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Bin Laden, usata donna (?) come scudo Saranno loro a piegare regimi (teocratici) Rivoluzione di internet (ri)dà “coscienza” Spalancando (naturale) desiderio libertà Bomba atomica ad orologeria sui dittatori

maggio 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il vaso comunicante universale attrae (fisicamente. In tutti i sensi?) l’”acqua” dell’anima dell’umanità versi i suoi aneliti più alti. Liberi. In tutti i sensi. E la libertà si compie solo quando ciascuno – e non solo qualche minoranza - si trova in quella condizione. Lo strumento per raggiungere questa rivoluzione e questo nuovo passo in avanti sulla strada della (nuova) civilizzazione si chiama, inevitabilmente, Cultura. Nel senso di consapevolezza (di sé) e di educazione alla Bellezza. Un’operazione a cui ha fatto fare grandi balzi, appunto, la rete. Regalando quel contagio inebriante, tra gli altri, anche alle donne arabe. Che si sono già spese nell’(attuale) Primavera (in tutti i sensi). Mettendo in campo le loro (prime) forze. Ma via via che prenderanno coscienza, liberandosi della religione (in un certo senso; e non, magari, della religiosità, non certo della spiritualità. Anzi, appunto) e con essa – fisicamente e metaforicamente – del velo sui loro occhi, il proprio (!) bisogno di libertà sarà tale da rovesciare quei regimi che su di loro, più che su ogni altro, hanno storicamente fatto pesare il proprio oscurantismo dittatoriale. Le donne, scrive il professor Ulivieri, saranno la bomba atomica che, esplodendo, farà tabula rasa dei muri (in tutti i sensi?) che dividono l’Umanità. (Intanto. E) poi ci sarà bisogno di ritrovare insieme quella dimensione etica e filosofica attraverso la quale capiremo come proseguire quella civilizzazione “spontanea”. Ma gli attuali regimi verranno spazzati via. Con buona pace (!) dei loro oppressori. di FABRIZIO ULIVIERI            Read more

Bin Laden, per il minor integralismo islam Rivoluzione culturale d’internet la chiave Ma necessario comunque il blitz militare Gheddafi e Assad “rovesciati” dai popoli E decisivo – vedremo – sarà ruolo donne

maggio 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si può commentare in tanti modi l’uccisione del capo di Al Qaeda, a cui sono imputati l’attentato alle Torri Gemelle a New York del 2001 – dieci anni dopo – e molte altre stragi, oltre ad una tendenza ad alimentare il circuito del terrore. E come avveniva questa processo? La religione veniva usata come grimaldello per aprire (anzi chiudere) le (in)coscienze di una parte del mondo arabo, creando l’humus nel quale Osama ha potuto prosperare (si fa veramente per dire) per anni e grazie al quale poi si è potuto nascondere. Oggi il suo ammazzamento è stato anticipato sul piano mediatico da un twittatore pakistano che viveva pochi metri vicino al covo del terrorista. Il Pakistan fa (in parte) storia a sé nell’area di cultura araba. E il punto non è che oggi si può tecnicamente comunicare con più facilità tutti. Ma, grazie a questo, la Terra – e l’umanità – è diventata un grande vaso comunicante, in cui le conquiste di una parte del mondo si traducono in aspirazioni di quella che non le ha ancora avute, generando così una grande spinta al cambiamento. Internet. E poi le coscienze (ora) di ciascuno. Questa liberazione è dello stesso tipo di quella che, ne abbiamo parlato stamattina, potremo vivere – per ora ad un livello ancora (il) più avanzato – noi. E nel riguardare le donne, vi racconterà tra poco il giornale della politica italiana, innescherà la più grande bomba ad orolegeria che qualsiasi apparato militare potesse (e possa) piazzare. Ve ne parliamo, appunto, tra un po’. Ora quanto – e come - internet, e la rivoluzione culturale, hanno potuto nella uccisione di Bin Laden. di GAD LERNER (stasera in onda dalle 21.10 su La7 con il suo Infedele) Read more

Chiamati a salvare e rifare grande l’Italia Un nazionalismo necessario a rimotivarci E la rivoluzione culturale per “liberarci” “Educare è (era) il fine (anche) della Dc” Onestà/responsabilità di costruire futuro

maggio 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Scrive Rondolino che vivere significa “occuparsi” del presente, non di un inafferrabile futuro. Vale per la vita (appunto) dei singoli. Ma non per la politica. La politica è, costruzione del futuro. La politica è, occuparsi degli italiani del (sempre ulteriore) domani. O non è. E occuparsi del futuro è (sempre, ma tanto più oggi) rispondere alle chiamate della Storia. E oggi la Storia ci chiama a salvare e rifare grande questo Paese. Il modo per farlo, il Politico.it lo ha indicato lungamente, è (già) iscritto nelle vicende dell’Umanità. Perché la Storia è ciclica, o meglio è fondata su alcuni schemi fondamentali, come – per proseguire nel parallelismo – la dimensione individuale. Costruire il futuro altro non è, dunque, che reinterpretare il passato. O meglio: si tratta di “giocare all’attacco”, come dice spesso Pippo Civati, anche rispetto alla ciclicità della Storia. Siamo (i soli) padroni del nostro futuro. Ma nel farlo, nel promuovere una narrazione tutta nostra, quella che è cominciata mesi fa sulle pagine del giornale della politica italiana, finiremo inevitabilmente per ricalcare i tratti virtuosi segnati nel passato. Ce lo dimostra Giulia, oggi. Riproponendoci un passaggio di un fondo dell’allora direttore de Il Popolo, il quotidiano della Democrazia Cristiana, Guido Gonella. Era il 1944; la fine di un’era (buia) e, come insegna la “consolante dottrina del progresso” di Cattaneo, l’inizio, quindi, di un ulteriore passo in avanti. Gonella scrive che il fine essenziale della Dc è “educare le masse”. Il direttore del Popolo minim(al)izza - o meglio rende essenziale - un ragionamento che può essere portato alla sua sublimazione: “educare” non solo per rendere capaci di “deliberare” tra proposte politiche differenti, non solo per liberare dai demagoghi e dagli “avventurieri”. Ma per liberare (tout court). Liberare dalle limitazioni imposte dalla mancanza di consapevolezza di sé, ovvero dalla mancanza di Cultura. E che cos’è, questo educare della politica, se non la rivoluzione culturale di cui scrive da mesi il Politico.it? Significa rendere gli italiani liberi – di essere loro stessi; come italiani e come individui. Come italiani, attraverso un nazionalismo che svincoli da una subordinazione assimilata psicologicamente per la quale continuiamo a non sentirci degni di essere nazione, e dunque di poterci (pienamente) autodeterminare. Come individui, rifacendo della cultura il nostro ossigeno, e fornendo così a ciascuno gli strumenti della propria libertà. Un popolo, una nazione, che tornino ad essere coscienti (di sé), sono nella condizione di riprendere a scrivere la Storia, come hanno già fatto i loro avi. E di riportare così l’Italia, e con essa l’Europa, al centro del mondo (M. Patr.). Read more

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