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Avevamo (ancora una volta) ragione noi Nucleare, oggi Berlusconi dice la verità “Lo stop? Solo per evitare il referendum La gente (!) lo avrebbe fermato per anni Lo riproporremo ad acque più tranquille”

aprile 26, 2011 di Redazione 

Nelle ore in cui l’Italia festeggiava il (presunto) definitivo addio all’energia che può distruggere il mondo, il Politico.it avvertiva: “E’ solo una finzione. Serve ad evitare il no definitivo del referendum. Passato questo il governo lo ripresenterà”. Oggi, costretto dal confronto con Sarkozy, che la tecnologia atomica ci “deve” fornire, il presidente del Consiglio conferma che a vedere giusto era stato ancora una volta il giornale della politica italiana: “Nessun ripensamento, il nucleare tornerà non appena gli italiani saranno di nuovo ”pronti” (…) ad accoglierlo”. In altre parole: “Vi abbiamo preso in giro”. E non solo: “Vi abbiamo anche precipuamente tolto il diritto di scegliere cosa fare della vostra nazione”. Come il Politico.it sottolineava in quelle ore, si tratta di una vera e propria operazione anti-democratica, perché, ancorché legalmente, toglie al popolo il diritto ad autodeterminarsi, consegnandolo nelle mani di Berlusconi (stesso). La “qualità” della reazione antidemocratica del Cavaliere cresce giorno dopo giorno. Oggi sono i trucchi, a consentire di prescindere (in parte) dalla democrazia; ma cosa succederà quando questo non basterà più? Non ideologia, e nemmeno – naturalmente – interesse strategico (chi avesse quest’ultimo, sarebbe ben disposto a sottostare alla decisione dei suoi connazionali) ma puri interessi economici – e della cricca, dietro l’insistenza di questo esecutivo sul nucleare così come sulla privatizzazione dell’acqua (per la quale si sta architettando un’operazione simile) così come, per portare un ulteriore esempio, sul ponte sullo stretto. Berlusconi usa l’Italia per fare gli affari propri e quelli dei suoi sodali. Chi continua nonostante questo – e nonostante, peraltro, non par- tecipi a quegli interessi – a ritenere di doverlo votare si chieda cui prodest. A Berlusconi, naturalmente. E alla cricca. Non certo a chi lo vota e all’Italia nel suo complesso.

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