Top

Chiamati a salvare e rifare grande l’Italia Un nazionalismo necessario a rimotivarci E la rivoluzione culturale per “liberarci” “Educare è (era) il fine (anche) della Dc” Onestà/responsabilità di costruire futuro

maggio 2, 2011 di Redazione 

Scrive Rondolino che vivere significa “occuparsi” del presente, non di un inafferrabile futuro. Vale per la vita (appunto) dei singoli. Ma non per la politica. La politica è, costruzione del futuro. La politica è, occuparsi degli italiani del (sempre ulteriore) domani. O non è. E occuparsi del futuro è (sempre, ma tanto più oggi) rispondere alle chiamate della Storia. E oggi la Storia ci chiama a salvare e rifare grande questo Paese. Il modo per farlo, il Politico.it lo ha indicato lungamente, è (già) iscritto nelle vicende dell’Umanità. Perché la Storia è ciclica, o meglio è fondata su alcuni schemi fondamentali, come – per proseguire nel parallelismo – la dimensione individuale. Costruire il futuro altro non è, dunque, che reinterpretare il passato. O meglio: si tratta di “giocare all’attacco”, come dice spesso Pippo Civati, anche rispetto alla ciclicità della Storia. Siamo (i soli) padroni del nostro futuro. Ma nel farlo, nel promuovere una narrazione tutta nostra, quella che è cominciata mesi fa sulle pagine del giornale della politica italiana, finiremo inevitabilmente per ricalcare i tratti virtuosi segnati nel passato. Ce lo dimostra Giulia, oggi. Riproponendoci un passaggio di un fondo dell’allora direttore de Il Popolo, il quotidiano della Democrazia Cristiana, Guido Gonella. Era il 1944; la fine di un’era (buia) e, come insegna la “consolante dottrina del progresso” di Cattaneo, l’inizio, quindi, di un ulteriore passo in avanti. Gonella scrive che il fine essenziale della Dc è “educare le masse”. Il direttore del Popolo minim(al)izza - o meglio rende essenziale - un ragionamento che può essere portato alla sua sublimazione: “educare” non solo per rendere capaci di “deliberare” tra proposte politiche differenti, non solo per liberare dai demagoghi e dagli “avventurieri”. Ma per liberare (tout court). Liberare dalle limitazioni imposte dalla mancanza di consapevolezza di sé, ovvero dalla mancanza di Cultura. E che cos’è, questo educare della politica, se non la rivoluzione culturale di cui scrive da mesi il Politico.it? Significa rendere gli italiani liberi – di essere loro stessi; come italiani e come individui. Come italiani, attraverso un nazionalismo che svincoli da una subordinazione assimilata psicologicamente per la quale continuiamo a non sentirci degni di essere nazione, e dunque di poterci (pienamente) autodeterminare. Come individui, rifacendo della cultura il nostro ossigeno, e fornendo così a ciascuno gli strumenti della propria libertà. Un popolo, una nazione, che tornino ad essere coscienti (di sé), sono nella condizione di riprendere a scrivere la Storia, come hanno già fatto i loro avi. E di riportare così l’Italia, e con essa l’Europa, al centro del mondo (M. Patr.).

Nella foto, Giulia Innocenzi

-

di GIULIA INNOCENZI

Il direttore de Il Popolo Guido Gonella nel 1944 a proposito della Dc:

Educare le masse è il fine essenziale della Democrazia Cristiana. Educarle significa dare a esse la coscienza della loro dignità, cioè abituarle a superare la loro istintività impulsiva, la loro credulità che le porta spesso al sacrificio sull’altare della demagogia [...] Educare le masse significa ancora eliminare il loro spirito di intolleranza e pur di violenza così spesso eccitato da avventurieri incoscienti.

Se penso che al loro posto, oggi, c’è il Popolo della Libertà, divento nostalgica di tempi che non ho vissuto.

Ecco, questi sono riusciti pure a farmi rimpiangere la Dc.

A quando il Fascismo?

GIULIA INNOCENZI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom