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In vendita online Il futuro dell’Italia il Politico si fa libro. E fa differenza

aprile 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il libro a più alta densità di idee originali in rapporto a pagine e battute. Un libro preveggente: la fine della destra e della sinistra, la nuova politica, la formazione permanente, la rivoluzione culturale. Il libro che più ha influenzato la strategia del Partito Democratico degli ultimi mesi. Un Pd che ha teso a farsi “partito dell’Italia” mettendo in campo un progetto organico e complessivo.

Proprio come gli suggeriva il nostro direttore. Da allora sono finite le polemiche e la segreteria Bersani è rinata, mentre nei sondaggi i Democratici hanno ripreso a salire. E’ tutto in queste sessanta, scarne paginette che anticipano una possibile rivoluzione per la politica italiana. Il futuro dell’Italia. di Matteo Patrone

Assalto finale di Berlusconi a democrazia Manifesti procura=Br ‘approvati’ da Silvio Come proposta di modifica Costituzione E così tutte ‘fughe in avanti’ dei deputati Neo-strategia (mediatica) della tensione Che cosa verrà dopo la (sola) pressione?

aprile 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il disegno emerge ora nella sua chiarezza. Mai come oggi il Cavaliere ci aveva provato in modo così diretto. Berlusconi capisce di essere agli sgoccioli, e tenta il tutto e per tutto per portare a compimento il proprio progetto originale. Il modus operandi è semplice: mandare avanti le seconde linee per seminare il panico nelle difese “nemiche” e ridurne progressivamente la capacità di reazione. In attesa di cosa? E’ facile compilare la tabella di marcia delle ultime settimane: il doppio tentativo di imbavagliare l’informazione Rai, per la prima volta per mano di un peone sconosciuto; poi i manifesti anti-magistrati di Lassini. Che, scrive Lerner nel pezzo che state per leggere, hanno un ”legame organico, finanziario, ideologico e organizzativo con il Pdl”. Ieri la proposta di modifica dell’articolo 1 della Costituzione per mano di un altro deputato “anonimo”. Obiettivo: rafforzare i poteri del Parlamento e con essi quelli del presidente del Consiglio, che ha in pugno deputati e senatori; e privare della loro capacità di interdizione capo dello Stato e Alta Corte. Un attacco su più fronti che non viene ancora esplicitato perché la rana non si accorga di stare lentamente cuocendo, e che anzi trova questa forma inedita dell’apparentemente sconnessa azione dei singoli. Ma tutto questo ancora non basta. Cosa verrà (appunto) dopo? di GAD LERNER Read more

Ora Pdl vuole modificare la Costituzione Per accrescere potere del (suo) premier Altri (a sinistra) propongono Costituente Non riuscite in ordinaria amministrazione Lasciate da parte le (nostre) fondamenta Rinnovamento. I giovani partano da idee

