Top

Ma questo Paese va rieducato (del tutto) La stampa scrive della politica politicante Per Floris la politica è quel (suo) teatrino Poi giornali grondano di vuoti retroscena Tornare subito a occuparsi (invece) idee

maggio 11, 2011 di Redazione 

Premessa: questo pezzo, al quale segue una raffinata analisi a firma di Pietro Salvatori di uno specifico esempio (?) apparso sul Corriere, non vuole rappresentare un’(altrettanto) autoreferenziale estrazione di fioretto per far scadere anche il giornale della politica italiana nel cortile (o nel pollaio?) del condominio del giornalismo e della nostra politica italiana (?). Non ne usciamo (in tutti i sensi?) per sferrare un attacco a qualche protagonista (?) della nostra (?) stampa (?), bensì per mettere in discussione l’impostazione di fondo dell’attuale giornalismo (politico) italiano, e non per crogiolarci in una (non) presunta superiorità, ma nel tentativo di contribuire a svegliare (intanto, anche) questo gigante addormentato, mentre ogni giorno prepariamo il futuro. Il conduttore di Ballarò è solito introdurre i temi della puntata distinguendo i contenuti (normalmente l’economia) dalla fuffa, che però lui chiama “politica” ritenendo evidentemente che la politica proprio in (quello che in realtà è il) suo teatrino dovrebbe consistere (?), quando invece dovremmo occuparci solo dei contenuti (l’”economia”), e quella, e non altro, sarebbe la Politica. Repubblica ha inventato i retroscena e oggi ne è la regina, al punto che le pagine della politica sono diventate un grande retroscena, nel senso che ci si occupa dei nomi della nostra politica autoreferenziale di oggi come se (a loro volta) esaurissero la politica, e invece è proprio così (in tutti i sensi). In una fase storica (?) nella quale la classe politica presenta la peggior qualità di sempre, e in cui questo si traduce in una mancanza di guida per il nostro Paese, il giornalismo, cane da guardia della politica, dovrebbe sostanzialmente sostuirla, almeno nell’indicare la strada da seguire. E invece le va dietro come un cagnolino (da compagnia), determinando così l’effetto perverso di coinvolgere in questo vortice autoreferenziale il Paese, che comincia a pensare (ormai da tempo, purtroppo) che in questo consista (sempre) la Politica, uccidendo così anche l’opinione pubblica. Non la speranza di risorgere, perché per fortuna solo una parte di Paese è appiattita sull’accoppiata politica politicante&stampa collaterale, ed è nella restante (e maggioritaria) parte di nazione che si colloca il Politico.it, e dalla quale usciranno le risorse per salvarci, e riesplodere (in senso positivo). Il nostro Pietro Salvatori ha isolato uno di questi episodi di (estremo) collateralismo, di cui ora ci parla regalandoci – a margine – anche una piccola (ma a noi interessa soprattutto il resto) lezione di giornalismo.

Nella foto, un sorpreso Giovanni Floris

-

di Pietro SALVATORI

In taglio basso, un po’ defilato, è uscito ieri a pagina 9 del Corriere della Sera un articolo di Paolo Madron, che poi sarebbe anche il direttore del quotidiano Lettera43, che parla di quella che dovrebbe essere un rientro di Geronzi nel circolo che conta dopo la defenestrazione dal vertice di Generali.

Si può pensare di sovvertire una situazione che non sembra lasciare spazio a spiragli revanscisti?

Questa la domanda da cui parte Madron per costruire due scenari.

Il primo passa per Mediobanca, il cui patto di sindacato scade a fine anno. Dunque una ghiotta occasione per una resa dei conti [in grado di] cambiare gli attuali assetti in favore di una solida maggioranza.

Si ferma qui Madron, scendendo poi nei dettagli di una battaglia societaria che il lettore poco avvezzo alla politica finanziaria, come per esempio il sottoscritto, deve pazientemente ricostruire per comprendere la convenienza di Geronzi a favorire quello piuttosto che quell’altro socio della banca d’affari.

Ma è il secondo scenario quello che ha destato più scalpore, andando a toccare i delicati equilibri della maggioranza di governo, “tanto da apparire quasi inverosimile”, mette le mani avanti l’autore.

Ed è il seguente:

Berlusconi, nei giorni in cui la tensione con Tremonti era alle stelle, ha pensato di sostituirlo proprio con Geronzi.

L’articolo prosegue nel delineare i motivi che avrebbero portato a meditare tale passo e le sue possibili conseguenze.

Secondo Madron, è Berlusconi stesso ad avere “in mente i due scenari”.

L’autore usa l’indicativo, ma non cita la propria fonte. Non che ne avrebbe dovuto rivelare il nome, ma un accenno a una qualsiasi fonte vicina al premier, a un colloquio informale con un suo collaboratore, a presente voci di corridoio avrebbe reso l’architettura dell’articolo meno traballante.

Inoltre l’indicativo usato nella prima metà fa a botte con il congiuntivo che irrompe a partire dalla seconda colonna: “otterrebbe, si riapproprierebbe, troverebbe, resterebbe” e via discorrendo.

Giornalisticamente Madron lascia intendere che quelle che sta offrendo non sono suggestioni magari corroborate da qualche sentito dire, ma una notizia: “Berlusconi ha in mente due scenari”, non “Berlusconi avrebbe in mente due scenari”, oppure “si vocifera che Berlusconi abbia in mente due scenari”.

Il che presuppone un contatto diretto o, perlomeno, una verifica incrociata della fonte, autorevole a tal punto da autorizzare l’utilizzo dell’indicativo.

Poi, però, passa improvvisamente all’uso del condizionale, che ha il sapore del voler tener lontano possibili querele, quello della voce captata per caso e priva di riscontri. Modo utilissimo per costruire scenari che mescolano, in quantità variabile, elementi reali e fascinazioni dell’autore, ma che spiazzano se il resto del pezzo lascia intendere altro.

Si arriva in fondo all’articolo avendo la fastidiosa sensazione di non essere riusciti a capire con che farina è stato impastato il pane consumato, un senso di indeterminatezza che lascia la sensazione che l’estensore avrebbe potuto scrivere tutto e il contrario di tutto, condito comunque dal furbetto tentativo di colorarlo come una indiscrezione e non come una (legittima, per carità) sensazione corroborata da qualche voce da bar, come invece sembra essere.

Né la rimasticatura scritta per Lettera43 aiuta a dirimere la questione (che sarebbe anche stato l’unico motivo per rimasticare un pezzo e non citarlo integralmente includendo la fonte).

Pietro Salvatori

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom