv e Federazione della Sinistra (26%). Sarà l’eurodeputato dunque a sfidare il 29 e 30 maggio l’industriale Gianni Lettieri (al 38%) a capo delle liste del centrodestra.

Male il prefetto Mario Morcone, sostenuto da Pd e Sel, che vede arrestare la propria corsa a quota 21%.

Guardando al ballottaggio è probabile che malgrado la cocente sconfitta i voti dei Democratici si riversino nelle zone Idv. Bersani: «Siam pazzi a consegnare Napoli a Cosentino?».

Quando al centrodestra la soddisfazione è d´obbligo, ma nulla di più. Lettieri prometteva una vittoria al primo turno ed invece si passa anche qui al ballottaggio. L´industriale trova il modo di consolarsi: «È un risultato al di là di ogni aspettativa, un grande risultato. De Magistris al ballottaggio? È lo sfidante che volevo».

Quanto alla fida di fine maggio, Lettieri punta al centro: «Chiederò il voto a tutti i moderati e riformisti», mentre de Magistris – che ottiene 15 punti in più dell’Idv, 10 in più della coalizione che lo sosteneva – è di grandi visioni: sì ai voti del Pd ma anche a quelli dei moderati.

A fine mese, ad ogni modo si chiude un ciclo: dopo 20 anni il centrodestra potrebbe tornare a palazzo San Giacomo, e persa sarebbe anche quest´ultima «roccaforte rossa» del Sud. Ma anche la vittoria di de Magistris rappresenterebbe una discontinuità forte rispetto al passato.

Sia nel centrosinistra che nel centrodestra suonano dunque delle sirene d´allarme. Nel caso dei partiti di maggioranza, ad esempio, non è solo Milano a rappresentare un problema. L´asse Bossi-Berlusconi da Bologna a Savona perde decine di punti percentuali. Persino quando vince. E dove perde (come a Torino) i due partiti si riducono a quote di sopravvivenza.

TORINO. A Torino infatti non si hanno infatti dubbi sul nome del primo cittadino. Piero Fassino è il nuovo sindaco della città del Lingotto, vince con il 56.65% dei voti, mentre il candidato del centrodestra, Michele Coppola, non supera il 27.30%.

«Un risultato straordinario che conferma quanto ottenuto alle primarie e che ho toccato con mano nella lunga campagna elettorale». «Questo risultato mi conforta – segue Fassino – e corrisponde al favore che avevo già registrato in campagna elettorale e prima ancora alle primarie. Sarò il sindaco di tutti i torinesi». Ed ancora: «Nel voto c’è il riconoscimento di quanto Sergio Chiamparino sia stato e sia considerato dalla città un grande sindaco. Lo ringrazio per il sostegno fraterno, che ha voluto assicurarmi sin dal primo momento della mia candidatura e della fiducia con cui mi ha accompagnato e spronato in questa sfida».

Il risultato ha una chiara valenza nazionale e apre nuove prospettive per il futuro dei Democratici e dell´Italia stessa: «Torino ha dimostrato che il centrosinistra ha una cultura riformista e una solida esperienza di governo – spiega Fassino – Siamo stati capaci di dimostrarlo a Torino, ora presto spero che lo si possa fare in Italia. Anche a Milano si è raggiunto un risultato straordinario. Il merito va a Pisapia e al centrosinistra, che in condizioni difficilissime sale. In totale con queste amministrative si torna a essere forti nel Nord».

E sull´onda del successo le prime dichiarazioni non potevano essere diverse: “Avevo scommesso sulla vittoria di Fassino al primo turno, non ho mai avuto dubbi e i risultati mi danno ragione”, è la chiosa di Sergio Chiamparino. Ed ancora: «Fassino si è buttato con grande entusiasmo nella campagna elettorale, si è messo in gioco ed è stato premiato. Darà continuità ma anche la necessaria innovazione a una politica che premia il centrosinistra». Quanto a Livia Turco, «si tratta di un risultato bellissimo, non scontato». «Questo dimostra – dice l’ex ministro della Sanità – che la gente è stufa di una politica incapace di occuparsi dei problemi e la politica dei dossier non paga più. Le persone vogliono una politica rispettosa».

Il centrodestra accetta sportivamente la sconfitta: «Noi speravamo che questa città fosse pronta per i tempi supplementari verso il cambiamento. Allo stato attuale, invece, prendiamo atto che nulla è cambiato», spiega il coordinatore regionale del Pdl, Enzo Ghigo, per il quale la campagna elettorale di Coppola è stata «innovativa ma non premiata».

BOLOGNA. A Bologna, infine, Virginio Merola passa al primo turno.

15 mesi di commissariamento, seguiti alle dimissioni di Flavio Delbono travolto dal «Cinzia-gate», e la città emiliana ancora spera in un primo cittadino Democratico. Merola vince infatti con il 50,46% dei voti, mentre il candidato leghista, Manes Bernardini, sostenuto da Pdl e Lega, si ferma al 30,35%.

Ma la vera sorpresa, e per molti la vera vittoria del voto bolognese è il 9,49% dei grillini e del loro candidato Massimo Bungani. «È incredibile, 4.000 euro investiti bene – commenta Bugani – Con 9 candidati e con 3 poli. Il Terzo polo? Con questi numeri siamo noi». E come dargli torto? Il grande sconfitto è infatti Stefano Aldrovandi, candidato civico sostenuto dal Terzo polo, che si ferma al 5,08%.

Bugani però attacca anche gli altri candidati: «Con tutti i sondaggi che hanno fatto e che ci davano a percentuali anche molto inferiori, potevano spenderli in beneficenza. Noi avevamo un solo nome forte, Favia, potevamo usarlo ma non l’abbiamo fatto. Noi abbiamo usato solo la forza delle nostre idee».

A seminar tempesta il grillino sembra davvero bravo, ma dai quartieri Democratici non mancano le repliche. Pierluigi Bersani chiede una immediata dichiarazione di intenti: «Non si può stare sempre nell’infanzia e se si diventa un soggetto politico bisogna tirare le somme e decidere», è il monito al Movimento 5 Stelle, non solo di Bologna. «Ci rivolgiamo ai grillini – spiega infatti Bersani – per dire che noi possiamo migliorare ma non siamo uguali agli altri e a questo movimento ci rivolgiamo in modo amichevole ma rigoroso”.

Ginevra Baffigo

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