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L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA. DEI DITTATORI CONTRO I LORO CONNAZIONALI


Libia, giusta la decisione di bombardare Stop all’ipocrisia di partecipare senza farlo
No solo dagli irresponsabili: come la Lega

aprile 26, 2011 di Redazione 

Pazientemente snidato da Obama, il presidente del Consiglio pone fine all’ipocrisia di fare una guerra, mettendo a disposizione gli strumenti per colpire il nemico, lasciando che a “sporcarsi” le mani siano i soli “alleati”. Una prova codina di vigliaccheria politica - ”rafforzata” (?) dagli affari privati tra il Cavaliere e Gheddafi - che da oggi cessiamo di avere sulla coscienza (di Berlusconi – ?). Era giusto discutere sull’opportunità di entrare in conflitto – decisione a nostro modo di vedere inevitabile – non sulla fine della vigliaccheria (posto che la discussione è necessaria su tutto). La stessa Costituzione, lo ricordiamo, prevede l’uso della forza sotto il “cappello” degli organismi internazionali. Perché responsabilità non è non fare la guerra senza se e senza ma. Ma farla solo quando è inevitabile e “giusta” secondo i canoni (pure poveri) dell’Umanità (intera), rappresentata (?) dall’Onu. E fermare la sanguinosa ripicca di un egoista nei confronti del suo stesso, inerme popolo è stato considerato tale. Ce ne parla il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER

Nella foto, il presidente del Consiglio: si mangia le mani?

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diGAD LERNER

Se gli Stati Uniti hanno premuto per una partecipazione diretta dell’Italia, con “azioni mirate su obiettivi militari”, nella guerra libica in sostegno ai ribelli di Bengasi e contro il regime di Gheddafi, c’è un motivo specifico.

Lo spiega su “La Stampa” il come sempre bene informato Maurizio Molinari: i nostri servizi dispongono più di chiunque altro di informazioni dettagliate sulla dislocazione dell’apparato difensivo di Gheddafi. Non per altro, ma perchè hanno frequentato da partner fidati quel territorio fino a pochi mesi fa. Più che sparare, ci verrà chiesto dove sparare.

Ciò non illumina di gloria la decisione assunta ieri sera da Berlusconi, costretto malvolentieri a voltare le spalle a un tiranno col quale aveva stretto qualcosa di più che un’amicizia: i due erano diventati soci di fatto nella società di produzione cinematografica Quinta Communication solo un paio di anni fa. Ha un bel dire Tarak Ben Ammar, l’altro socio di questa impresa, che la libica Lafico è una finanziaria statale libica non ascrivibile direttamente alla famiglia Gheddafi. Come se in Libia valessero certe distinzioni.

La sostanza è che Berlusconi si ritrova a compiere una scelta giusta che aveva tentato di scansare in tutti i modi. Rimuovere l’ostacolo Gheddafi è essenziale per dare seguito al rovesciamento degli altri regimi dittatoriali nel mondo arabo. Tremeranno Assad e Ahmadinejad, dopo il colonnello. Il dissenso leghista, l’ho verificato ieri sera all’Infedele dialogando con Roberto Calderoli, non porterà a un’uscita dal governo. Costretto a fare la cosa giusta, contro il suo socio e partner glorificato fino a ieri.

GAD LERNER

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