aprile 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La mossa assomiglia a quelle messe in atto per controllare l’informazione in Rai. In questo caso andrebbe però a toccare – e a stravolgere – direttamente l’equilibrio tra i (maggiori) poteri dello Stato. Al di là dell’emergenza (? di oggi), ls nostra politica autoreferenziale accelera irrimediabilmente – se non cambieremo direzione al più presto – il declino della nostra nazione con un semplice “lavor(i)o” di superficie, e ora vorrebbe mettersi ad armeggiare con il suo sofisticatissimo meccanismo – il cuore – frutto della grande necessità e quindi della grande ispirazione dei nostri nonni costituenti. Così che se ai figli di questo tempo fosse ancora data una possibilità di salvare e rifare grande il nostro Paese – ammesso di avere ancora una democrazia e di non ridoverla conquistare - si facesse in modo di togliergliela al più presto. Non sia mai che questa generazione, quella dei nostri “padri” (?), lasci qualcosa che non sia terra bruciata intorno a noi. L’ultima, “brillante” iniziativa è di un parlamentare pidiellino, ma anche tra gli onesti e i responsabili – che evidentemente non lo sono, questi in particolare, fino in fondo – in queste settimane abbiamo ascoltato diverse voci suggerire la strada di un’assemblea costituente. Sarebbe come affidare i lavori di ristrutturazione di un edificio all’impresa costruttice di un altro palazzo crollato il giorno prima. Il problema è proprio questo: a tali signori dell’Italia non importa assolutamente nulla; per questo vengono definiti “autoreferenziali”: perché rispondono – e fanno - solo (a)i loro interessi, più o meno materiali. Ovviamente indire un’assemblea costituente con costoro sarebbe un vero e proprio suicidio, per cui dal primato della migliore Costituzione del mondo potremmo facilmente passare al peggior pastrocchio della Storia, quali del resto, in altre “categorie”, gli uomini (?) politici (?) autoreferenziali di oggi ci hanno già regalato. Nessuna assemblea costituente finché la maggioranza della nostra classe politica non sarà composta da persone oneste e responsabili. E questo potrà avvenire – se potrà avvenire – solo quando ci sarà stato un (profondo) ricambio. Ma un ricambio non fine a se stesso - o saremmo daccapo – bensì affidato ai canoni (appunto) dell’onestà e della responsabilità. Come si misurano, intanto? I giovani di oggi devono lavorare per quelli di domani e il modo per farlo è mettere in campo delle idee oneste e responsabili, ovvero tali che siano in grado di fare il bene del Paese senza la necessità di ulteriori interventi. Il dibattito pubblico deve essere riportato a questa dimensione. Una dimensione che sarà, inevitabilmente, tanto più fertile ed efficace, quanto maggiore sarà il respiro etico e filosofico di tutto questo. Il giornale della politica italiana mette in campo ogni giorno il proprio esempio. E, speriamo, qualcosa di più. Come (ad esempio, appunto) qui e qui. Read more

***Il futuro dell’Italia/ Energie***
NUCLEARE BREVE
di EMILIO D’ALESSIO

aprile 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La volontà di scongiurare il raggiungimento del quorum al referendum del prossimo 12 giugno sul legittimo impedimento (e sulla privatizzazione dell’acqua), sì, ma non solo. Dietro la decisione del governo di stoppare il proprio programma per il ritorno all’energia atomica – oltre al probabile retropensiero sulla possibilità di rivedere la decisione non appena l’allarme-Fukushima sarà stato sedato – ci sono anche altre ragioni. La Germania ad esempio ha appena annunciato l’intenzione di smantellare tutte le proprie centrali atomiche entro dieci anni. E che punterà “senza esitazioni” sulle rinnovabili. E quale occasione migliore di un dietrofront sul nucleare la cui tecnologia ci sarebbe stata fornita in larga parte della Francia, per una possibile rivincita su Sarkozy dopo lo smacco della leadership francese nell’operazione in Libia e il gran rifiuto sui permessi di soggiorno dei migranti tunisini? Ce ne parla l’esperto di sviluppo sostenibile, che comincia con questo pezzo sul passo indietro atomico la sua collaborazione con il Politico.it di EMILIO D’ALESSIO Read more

Nucleare, ora non rifacciamoci ingannare Il governo ha (sì) stoppato il programma E ad oggi l’Italia non ritorna più all’atomo Ma così salta pure il referendum ‘contro’ E senza il nostro “no” si ritornerà in pista

aprile 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’esecutivo sospende la costruzione di nuove centrali, e così facendo determina l’annullamento del referendum, per il quale noi non diremo il nostro (nuovo) “no” all’energia atomica così che la possibilità di un ritorno al nucleare resterà intatta. E quando l’allarme post-Fukushima sarà passato un nuovo governo di centrodestra (se non questo stesso prima della fine della legislatura) sarà pronto a rimettere in campo l’opzione, senza più tema – probabilmente, salvo nuovi incidenti – di essere “fermato” dalla volontà popolare. A due mesi dalla consultazione, si tratta di un atto profondamente antidemocratico, anche se legittimo. Perché la qualità della democrazia non è data solo dal rispetto delle regole scritte, ma anche da quello delle regole non scritte. E la regola (scritta ma non vincolata) della (nostra) democrazia è che “la sovranità appartiene al popolo”, e ciò è vero solo quando non già il governo insegue populisticamente la “piazza” (in tutti i sensi), ma quando il popolo è coinvolto e coordinato dalla politica che ne diventa ad un tempo guida (prima) ed espressione (poi), compiendo la democrazia. Quella del governo di oggi è una mossa utile a prendere un tempo, un evitare l’ingresso presidiato per farlo, tra qualche tempo, dalla porta di servizio. (Anche) per questo Napolitano ha tentennato prima di firmare il provvedimento, ed è perciò che l’esecutivo ha inserito la moratoria nel decreto omnibus, un altro strumento antidemocratico che lede la rappresentatività nel suo momento più alto, quello parlamentare. Non facciamoci irretire. E la stampa onesta e responsabile non smetta (come ha già – quasi – fatto) di informare sul disastro di Fukushima e riprenda ad approfondire il dossier-nucleare: que- sto è il compito dell’informazione. Il resto è autorefe- renzialità. Collaterale a (questa) nostra politica. Read more

