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Ogni settimana al cinema con il Politico.it E’ quattro stelle e mezzo per Source Code

maggio 8, 2011 di Redazione 

Il miglior cinema (in assoluto) è sul giornale della politica italiana. Il cinema di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, tra i più brillanti studiosi italiani. E di Fabrizio Ulivieri, a cui è affidata la rubrica domenicale. E oggi il nostro (altro) critico distoglie per una settimana lo sguardo dal/del nostro cinema e ci porta in sala per questo film americano nel quale riecheggiano (molto meno intense) (alcune del)le domande di Inception. Entertainment puro, in questo caso, che si merita il voto (alto) di Ulivieri. di FABRIZIO ULIVIERI

Nella foto, Jake Gyllenhaal con il regista Duncan Jones sul set

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Source Code

REGIA: Duncan Jones

ATTORI: Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright, Brent Skagford

GENERE: Fantascienza

DURATA: 93 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

Dopo una serie di film italiani, non ne potevo più di pappa insipida (nonostante che alcuni non fossero poi così male). Così ho fatto una cosa che raramente faccio: andare a vedere un film americano doppiato.

Ma avevo bisogno di vedere un film che avesse azione e non fosse la mera quotidianità spiattellata in una pellicola (con i Malavoglia avevo davvero toccato il fondo).

Così sono andato a vedere Source Code di Duncan Jones. Non nego che ero partito prevenuto, a causa del doppiaggio. Ed invece mi sono trovato davanti ad un bel film, di azione ma anche, e soprattutto, di cuore. E non ho avvertito la mancanza della lingua originale.

Un uomo si risveglia su un treno di pendolari. E’ confuso. Non sa chi sia. Di fronte a lui Christina, una bella ragazza che lo conosce ma che lui non conosce affatto. In tasca (e nello specchio) l’identità di un giovane insegnante di nome Sean Fentress. Ma lui sa di non essere Sean Fentress. Cerca di capacitarsi, di capire che succede ma all’improvviso passa accanto al suo treno un treno merci e vi è una terribile esplosione che squarcia il convoglio e le vite di tutti.

Si risveglierà in una capsula. Da un monitor un ufficiale donna, Goodwinn, che lo chiama e lo riporterà al senso della missione: lui è un ufficiale dell’esercito americano. Combatteva in Afghanistan. Pilota di elicotteri…

Il tema è affascinante. E’ il tema del “what if” come era in Sliding Doors di Peter Howitt (1988). Dopo la morte ci sono 8 minuti, in cui l’energia del cervello funziona ancora (per otto minuti). Come si dice in inglese “great minds think alike”, e così trovando un cervello con le stesse caratteristiche di un altro si può penetrare in questa energia che resta nel mondo per otto minuti (source code) e di lì…costruire un film meraviglioso.

Eppure le insidie in questo film c’erano. Per il continuo ritorno dalla capsula in cui il capitano è “imprigionato” al treno nel tentativo di scoprire chi l’ha fatto saltare (la missione a cui il capitano è continuamente richiamato da Goodwin), si poteva rischiare grosso, dovendo riprendere sempre la stessa situazione e ripeterla per approfondirla nei dettagli…

Ma Duncan le ha evitate alla grande e ne ha fatto un grandissimo film.

Ti prende dall’inizio e non ti molla fino alla fine.

Grande finale.

Voto: quattro stelle e mezzo.

FABRIZIO ULIVIERI

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