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***Il caso***
CARA LEGA, BOLOGNA E’ (E RESTERA’) UNA CITTA’ TOLLERANTE
di FRANCO MONTORRO

maggio 7, 2011 di Redazione 

Il candidato sindaco del centrodestra, Manes Bernar- dini, leghista, attacca l’avversario Democratico, Virginio Merola, ”colpevole” di non essere nato nel capoluogo emiliano (nel quale vive da quando aveva 5 anni). Dopo che le camicie verdi avrebbero voluto la candidatura del commissario Cancellieri, in città da soli 15 mesi. E con Bernardini sensibile alle istanze “centrali” lombarde… Come la Lega vorrebbe “trasformare” Bologna. E come Bologna (invece) è (storicamente). E vuole restare. di FRANCO MONTORRO

Nella foto, Virginio Merola (a sin.), candidato sindaco del Partito Democratico e del centrosinistra, e Manes Bernardini

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di FRANCO MONTORRO

Il candidato sindaco di Bologna Manes Bernardini, leghista, attacca l’avversario del PD, Virginio Merola, “colpevole” di non essere nato a Bologna. Una non bolognesità a dire il vero negata dal fatto che Merola vive nel capoluogo emiliano da quando aveva cinque anni (adesso ne ha 56), ma soprattutto un’accusa che smaschera una volta di più l’atteggiamento base del partito di Bossi.

Vero che Bologna è diventata negli anni molto meno aperta di un tempo, ma la minore apertura è comune solo ad alcune fasce e in linea con un malcontento nazionale che però, a ben vedere, dovrebbe più accusare il lassismo e l’inefficienza del centrodestra.

Bologna rimane comunque per destinazione e definizione una città multietnica ed è stata questa la sua fortuna nel corso dei secoli e particolarmente a partire dal Medioevo, guarda caso il periodo in cui all’affermarsi dell’università corrisponde anche quell’atto purtroppo sconosciuto ai più: il decreto comunale di abolizione della schiavitù, prima municipalità al mondo a compiere il gesto più rivoluzionario e democratico.

Da quel giorno, Bologna è sempre stata attraversata, vissuta, amata da milioni di persone, fino a diventare un centro di traffici e di spostamenti con pochi eguali in Europa.

Ogni persona venuta da fuori ha portato, per poco o tanto che sia rimasta nella città dei portici (nati, ricordiamolo, anche dalla volontà di offrire riparo alla gente per strada), qualcosa e quel qualcosa ha cementificato nel corso dei secoli l’immagine e la realtà di un ambiente ospitale e ricettivo.

Anni fa, lo studioso statunitense Richard Florida riassunse in un fortunato libro con la teoria delle “Tre T” le qualità che nel corso della storia avevano contraddistinto le città, le regioni, gli stati più all’avanguardia: Talento, Tecnologia e Tolleranza. Dalla Venezia dei Dogi ad Amsterdam, da San Francisco a, pensate un po’… Bologna, già.

Alla Lega Nord e al Pdl queste Tre T non piacciono, è evidente che preferiscano le più tradizionali, quelle della classica cartolina con le Due Torri, i tortellini ed una signorina dal seno generoso e in mancanza di argomenti migliori – e perché non va sottolineato troppo il fatto che il problema di una città sicura riguarda più le forze dell’ordine centrali che un corpo di vigili urbani che ha comunque le sue belle pecche – Manes Bernardini (che pure a me piace, fosse solo un po’ più autonomo dalla Lombardia), il candidato sindaco leghista, dicevamo, attacca Merola perché non è nato a Bologna.

Prima contraddizione, tutti parlano di una Bologna che deve ritrovare la vocazione al turismo, quindi ben vengano da fuori ma… Purché non si fermino in pianta stabile?

Seconda e ben più grave contraddizione: ma come, il Centrodestra non vuole un sindaco nato altrove, ma che a Bologna ha comunque messo radici e ali, ma era disponibile a candidare l’attuale Commissario Cancellieri, che in città ha vissuto solo gli ultimi 15 mesi? Bella coerenza, bella faccia tosta.

FRANCO MONTORRO

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