Camera con svista. L’adrenalina schizza a mille di Franco Laratta

aprile 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Uscito dagli archivi (postumi) dell’Istituto Luce, servizio di (cine) giornale (della politica italiana) su come il premier trascorre le ore dell’approvazione del processo breve alla Camera. La firma è del deputato del Pd. di FRANCO LARATTA* Read more

Destra, sinistra, centro non esistono più La Politica è rispondere a chiamate Storia E ora ci ‘chiama’ a salvarci- rifarci grandi Sola risposta sono onestà/ responsabilità La (sola) divisione è tra chi ci sta e chi no

aprile 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana aveva ancora una volta anticipato un fenomeno che, assistiamo in queste ore, sta più o meno (in)visibilmente maturando nella nostra politica. E’ la nuova politica. Quella politica fatta nel solo interesse di (tutto) il Paese al di là della rappresentanza di specifici interessi. Oggi il nostro interesse è, primo: evitare il declino. E il declino si evita in primo luogo con la rivoluzione culturale, fondamento del nostro possibile Nuovo Risorgimento in grado di preparare il nostro Nuovo Rinascimento. In secondo luogo, si tratta di tornare grandi. E la strada è la stessa. Solo, in un cammino prolungato. Che non “si” sieda ai primi allori. Quello che hanno fatto (ai secondi, ai terzi) i nostri “padri”, a cui i nostri nonni avrebbero detto di non farlo. Bensì insista nel cercare e consolidare lo sviluppo, rendendolo duraturo e sempre più consistente. La nostra politica autoreferenziale di oggi, nel suo politicismo, è l’esatto opposto della nuova politica. In mezzo c’è il gioco delle parti del centro, della destra e della sinistra. Figlie di un tempo in cui c’erano interessi (“nazionali” – ?) divaricanti e contrapposti. Oggi l’interesse, come detto, è uno solo. E dunque non dovrebbero esistere più (ragionevolmente) la destra, il centro e la sinistra. E politicamente non esistono più. Esistono in quanto stazione intermedia tra la nuova politica e la nostra politica autoreferenziale di oggi, come crogiolo – di passaggio alla politica vera – di uomini politici che non hanno ancora trovato l’orizzonte. Piano piano prendono coscienza, ed è così che i futuristi di Fli e il Pd – e va riconosciuta la lungimiranza, sia pure in una versione politicistica, di Pigi Bersani – cominciano a rendersi conto che non ha più senso l’attuale divisione. Ai “figli di questo tempo”, che non siano vittime della cooptazione e dell’unzione dei vecchi uomini politici politicanti (oggi) autoreferenziali, questo è chiaro istintivamente. Perché il loro tempo “esige” da loro questo nuovo atteggiamento. Ci stanno arrivando anche i vecchi, comunque. Molti di loro lo hanno già capito compiutamente. Hanno il problema di spiegarlo ad un popolo ormai sclerotizzato in questa (sud)divisione, e che evidentemente la politica deve guidare e non inseguire (in tutti i sensi?). Il giornale della politica italiana, libero, il coraggio di dire ai propri lettori (la gran parte dei quali condivide – da tempo – questa impostazione) che la destra, la sinistra e il centro non esistono più lo ha avuto. Facciano lo stesso i nostri uomini politici, a cominciare magari da quegli altri giovani non cooptati dalla vecchia politica – che del resto hanno tutti scelto il Politico.it come luogo della propria espressione e del proprio confronto – che con la destra, la sinistra e il centro non hanno, se vogliono fare politica vera, e fare il bene dell’Italia, proprio niente a che spartire. Il giornale della politica italiana è il laboratorio nel quale si costruisce l’Italia del futuro. A “partire” (in realtà dai contenuti) da questa presa di consapevolezza: sinistra, destra e centro non esistono più; sono categorie del secolo scorso. Quelle di questo tempo sono gli onesti e i responsa- bili, da una parte, e coloro che non ci stanno dall’al- tra. Per questo non c’è bisogno di nessun “cartello” “antiberlusconiano”; c’è bisogno di chi si metta a costruire il futuro dell’Italia, e per farlo cominci a fare semplicemente quello che è necessario fare (M. Patr.). Read more

