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Editoriale il Politico.it. Tornare alla Politica (vera) di Franco Laratta

maggio 3, 2011 di Redazione 

Pensate ai nostri uomini politici po- liticanti di oggi. Pensate ad esem- pio a Gianfranco Fini, allo stesso furbetto Casini. Pensate a D’Alema. Berlusconi fa storia a sé. Sono “in campo” da venti, trenta, quarant’anni. Vivono (di rendita) sulla Notorietà, che in una società della comunicazione ma molto poco democratica, poco fluida, poco mobile, una volta conquistata non ti lascia più. E non lascia spazio ad altri. Il loro impegno (?) è ormai sclerotizzato, senza più niente da dire. Un servizio? Ha cessato di essere molto tempo fa. Quando hanno smesso di “esistere” (in funzione della Politica) e la politica ha cominciato a (d)esistere in funzione loro. Il giornale della politica italiana non ama personalizzare e preferisce occuparsi di contenuti. Ma l’eternità senza più alcun senso della presenza in politica di costoro raffigura efficacemente la fine – ecco - della Politica. Quando la Politica ha smesso – appunto – di essere Servizio e ha cominciato ad essere servizio (a se stessi). Dalla Politica alla (nostra – ?) politica autoreferenziale di oggi. E mancando la guida, anche il sistema che dovrebbe generare quella “testa” – la nostra democrazia – si è a sua volta incancrenito, accentuando la separazione, allargando il solco – il fossato – del castello in cui questi signori perseguono affari propri, ma in nome della nostra nazione e quindi di tutti noi, senza più alcuna (reale) legittimazione (democratica) – che non può essere confusa con quella ruggine della Notorietà (appunto) che impedisce al meccanismo (della democrazia) di funzionare liberamente. La Politica è servizio, o non è, e per essere tale non deve prevedere scadenze precostituite, bensì – a monte – una democrazia (reale) che coinvolga tutti i cittadini e la cui espressione nella Politica sia costituita, di volta in volta, dal meglio (di sé), in funzione delle esigenze della nazione e non (più) viceversa. Per realizzare tutto questo è necessaria quella rivoluzione culturale al centro della narrazione de il Politico.it. E naturalmente è la Politica ad essere chiamata a compierla. Senza l’assunzione di responsabilità dei leader (figli di questo tempo), la Politica non ha capo. E finisce per esaurirsi nell’infinito colpo di coda di Fini, Casini, D’Alema. Berlusconi, come detto, fa Storia (?) a sé. Il deputato del Pd sceglie il giornale della politica italiana per lanciare l’allarme sull’assenza (oggi) della Politica, e fare un appello, in buona sostanza, a quella assun- zione di responsabilità. di FRANCO LARATTA*           

Nel disegno, il parlamentare Democratico

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di FRANCO LARATTA*

Quello che sta accadendo in questa campagna elettorale, conferma la crisi della democrazia italiana. Una crisi fatta dell’assenza di idee, di progetti, di prospettive. In una sola parola: nell’assenza della Politica.

E così, senza idee, senza partiti e senza Politica si assiste al caos che sfocia nell’anarchia. E da qui alla violenza, al sopraffazione, alla corruzione. Siamo, in molte realtà ad una guerra di tutti contro tutti, con partiti lacerati ed alleanze che somigliano a macedonie impazzite.

Stupisce sempre di più – ma questo dato si ripete da tanti anni – l’assenza nella competizione elettorale delle migliori energie di una società civile e culturale che non è più interessata al governo delle città. Anzi: è del tutto disinteressata alla politica e alle istituzioni democratiche. La ‘società civile’ arretra sempre più, mentre gli elementi più spregiudicati avanzano senza alcun ostacolo.

Ma del resto, come si fa a coinvolgere i diversi settori della società civile nella competizione elettorale se questa si è trasformata in una guerra tra bande, in una lotta ai limiti della violenza? Come si fa a coinvolgere gli intellettuali, i professionisti, le associazioni, i giovani, le donne senza che ci sia un progetto ed un’idea per i quali spendersi e mettersi in discussione?

E così, rimasti in campo soggetti che molto spesso sono impresentabili, il confronto delle idee scompare completamente. L’importante è vincere (non già partecipare e dare un contributo), conta essere eletti, conquistare un seggio, un poltrona, a qualsiasi costo. Non importa quindi come e con quali metodi. Conta essere eletti, magari utilizzando ingenti risorse, facendo uso di metodi e strumenti spregiudicati, ai limiti della legalità e della corruzione.

Le elezioni locali e regionali sono ormai diventate uno scontro senza esclusioni di colpi, una sorta di tutti contro tutti, una sfida che somiglia ad un duello, ad una corrida, a una lotta.

A perdere sono i cittadini, che partecipano alle elezioni senza più alcuna passione o voglia, votando spesso il cugino, il nipote, il vicino di casa senza se e senza ma. I cittadini elettori sembrano quasi subire le elezioni, come fossero una cosa inutile e scontata.

Il risultato è che ad arretrare è sempre più la democrazia, e soprattutto la qualità dell’attività politico-amministrativa.

A parte qualche raro esempio di buona amministrazione, e di qualche sindaco o presidente in gamba, molte realtà locali, e tante regioni, sono rette da amministrazioni che somigliano sempre più a veri e propri comitati di affari! Conta poco l’interesse generale, conta molto l’interesse di una parte, di un gruppo, di un clan. E cresce sempre di più l’interesse della malavita organizzata per le elezioni amministrative, provinciali e regionali. Le diverse mafie controllano sempre più le istituzioni, si occupano di gestione dei lavori pubblici, di rifiuti, di sanità, di energia, di tutto quello che sono affari e interessi cari ai clan. La politica, o quello che di essa è rimasto, arretra inesorabilmente: i partiti sono morti o si sono trasformati in cartelli elettorali, nessuno seleziona la classe dirigente, le liste le fanno in pochi e senza alcun controllo. I codici e leggi sono sempre più optional!

Tutto va avanti così da anni, almeno da 20 anni a questa parte, da quando le ideologie sono tramontate definitivamente, e le idee latitano. I programmi sono più che altri banali libri dei sogni, i candidati si giocano partite in proprio.

E’ amaro vedere come nel nostro Paese tutto sia diventato vuoto infinito. Tentare di parlare di idee, di progetti, di ‘cose serie’ è pura follia. Tanto quello che serve per vincere sono gli slogan urlati, gli spot e le risse, gli insulti all’avversario, le macchine del fango, le volgarità gratuite. Aggiungendo poi una buona dose di spregiudicatezza, tante risorse, invadenti 6×3 e il seggio è conquistato.

Da troppi anni, in Italia si vincono le elezioni, ma non si governa più!

Se non torna la Politica, la nostra democrazia si può dire in coma profondo.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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