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I nove nuovi sottosegretari (più Calearo) Premiato chi ha fatto il salto della quaglia Facendo interessi propri e non dell’Italia Racconto (alcune) fantastiche peripezie di ANDREA SARUBBI*

maggio 5, 2011 di Redazione 

La Politica non è un premio, ma una forma di valorizzazione. Nell’interesse della nazione, i migliori, un giorno - e via via – saranno chiamati a mettersi al servizio della collettività per portare sempre più in alto la famiglia-Paese. Si devono dunque selezionare i migliori – chi ha responsabilità, proponendoli; tutti – poi - mettendosi in gioco in una Democrazia che sia sempre più matura – non per gratificarli con il patrimonio comune per ciò che di buono hanno fatto nel loro percorso privato, ma perché coinvolgerli ancora di più serve a perseguire il bene del Paese. La qualità dell’impegno politico si valuta in funzione della propria onestà e responsabilità, e della capacità di contribuire nel modo più efficace alla costruzione del futuro, senso della Politica. Fare attività politicistica, o peggio faziosa, o peggio ancora personalistica quando non “corrotta” – in senso ampio, e più strettamente materiale – è la negazione del servizio e la celebrazione dell’autoreferenzialità (che in taluni casi sfocia nell’im[m]punità). Non è dunque tanto il dato che abbiano cambiato parte, quanto che l’abbiano fatto con la motivazione di avere ciò che oggi ottengono, il vulnus alla Democrazia del salto della quaglia di questi signori – nelle foto, nell’ordine: Bellotti, Catone, Cesario, Gentile, Melchiorre, Misiti, Polidori, Rosso, Villari, più il nuovo “consigliere” Calearo - di cui ora ci traccia un ritratto (per alcuni) il deputato del Pd. di ANDREA SARUBBI*

di ANDREA SARUBBI*

Può darsi che l’indignazione sia fuori tempo o fuori moda, ma questa infornata di sottosegretari mi fa veramente ribrezzo: più che per il numero (da questo punto di vista, il governo Prodi era stato capace di fare ancora peggio), per il criterio di scelta, che ancora una volta prescinde dalle competenze delle singole persone. Stavolta è stato premiato chi ha fatto il salto della quaglia, venendo dal Centrosinistra o ritornando sotto l’ala di Berlusconi dopo una breve fuga con Fini: a testimonianza del fatto che, in politica, l’unica cosa che davvero conta non è essere capaci, ma sapersi vendere bene al momento buono, quando la propria utilità marginale (e dunque il proprio prezzo) tocca l’apice.

Conosco personalmente parecchi dei nuovi sottosegretari, ma non aspettatevi grandi gossip perché le cose che sto per dire sono di dominio pubblico. Su Katia Polidori, neosottosegretario all’Economia, basta solo ripercorrere i fatti: durante la riforma Gelmini, l’equiparazione del Cepu alla Bocconi passa grazie ai voti dei finiani, che si turano il naso proprio per evitare una sua fuga con Berlusconi; a legge approvata, però, la fuga si concretizza in maniera rocambolesca, con la Polidori che sbuca dall’ufficio di Lucio Barani (ex socialista, capogruppo Pdl in Commissione Affari Sociali), dove era stata nascosta per tutta la mattina del 14 dicembre, e vota a sorpresa la fiducia al governo, sotto gli occhi di Fini.

Il suo collega Bruno Cesario, eletto nel Pd, è arrivato a Palazzo Chigi con un terzo tempo degno dei campioni di basket: prima il passaggio con l’Api, nonostante non avesse mai avuto prima di allora grandi frequentazioni con Rutelli; poi il Movimento di responsabilità nazionale, inventato dal nulla con Scilipoti e Calearo in occasione del 14 dicembre; ora, finalmente, il meritato premio con uno strapuntino a Palazzo Chigi. In mezzo, per la cronaca, un tentativo fallito di far cadere il sindaco Pd del suo paese (San Giorgio a Cremano) e un accordo con il Centrodestra locale, in vista delle amministrative future.

Poi c’è la fantastica Daniela Melchiorre, che in vita sua ha raccolto più incarichi che voti: sottosegretario alla Giustizia nel governo Prodi, poi eletta nel Pdl, quindi passata al gruppo misto con il suo compare Tanoni, successivamente transitata nel Terzo Polo, infine – dopo aver capito che con Casini non c’era trippa per gatti – ritornata in maggioranza, in cambio dell’ennesima poltroncina.

In tutto questo, non fa quasi più notizia il mitico Riccardo Villari, che – dopo essere stato sollevato con la gru dalla presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, dove il Centrodestra lo aveva eletto al posto di Leoluca Orlando – è passato stabilmente con il fronte berlusconiano: prima a livello napoletano, facendo finta di candidarsi alla presidenza della Regione con una lista autonoma per poi vendersi bene a Caldoro, ed ora anche a livello nazionale, venendo premiato con una scrivania alla Cultura.

Mi metto nei panni di chi, nel Pdl o nella Lega, ha magari le capacità che un posto di sottosegretario richiederebbe, ma che – non avendo mai cambiato bandiera – continuerà a fare gavetta ancora per un bel po’, fino a quando non avrà imparato ad esercitarsi meglio nel marketing di se stesso.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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