Talenti. Italia depressa, l’Impero del Cerino di Marianna Bartolazzi

aprile 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Impero del Cerino è quel luogo nel quale la politica non è (più) un servizio alla nazione e alla (nostra) comunità nazionale, ma un gioco – a chi raccatta più utilities per sé. Non si tratta – solo – di corruzione, c’è anche quel livello più (in)sensibile e sottile della corruzione (semplicemente – ?) morale, della perdita di senso (in tutti i sensi) del proprio ruolo, della ritorsione (anche qui, in tutti i sensi) su se stessi perché non si ha più – non si crede più di avere – un ideale da realizzare (si può!), un obiettivo (grande, per tutti) da raggiungere. In questo Paese ad un certo punto si è finita per perdere anche la capacità, in fondo, di raccattare qualcosa per sé (tranne che per la corruzione morale che si traduce in corruzione materiale). E si gioca a… (non) perdere. Dalla possibilità di fare grande quella che è stata – e tornerà ad essere – la più grande nazione del mondo, in quanto culla della civiltà (e dunque “nazione” ma come cuore di un organismo pulsante che coincide con l’Umanità intera), all’(im)possibilità di ricavare almeno un po’ di onore per sé/ da sé. Servono due cose per emanciparci dall’Impero del Cerino e tornare ad essere l’Italia: per ciò che riguarda la classe dirigente, un rinnovamento che non sia però fine a se stesso bensì rappresenti un rinnovamento – in primo luogo – della nostra politica, che torni ad essere servizio in nome di alti ideali per – a questo punto della nostra Storia – salvare e rifare grande questo Paese. Per ciò che riguarda la nazione, la nostra comunità, che va coinvolta e coordinata, un nazionalismo necessario che, una volta (ri)fatta la politica, metta tutti nella condizione di essere protagonista del nostro Nuovo Risorgimento, e con esso di preparare – tutti insieme – il nostro Nuovo Rinascimento. Tra coloro che posso far(ce)la, c’è la nostra Marianna Bartolazzi. Ascoltiamola, dunque, con attenzione. di MARIANNA BARTOLAZZI Read more

Ma (se) Berlusconi ha (anche) ragione(?) De Magistris; più l’”insistenza” con Silvio Magistratura è libera da mali del Paese? La nostra cultura è figlia della Resistenza Ed è una cultura “di sinistra”. Di parte (?) Destra becera, ma un dibattito va aperto

