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Il caso/ 1. Giovanardi bacchetta Ikea: intolleranza al potere Chirico

aprile 23, 2011 di Redazione 

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio se la prende con i manifesti in cui due uomini sono ritratti mano nella mano sotto lo slogan “Siamo aperti a tutte le famiglie”. Se la prende con il vento di tolleranza che soffia - non a caso – da un Paese del nord. Se la prende con la democrazia. Se la prende con la Libertà. Il commento è affidato alla giovane esponente di Radicali italiani e segretaria degli Studenti Luca Coscioni. di ANNALISA CHIRICO

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A lato, il manifesto “incriminato”: in un senso solo

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di ANNALISA CHIRICO

Vorrei dire stupidità, ma mi pare eufemistico. E’ vera e propria intolleranza quella di cui ha fatto sfoggio il sottosegretario alla Famiglia Giovanardi bacchettando la multinazionale svedese IKEA per un manifesto pubblicitario. E quale peccato (non certo reato) avrebbe commesso il colosso dell’arredamento per tutte le tasche? Ritrarre due uomini di spalle che si tengono per mano con lo slogan “Siamo aperti a tutte le famiglie”. Un messaggio che Giovanardi il Censore si è affrettato a stigmatizzare. Anticostituzionale perché – è cosa notoria – la Costituzione italiana vieta apertis verbis di esporre immagini di persone dello stesso sesso che si tengono per mano. Eccome no. Tanto più che a IKEA l’Italia ha dato “tanto in termini di disponibilità”, consentendole, addirittura, di “aprire centri a manetta”. IKEA deve ringraziare, eccome no. Deve ringraziare il governo italiano per il suo successo, non la platea dei consumatori, che l’hanno scelta come luogo preferito dove spendere i propri soldini.

La reazione di Giovanardi è sempre mossa – c’è da starne certi – dalla volontà di difendere il benessere e gli interessi concreti delle famiglie italiane. Qualcuno osa forse dubitarne? Io me le vedo già le orde di famiglie scandalizzate, indignate, incazzate per la tracotanza anticostituzionale della multinazionale straniera. Se ne parlerà a pranzo e a cena. Coi carrelli ripieni i clienti increduli, fermi a osservare il manifesto impertinente.

Dopo aver preso le difese del buon Scilipoti, c’è da chiedersi se adesso seguirà una parola “responsabile” del premier. Forse un paio di cose da spiegare a Giovanardi il Censore ci sarebbero pure. Per esempio, che solo in uno stato s-fascista il governo detta (o, più modestamente, “indirizza”) le politiche pubblicitarie di un’impresa privata. Solo in uno stato s-fascista il governo si ammanta di un ruolo pedagogico in campo etico tale da sanzionare i manifesti bio-etici, mettendo al bando invece quelli moralmente deprecabili. Solo in uno stato s-fascista le persone subiscono discriminazioni in ragione dei propri orientamenti sessuali. Vorrei pensare che Berlusconi queste cose non le sappia. E invece so che le sa, e che assai (in)opportunamente tacerà.

ANNALISA CHIRICO

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