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***Guzz***
BERLUSCONI? C’E’ ANCHE DI PEGGIO
di PAOLO GUZZANTI

aprile 28, 2011 di Redazione 

L’indignazione, ad esempio. Categoria né politica né morale, bensì pigra scorciatoia di chi non sa assumersi le proprie responsabilità. ”L’indignazione – scrive Guzz – è il linciaggio ed è parente dell’approssimazione, dell’assalto al Parlamento, del lancio di monetine, di piazzale Loreto, del cattocomunismo e cattofascismo italici, è la palestra dei luoghi comuni, la fossa comune della ragione”. E peggio di Berlusconi sarebbe dunque una maggioranza (?) che si fondasse su tutto questo. Ma peggio di Berlusconi è anche un sistema giudiziario non da democrazia liberale, e non solo nella deformazione imposta dal presidente del Consiglio. Vogliamo ad esempio ritenere che il premier, al netto delle proprie colpe, non sia comunque molto “atten- zionato” da certa magistratura? Guzz a tuttocampo, sul “suo” giornale della politica italiana, il solo sul quale si dicono, liberamente (in senso assoluto), le cose come stanno. di PAOLO GUZZANTI             

Nella foto, Paolo Guzzanti

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di PAOLO GUZZANTI

Ma l’avete letto il bel libretto di Pietro Ingrao “L’indignazione non basta” (editore Aliberti, il mio editore)?

Leggetelo: l’indignazione è una cazzata, non è una virtù ma un vizio, è una scorciatoia per i pigri e gli imbecilli.

L’indignazione è il linciaggio ed è parente dell’approssimazione, dell’assalto al Parlamento, del lancio di monetine, di piazzale Loreto, del cattocomunismo e cattofascismo italici, è la palestra dei luoghi comuni, la fossa comune della ragione.

Per questo e soltanto per questo ho voluto qui analizzare e svelare il FALSO di quanto urlato e gridato nelle piazze, nei blog, sulla fine della giustizia nei processi per gli omicidi colposi di Viareggio e della casa dello studente dell’Aquila.

Sono dovuto andare a scovare insieme a un mio amico che sa di legge il sesto comma dell’articolo 157 per scoprire che era tutta una cazzata, quell’indignazione esemplare, quelle urla da tricoteuses, da sanculotti.

Balle. Falsi, bevuti e fatti bere come cicuta.

Allora, quando uno dimostra che i casi esemplari erano falsi, i falsari non chiedono scusa (salvo alcune persone perbene che avevano senza colpa creduto il falso), ma spostano il tiro: e allora perché avete fatto quella legge se neanche ammazza i processi di Aquila e Viareggio (logica bestiale)?

E seguitano a ripetere il mantra secondo cui questa legge è stata fatta da SB per salvarsi nel suo scontro giudiziario, personale, penale e politico con alcune procure.

Io sono convinto che SB abbia un comportamento del cazzo, in senso proprio, con le donne e che i fatti suoi privati diventando pubblici costituiscono un grave fatto pubblico e ci ho scritto sopra un libro, “Mignottocrazia” che seguita ad andare forte come un treno. Io voglio che Gheddafi cui lui ha baciato la mano sia bombardato e cacciato e anche processato.

Voglio che l’Italia sia liberi dal protettorato russo cui SB l’ha sottoposta.

Non ritiro un’accusa, non una parola.

E sono convinto che questa legge tolga parecchie castagne dal fuoco a SB, e dunque sia largamente – anche – una legge ad personam, ma che introduca elementi di razionalità e alcuni punti fermi. E’ un compromesso e oggi secondo me è stagione di compromessi per evitare il peggio.

Qual è il peggio? L’ho detto e lo ripeto: il peggio è che oggi questo Paese vada alle urne senza una dirigenza di ricambio, un leader, una maggioranza politica che esprima una politica. Una maggioranza che vada da Vendola e Fini passando per Di Pietro non è nulla.

Ho tentato per due anni di costruire qualcosa, ma il qualcosa è fallito.

Il 14 dicembre ho votato la sfiducia a Berlusconi e quella sfida è stata persa: non c’era una maggioranza nel Parlamento e secondo me non c’è tuttora nel Paese una maggioranza alternativa. E non penso affatto che “qualsiasi cosa, qualsiasi governo, qualsiasi accozzaglia” sia meglio di questo governo.

Questo governo è pessimo, ma ogni attuale prospettiva diversa è ancora peggio. E’ un fatto.

Come è un fatto che l’indignazione non è una categoria politica, né una categoria morale.

Al contrario, è un alibi politico e un alibi morale e il mio smascheramento della faccenda Aquila-Viareggio l’ha dimostrato come caso esemplare.

Tutta la mia vicenda con la Commissione Mitrokhin e la mostruosa e ancora funzionante trappola con cui fummo ridotti al silenzio o alla tomba, fu una vicenda in cui alcuni cittadini togati si distinsero per comportamenti che da soli farebbero urlare all’immediata necessità di una riforma radicale, ma direi rivoluzionaria contro l’uso politico della giustizia, che è sempre a senso unico.

Magistrati comunisti? Ma per carità!

Ce n’è di comunisti e di destra, di cattolici progressisti e anche alcuni conservatori, ma quelli che rovinano la giustizia in senso politico si distinguono per usare la legge a fini politici.

Lo so anche, ma non soltanto, per esperienza personale: con sovrano sprezzo della legge, i miei telefoni furono messi illegalmente sotto controllo con un sotterfugio, e le registrazioni delle mie telefonate furono ascoltate per ore dalla giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato della Repubblica. Quelle intercettazioni illegali riguardavano conversazioni in inglese fra me e i miei bambini ed erano private, personali e illegali, fatte e usate contro la legge.

Un caso personale?

Ma manco per il cazzo !!

Un caso universale che riguarda tutti perché rivela un metodo, una forma di praticare la violazione della legge, della Costituzione e del decoro.

Berlusconi ha tonnellate di colpe, l’ho scritto detto, stampato e ripetuto.

Ma non c’è dubbio che l’addensamento dei suoi guai giudiziari si produce quando da imprenditore si fa politico: da allora una cuspide percentuale di guai giudiziari fa di lui un uomo bersaglio. Nulla da eccepire? Ma andiamo.

A chi l’andate a raccontare? Certo, ci sono anche le gravi colpe di Berlusconi, ma Berlusconi passa e il sistema resta e quel sistema cui mi riferisco non è fatto soltanto da intrepidi e validi magistrati, ma anche da alcuni personaggi che non vorrei avere più fra i piedi, anche perché i magistrati traggono la loro legittimità da un concorso, e dunque non costituiscono in alcun modo un “potere” come ai tempi di Montesquieu, quando la distinzione dei tre “poteri” – esecutivo legislativo e giudiziario – era tale perché non esisteva la democrazia e dunque l’esecutivo dipendeva dal Re che a sua volta traeva la sua autorità direttamente da Dio.

Ma in una democrazia parlamentare il “potere” è tutto e soltanto del popolo che lo esprime attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento, nelle assemblee locali, eleggendo i governatori regionali. Tutto il resto è potere di secondo grado, come il Presidente della Repubblica eletto dagli eletti, o non è un potere ma una funzione. Punto e fine della storia.

PAOLO GUZZANTI

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