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Battuta omofobica Grillo (politically unc.) Con gli omosessuali si rischia la tragedia E Chiesa un giorno dovrà chieder scusa Politica emancipi discriminati III millennio

maggio 9, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ama chiamarle “persone omosessuali”, per chiarire il concetto fondamentale: si tratta (appunto) di persone (come tutte le altre), e va loro riconosciuto il (doveroso) rispetto che si deve ad ogni essere umano. Un rispetto che manca al comico genovese, che del resto usa la stessa cifra anche per altre caratteristiche delle persone (stesse), come l’altezza (fisica – ? -: chiama, come sapete, il presidente del Consiglio (psico)nano). Quello di Grillo è un problema di linguaggio – ovvero di comunicazione – prima ancora che culturale; quel che Grillo – forse – non vuole capire, o capisce come uomo politico ma non “può” mettere in pratica come comico è che il suo linguaggio va ad alimentare l’incultura, che ha ricadute sulla vita delle persone, e dunque rappresenta una questione molto seria. Perché le persone omosessuali sono le persone di colore, le persone ebree del terzo millennio; e solo l’imprevedibilità della Storia ci impedisce di prefigurare quale potrà essere la forma acuta che la persecuzione nei loro confronti potrà assumere. Intanto registriamo la (“solita”) difficoltà esistenziale, che porta decine di giovani omosessuali alla “scelta” (???) del suicidio, non avendo la forza di reggere il peso di una vita schiacciata tra l’ignoranza e la mancanza di rispetto delle (altre) persone (?). Un’Italia che voglia – e “deve” – diventare la culla della civiltà non può che prevedere, nella propria rivoluzione culturale, un completo ribaltamento di piano, e di prospettiva, in questo senso. Perciò, ad esempio, il Politico.it suggerisce che non è più possibile mancare il riconoscimento delle coppie, a fronte magari (invece) di una distinzione per quelle scelgano di non sposarsi, perché se riconoscere i diritti di due persone omosessuali non genera una qualche cultura deviata, abbassare i cancelli dell’opportunità di assumere un impegno per la vita nei confronti della persona con la quale ci si unisce, e soprattutto dei propri figli può (al contrario) contribuire a (dis)fare l’Italia che (non) vogliamo. Di certo è un fatto di civiltà, e di modernità (intesa come piena espressione - di sé - di un popolo), che lo Stato faccia la propria parte per la cessazione delle dscriminazioni dicendo la propria parola ferma e forte sul tema attraverso, anche, quel riconoscimento. La Chiesa è un’entità sovrana (in tutti i sensi?), ed è giusto che a rivolgersi ad essa sia una persona credente. Come il deputato del Pd, che ci spiega, tra l’altro, come lo stesso catechismo solleciti alla non discriminazione, e al ricono- scimento delle persone gay. di ANDREA SARUBBI*

Nella foto, un normale bacio: il discrimine non è tra bacio gay e bacio etero, ma tra effusione (in pubblico) che rispetta il comune senso del decoro (che non può comprendere la discriminazione nei confronti dell’effusione tout court tra persone omosessuali) e effusione che non lo rispetta

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di ANDREA SARUBBI*

La decisione della Curia di Palermo di vietare la veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia, prevista per giovedì 12 in una parrocchia, mi stupisce e mi addolora. E lo voglio ribadire senza mettere in discussione l’insegnamento della Chiesa, che do per variabile indipendente: se avessi voluto fare l’esegeta o il teologo pastorale avrei frequentato la Gregoriana, non la Luiss. Io vorrei solo ragionare a voce alta da cristiano, da umile cristiano, perché davvero i conti non mi tornano.

Diamo per nota – e per non commentabile, se no facciamo notte – la posizione della Chiesa sull’omosessualità, che rientra fra le situazioni di “disordine affettivo”, così come quella dei divorziati risposati: nell’uno e nell’altro caso, gira gira, è un problema di castità.

La differenza fra le due tipologie, che a livello personale io riesco a cogliere poco, emerge però quando si parla di gruppi organizzati: mentre l’Associazione delle famiglie separate cristiane fa addirittura parte di un organo ufficiale della Chiesa cattolica italiana (il Forum delle associazioni familiari, appunto), la famosa Lettera del 1986 sulla cura pastorale delle persone omosessuali afferma testualmente che “nessun programma pastorale autentico potrà includere organizzazioni, nelle quali persone omosessuali si associno fra loro, senza che sia chiaramente stabilito che l’attività omosessuale è immorale”.

Più che il comportamento personale, insomma, è il lato pubblico della vicenda a preoccupare: tanto è vero che, nella stessa Lettera, si citano i “gruppi di pressione” (ossia le associazioni lgbt) come minaccia all’insegnamento della Chiesa. E quindi si arriva al famoso punto 17, quello citato dall’arcivescovo di Palermo a ragione dell’annullamento della veglia: “Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l’insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente”. Il che significa, appunto, vietare “l’uso di edifici appartenenti alla Chiesa”, in modo da evitare episodi che possano essere “fonte di malintesi e di scandali”.

Da cristiano, dicevo, i conti non mi tornano: se la preoccupazione era appunto quella di evitare “malintesi e scandali”, mi sembra che sia stato ottenuto l’effetto contrario; la presa di distanza dai “gruppi di pressione”, chiamiamoli così, ha fatto dimenticare che la Lettera parla innanzitutto di persone omosessuali, come persona era l’adultera che Gesù salva dalla lapidazione dei farisei nell’ottavo capitolo del vangelo di Giovanni.

E il Catechismo (il Catechismo!) fa lo stesso:

2358. Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

Scrive il cardinale Severino Poletto, nella prefazione ad un sussidio pastorale della diocesi di Torino pubblicato due anni fa, che la verità del Vangelo e l’accompagnamento delle persone omosessuali non sono in contraddizione: al contrario, “è con i fatti che dimostriamo di essere Chiesa che si fa davvero germe di unità e di salvezza per tutto il genere umano”. Nella diocesi di Cremona è attivo da diversi anni “Alle querce di Mamre”, un gruppo di preghiera di omosessuali credenti, che si ritrova regolarmente in “edifici appartenenti alla Chiesa”, eppure non dà adito a “malintesi e scandali”; iniziative analoghe stanno iniziando anche in altre diocesi italiane, tipo quella di Crema, e ce ne sono decine sparse qua e là, in maniera meno ufficiale, attorno a qualche sacerdote. Se non è ancora entrato in vigore il federalismo morale, i conti non mi tornano davvero.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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