aprile 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Consiglio, lo abbiamo già scritto, è il più grande, e unico, innovatore della nostra attuale (?) classe dirigente. Al di là dell’opportunità (o meno) di un riferimento del genere di questi tempi, ha rappresentato, per la cultura politica del nostro Paese, un vero e proprio tsunami. Nel male: con le sue scarse (?) onestà e responsabilità. Ma se in molti, tra i nostri connazionali, hanno creduto nella sua capacità di compiere una rivoluzione liberale, nel ’94, è anche perché in quella carica innovativa ci sono elementi che non possono essere giudicati – in assoluto – né positivi né negativi, almeno da un punto di vista obiettivo; perché rappresentano il portato di una (altra) cultura politica. Legittima. Quella liberale (?). Lasciamo da parte che, poi, Berlusconi non abbia tradotto in concreto nulla di tutto ciò. E che quando è intervenuto, e quando lo fa, accade per motivazioni legate alla propria vita individuale. Nel nostro Paese una cultura maggiormente liberale sarebbe non solo necessaria, ma soprattutto legittima. E questo vale (anche) per i settori, da Silvio additati, della giustizia e della nostra istruzione. Il modo in cui lo fa è becero e irresponsabile, perché genera un conflitto, indebolisce le istituzioni (e l’eventuale limite non è nelle istituzioni in sé, “spina dorsale” per (quasi) tutte le stagioni, ma nella nostra cultura politica), avviene (anche) strumentalmente per scopi (illegittima- mente) di parte. Ed è lui stesso la principale causa del fallimento della (sua) “rivoluzione”. Non solo per la propria evanescenza politica (nel momento di passare ai fatti), ma anche in quanto generatore di (questa) polarizzazione e (di questo) conflitto. Ed è – ovviamente - inaccettabile che un presidente del Consiglio attacchi i magistrati e la scuola pubblica. E che la (possibile) liberalizzazione culturale avvenga attraverso una manovra subdola che passa per il proposito di modificare i libri di storia e per la ridu- zione forzosa delle capacità della scuola di Stato (fornendo aiuti di Stato a quella privata) è indegno. E tuttavia un dibattito, più sereno, aperto, potrebbe legittimamente essere avviato. Anzi: andrebbe avviato. Perché il rigore – tra il resto – di un maggiore liberalismo è qualcosa di cui la nostra nazione avrebbe bisogno. Read more

Ora un’Europa razzista (con i migranti) (?) No, oggi l’Europa è soltanto (?) prudente Migrazione di massa (ri)genera razzismo E può far ‘saltare’ nazioni che accolgono Sinistra voglia più bene al nostro Paese Darà così proprio contributo a progresso

aprile 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Partito degli stranieri”, l’abbiamo definita più volte. Perché se è inaccettabile il razzismo leghista, la soluzione non è certo il suo opposto, che anzi rappresenta il vero humus nel quale è potuto maturare e nel quale prospera – e crescerà ancora – il fenomeno delle camicie verdi. La sinistra italiana (e non solo; e i risultati in linea di massima pessimi – anche quando si verifica qualche segnale di ripresa o addirittura di rilancio, ma proprio per questo (poco) nel momento della crisi del modello della destra e dunque in cui dovrebbero aprirsi praterie per una proposta diversa – lo confermano) è passata dall’idealismo della sua Storia novecentesca all’irrealismo demagogico (autoreferenziale) di oggi, per cui predica – senza viverlo – un buonismo che non fa il bene di nessuno, né delle persone che aspirano ad una vita migliore in altri Paesi e per questo muovono verso il nostro, né degli italiani. E siccome ci riferiamo alla sinistra italiana, è evidente che il torto maggiore viene fatto a quella parte verso la quale tale sinistra dovrebbe essere maggiormente responsabile: i suoi connazionali. Non fa il bene di nessuno perché l’apertura indiscriminata delle frontiere è generatrice di apprensione e di rabbia (comprensibili, e chi non le vuole comprendere lasci la politica) negli italiani-di-oggi, e dunque di sicura – in questo modo – discriminazione per quelli-(possibili)-di-domani; e a lungo andare - in mancanza di un piano e di un’organizzazione di tutto questo – determina un (ulteriore) degrado e una possibile “saturazione” dannosa per la nostra nazione e dunque anche per coloro che vi vedono una possibile via di fuga (in tutti i sensi). La democrazia universale, il mondo unica nazione, è anche (?) il sogno del giornale della politica italiana. La differenza con la sinistra italiana è che lo concepiamo (anche) come un obiettivo (reale), e per questo ci disponiamo a dedurre i passaggi necessari per raggiungerlo. La sinistra italiana, non avendo a cuore più nulla, non credendo più in (quasi) niente, cede al populismo sui generis dell’(auto)referenzialità nei confronti della propria parte. E in questo modo non (ri)vincerà mai, continuerà ad alimentare la destra e il razzismo, e il sogno della democrazia universale resterà un sogno. Tra loro, ormai più di nessuno. Read more

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