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Populismo di Grillo, quello di Berlusconi Esplodono quando manca la vera politica E’ (così) centrosinistra il segreto dei due Ora un rinnovamento è certo necessario Ma giovani si confrontino solo sulle idee E poi all’Italia serve Pd partito del Paese

maggio 12, 2011 di Redazione 

Si combatte da giorni una battaglia di rete tra i “grillini” e una corrente (non organizzata – ?) del Partito Democratico. I Democratici se la sono presa per l’insulto di Grillo a Vendola e alle persone omosessuali, che tradisce, appunto, il populismo del comico genovese. Dove le argomentazioni a tratti anche fondate vengono però messe su piazza allo scopo di irretire il “popolo”, per ottenere l’approvazione del quale Grillo scade poi (alla sua dimensione di comico) anche sul piano del linguaggio. Ma ai Democratici, che temono che Grillo possa sfondare alle amministrative, rappresentando il cuneo che si può frapporre tra loro e la vittoria (al primo turno – ?) anche nelle più grandi città in cui si vota (e in particolare a Torino, Milano, Bologna; a Napoli la candidatura di De Magistris (s)pariglia ulteriormente i giochi), il giornale della politica italiana fa notare che questo può avvenire, in primo luogo, perché le persone che voteranno Grillo sono persone che, idealmente (in tutti i sensi?), avrebbero potuto votare anche loro. E non lo fanno a causa dell’espansionismo del populismo di Grillo, sì, che però trova terreno fertile perché le domande di quelle persone non hanno ad oggi ricevuto una risposta seria e razionale. Ed è il Partito che reca nel suo nome l’aggettivo Democratico, che sta ad indicare “caratterizzato da una particolare sensibilità Democratica”, che nella modernità non può che tradursi in “(pre)disposto a (ri)conoscere e fare proprie (in tutti i sensi?) forme di Democrazia matura”, che non si esauriscono nelle primarie, ma in un concetto di Politica come espressione delle risorse migliori di una società culturale e quindi impegnata – anche, l’idea di democrazia diretta propugnata da Grillo - a dover dare quelle risposte. E sul piano dell’essenza democratica, appunto, ciò significa smetterla di baloccarsi con la destra e la sinistra e cominciare a dare risposte insieme alte e concrete alle esigenze del Paese. Che, il Politico.it lo scrive da mesi, ascoltato da un Pd che non ha però nelle corde un ragionamento che, pure fatto proprio, non riesce poi a tradurre “definitivamente” in scelte concrete, oggi “chiama” – con la sua Storia – in primo luogo a salvarlo, e ad un tempo, quindi, a rifarlo grande. Il giornale della politica italiana ha già avuto più volte modo di indicare anche il “come“. Finché il Pd cederà alle tentazioni autoreferenziali di questa fase della politica italiana, il populismo di sinistra e quello di destra dilagheranno, determinando ad un tempo la reazione uguale e contraria dell’astensionismo di massa delle persone più consapevoli. Quando il Pd si sarà (finalmente) fatto “partito dell’Italia“, senza calcoli, e dunque senza tradire (nemmeno) la propria gente, ma per nazionalismo e reale democraticità - e naturalmente ha bisogno di forme (i volti) a loro volta, come scrive Pippo Civati, credibili nel proporre (però) la novità - i populismi di destra e di sinistra torneranno nella pancia. E con loro i comici e gli animatori. Ma questo sarà possibile solo tra breve, o non sarà (per più di una ragione) possibile. Mai.

Nella foto, Grillo: ipnotizza il popolo italiano?

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