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No, Scajola non prese i soldi da Anemone Stralciata sua posizione dall’inchiesta G8 Casa sul Colosseo, vicenda ora è chiusa Anzi no: chi lo ripaga di condanna media? il Politico.it dà grande risalto alla notizia E anche guardate come trattammo il caso Sarebbe giusto potesse avere suo posto

maggio 6, 2011 di Redazione 

Claudio Scajola era sincero, quando diceva che qualcuno poteva avere pagato 900mila euro “a mia insaputa” per l’acquisto del mezzanino con vista sull’arena dei gladiatori. Tra i rinviati a giudizio nell’inchiesta sugli appalti per il G8 c’è Guido Bertolaso, al quale viene contestato un “asservimento della propria funzione”, ma non l’ex ministro per lo Sviluppo economico. Che dice: “Dimostrata la mia estraneità”. Lo abbiamo tutti attaccato per settimane, per quell’espressione apparentemente ingenua: “A mia insaputa”, che oggi scopriamo era ingenua davvero, ma perché Scajola era innocente. E, facendo un passo ulteriore, c’è – naturalmente - chi lo aveva preventivamente condannato a mezzo stampa. Non il giornale della politica italiana, che sostenne la necessità delle sue dimissioni da ministro ma per difendere una integrità già minacciata (dell’immagine) della nostra politica che non poteva, e non potrebbe oggi, permettersi di essere trascinata in un fango sia pure alla fine sciacquato, rimarcando contemporaneamente – quante più volte ci fu possibile – che tutto ciò atteneva ad una ipotesi di reato, e non ancora ad un reato. Che non ci fu. A Claudio Scajola rivolgiamo ugualmente le nostre scuse. Per avere ironizzato. Per averlo, sia pure non esplicitandolo – e anzi assicurando tutte le garanzie del caso, per quanto nella nostra responsabilità – preventivamente condannato nonostante potesse essere, e oggi sia dimostrato che è, innocente. E’ un sistema che non va, questo della nostra stampa collaterale alla nostra politica autoreferenziale di oggi che, proprio in relazione al proprio collateralismo all’autoreferenzialità, si disinteressa alla verità, agendo in funzione dei propri interessi (? A brevissima gittata, e termine). Ed è un sistema basato del resto – e a sua volta concausa – di una nostra incultura, figlia (appunto) della società dei media. La rivoluzione culturale dovrà intervenire anche in questo senso. A Scajola chiediamo scusa, dunque, e diciamo contemporaneamente che sarebbe giusto restituirgli il suo posto di ministro. Le dimissioni erano (comunque) necessarie, ribadiam0, così come è necessario che, a questo punto, a Scajola sia restituito – per quanto possibile – tutto quanto gli sia stato tolto in questi mesi. E quanto sia stato tolto alla nostra nazione, che, fino a prova contraria, aveva alla guida del dicastero per lo Sviluppo economico una persona onesta. Luigi Crespi, ora, a confermare e rafforzare la voce del giornale della politica italiana. di LUIGI CRESPI

Nella foto, un Claudio Scajola provato

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di LUIGI CRESPI

Oggi i pm di Perugia hanno depositato gli atti delle indagini G8, quelle relative alla famosa cricca. Con enorme stupore da parte di molti abbiamo dovuto riscontrare che Claudio Scajola è completamente estraneo a quella vicenda e nulla di quello che abbiamo letto un anno fa sui giornali corrisponde al vero.

Cosa scommettete che adesso Scajola non sarà invitato sul divano di “Parla con me” né tantomeno verrà risarcito della facile ironia che uno per tutti Crozza gli ha destinato in questi mesi? Cosa scommettete che i titoli sui giornali della sua estraneità ai fatti non saranno altrettanto eclatanti come quelli che lo volevano vedere colpevole? E aggiungo, cosa scommettete che qualcuno dirà “sì è vero non e stato rinviato a giudizio ma… però…” e ci infilerà un’altra serie di illazioni, retroscena solo per non dire “ho sbagliato”.

Si dice che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce, per stare a significare che una cattiva notizia ha più eco di tante buone notizie. Scajola può solamente sperare che per molti questa sia solo una cattiva notizia da avere l’economia che merita.

LUIGI CRESPI

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