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Scopelliti, l’uomo che sussurrava ai Gasparri! di Franco Laratta

maggio 14, 2011 di Redazione 

Storia di un presidente da ‘favola’. Mentre la Calabria affonda tra debiti, spazzatura e dilagare della malavita organizzata. La firma è del deputato del Pd. di FRANCO LARATTA*

Nella foto, Giuseppe Scopelliti

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di FRANCO LARATTA*

Jack «la trottola» – un incrocio tra Jack Kerouac, invidiato nello stile di vita `on the road´, e Gigi «la trottola», cestista iperattivo dei cartoni – è il protagonista della nostra storia. Spenta l´ardente fiamma con l´umida brama di pilotare carrelli di maggior cilindrata, si trasferisce dalle nostalgiche botteghe alla grande distribuzione organizzata di incarichi.

Uomo di `quantità´, istruito a smistare merci per gli indisturbati attaccanti, Jack, in tuta acetata, è giunto alla cassa quando una straziante sirena lo fa trasalire. Evita la caduta aggrappandosi con la mano libera a una liana di salsicce dondolanti. Nell´altra stringe la cartella di lavoro, sui cui è appiccicato l´adesivo dei Power Rangers, che copre un altro capoccione meno androgino, visibile in controluce.

Rinsavito, agita l´indice come un tergicristalli, determinato stavolta a contestare l´antitaccheggio. Cambia espressione quando gli comunicano un´inattesa promozione: col merito di essersi trovato nel posto giusto, al momento giusto, l´atleta-garzone viene spedito tra banchi importanti.

Gli esordi non sono felici. Blindato in un completo d´ordinanza, si fa notare per gli esuberanti colli e cravatte, gli angusti mocassini, e i seriosi occhiali, inforcati, nonostante i dieci decimi, per risultare comunque intelligente. Lievita anche nelle forme: sarebbe bastata qualche alzata di mano in più per combattere l´indolenza, sfamata invece con cibo spazzatura e Nintendo.

Guarito nello spirito, ma con la schiena a pezzi per i troppi `arigatò´ serviti caldi ai giusti interlocutori, cambia nel giro di pochi anni più case: sempre più prestigiose, sempre meno assolate. La saudade per i miraggi della Fata Morgana, la paura delle accresciute responsabilità, lo catapultano di nuovo in un cono d´ombra. Davanti alla noia, `s-compare Jack´, come lo hanno ribattezzato i suoi collaboratori, ingrana la marcia e sgomma verso mete estemporanee: avanti e indietro come un servizio di linea.

Fatica a condurre la vita di routine e rinunce che il nuovo ruolo gli imporrebbe. Niente costose serate vip ravvivate dalle conversazioni peripatetiche con starlette e tronisti. Niente sete di movida, seguendo l´esempio dei suoi cittadini che avevano già represso lo stimolo di bere acqua. Cestinata anche l´ambizione di affiancare alla stele di un finto comico la propria scultura da sirenetto, che, circondata da pesci grossi, avrebbe guardato al mare come l´originale danese (per non vedere cosa succede alle sue spalle). Unica concessione in un clima di austerity, i matrimoni: quelli indispensabili, animati col taglio della cravatta affidato, come da prassi, al più bravo del locale, chirurgico nel ricavare francobolli infinitesimali da distribuire agli invitati.

Insensibile alla corte di chi gli fa i conti in tasca e sollecita gli amministrati a dotarsi di salvagente, Jack taccia di meteoropatia coloro che anneriscono le nuvole che si stanno addensando sulla sua testa. A diradarle ci pensa l´onorevole Gasparri, unito a Jack dall´hobby della solidarietà reciproca. È lui il solo a comprendere i disturbi di personalità del suo delfino, legati a un´inconfessata e debilitante acrofobia che lo porta ad essere elettrico sui tre colli, sedato sui sette, sotto ipnosi quando sale di quota per affrontare due, o peggio, tre-monti! Attorno ai tavoli romani, massicci o di vimini, l´onorevole rischia una cefalea muscolo-tensiva nel costante sforzo di aggrottare le sopracciglia per recepire i sussurri dello svogliato Jack, che pasticcia ogni indicazione su un foglio, producendo ghirigori inutili e più convulsi di quelli della sensitiva Teodora Stefanova: lei scrive sotto dettatura aliena, i suggeritori di Jack sono più terrestri, più… terra terra.

Con la faccia gonfia di sberle, Jack strappa al Palazzo la promessa che qualcuno farà riemergere i resti di Fas, Zfu, Asp, 106, A3…, che ora giacciono in fondo al mare. Alla prima occasione utile, l´incaricato glieli consegnerà brevi manu, e si dedicherà a ricomporli con la saliva, magari su un palco, in una piazza affollata di cittadini con gli occhi sempre meno sgranati.

L´opinione pubblica, insoddisfatta, gli rimprovera di aver fatto il palo mentre i ladri agivano indisturbati mettendo a soqquadro il territorio. Lo accusa addirittura di plagio: la finalità strategica di questi tagli indiscriminati è chiara quanto la «bizona» del mitico Canà, che ha ispirato suo malgrado tutti quei politici che adottano complicati moduli per confondere i cittadini, nei quali si avvicendano sempre gli stessi giocatori. Jack si tappa le orecchie agitando la lingua per coprire gli ingenerosi commenti. E quando provengono da colleghi impertinenti, cade in trance, cancellando al risveglio le generalità dei detrattori: classico vuoto di mente.

Stordito, colleziona sbadatamente doppioni di incarichi: assessorili e commissariali. Il cane Rex è costretto a delle levatacce per impedire che il suo antagonista, conosciuto in un meeting di agility dog, si rechi sul set di Vienna con la scusa della Sachertorte per sottrargli il grado di commissario.

Nell´ultimo dei suoi copioni, invaso da fiumare di parole tronche, Jack annuncia di strapazzare lo sfortunato Burundi sul numero di letti accatastabili in una stanza d´ospedale, e umiliare gli egiziani costruendo piramidi umane all´interno dei pronto soccorso. Un´occasione da Show dei Record per pubblicizzare il genio calabrese nell´uso razionale degli spazi: alla faccia del Feng Shui coi suoi capricciosi precetti!

Dopo quest´ultimo `parto´, Jack è tornato sulle piste per stemperare lo stress. Neppure la polvere e qualche sussulto di troppo, gli rovinano il piacere del vento tra i capelli, dell´abbronzatura al braccio sinistro, dei mille convegni nei quali fermarsi giusto per un rifornimento. Noi gli auguriamo un imminente futuro da viaggiatore. La sartoria non è affar suo: brandire le forbici orientandole dal basso verso l´alto; tagliare, senza saper ricucire il tessuto lacerato dal passaggio delle lame, sono errori che denunciano una mancata vocazione al mestiere che il nostro osservato speciale condivide coi suoi cattivi maestri.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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