Top

Talenti. Italia depressa, l’Impero del Cerino di Marianna Bartolazzi

aprile 18, 2011 di Redazione 

L’Impero del Cerino è quel luogo nel quale la politica non è (più) un servizio alla nazione e alla (nostra) comunità nazionale, ma un gioco – a chi raccatta più utilities per sé. Non si tratta – solo – di corruzione, c’è anche quel livello più (in)sensibile e sottile della corruzione (semplicemente – ?) morale, della perdita di senso (in tutti i sensi) del proprio ruolo, della ritorsione (anche qui, in tutti i sensi) su se stessi perché non si ha più – non si crede più di avere – un ideale da realizzare (si può!), un obiettivo (grande, per tutti) da raggiungere. In questo Paese ad un certo punto si è finita per perdere anche la capacità, in fondo, di raccattare qualcosa per sé (tranne che per la corruzione morale che si traduce in corruzione materiale). E si gioca a… (non) perdere. Dalla possibilità di fare grande quella che è stata – e tornerà ad essere – la più grande nazione del mondo, in quanto culla della civiltà (e dunque “nazione” ma come cuore di un organismo pulsante che coincide con l’Umanità intera), all’(im)possibilità di ricavare almeno un po’ di onore per sé/ da sé. Servono due cose per emanciparci dall’Impero del Cerino e tornare ad essere l’Italia: per ciò che riguarda la classe dirigente, un rinnovamento che non sia però fine a se stesso bensì rappresenti un rinnovamento – in primo luogo – della nostra politica, che torni ad essere servizio in nome di alti ideali per – a questo punto della nostra Storia – salvare e rifare grande questo Paese. Per ciò che riguarda la nazione, la nostra comunità, che va coinvolta e coordinata, un nazionalismo necessario che, una volta (ri)fatta la politica, metta tutti nella condizione di essere protagonista del nostro Nuovo Risorgimento, e con esso di preparare – tutti insieme – il nostro Nuovo Rinascimento. Tra coloro che posso far(ce)la, c’è la nostra Marianna Bartolazzi. Ascoltiamola, dunque, con attenzione. di MARIANNA BARTOLAZZI

Nella vignetta di Masi, l’accanimento del cerino

-

di MARIANNA BARTOLAZZI

Esiste un Paese che si chiama Paese del Cerino. Nel Paese del Cerino si gioca ad un solo gioco: il Gioco del Cerino. Non ci avete mai giocato? È facile.

Consiste nel mettersi in cerchio e passarsi un cerino acceso. Perde colui che tiene in mano il cerino quando la fiamma si spegne. Va da sé che il cerino, per non perdere, si debba passare il più velocemente possibile.

Sì perché nel Gioco del Cerino non vince nessuno, però tutti hanno una chance di “non perdere”.

Nel Paese del Cerino la posta in gioco è alta. Si può non perdere la faccia, non perdere la vita, non perdere il lavoro, ma soprattutto si può non perdere l’irresponsabilità.

Chi non vorrebbe avere una possibilità di tirarsi fuori dai coinvolgimenti, dalle responsabilità morali, etiche, personali, sociali? Il Gioco del Cerino è il gioco che fa per voi.

E allora, da bravi giocatori, bisogna mettere tanta carne al fuoco per poi scrollarsi le conseguenze delle proprie azioni con maggiore soddisfazione. La cosa più bella, nel Paese del Cerino, è giocare sulla responsabilità politica. Ah, quanto è divertente!!!

Ci sono le amministrative? Allora ci si mette in cerchio, tu candidi uno che proviene dal mondo delle professioni, io un operaio Fiat, lei un prete spretato sposato e divorziato due volte ma che va al family day (del resto, chi conosce la famiglia come la conosce lui?), l’altro una ex sessantottina che fa tanto rimastona, e via dicendo. Ovvio che debbano essere tutti candidati della stessa coalizione, ovvio che sarebbe preferibile scegliere una coalizione di centrosinistra, è una ambiente più allenato, sai com’è, dall’altra parte litigano, litigano e poi alla fine si mettono d’accordo su tutto (sono noiosi)!

Che il gioco abbia inizio: corsi e ricorsi, lettere ai partiti regionali, nazionali, al Presidente della Repubblica e, perché no, persino al Papa. È tutto un andirivieni di “il mio è meglio del tuo”, “il mio c’ha più voti”, “io sono la vera sinistra”, “no sono io”, “col mio si allea l’Udc” “col mio ci stanno pure i centri sociali”, “ma i centri sociali c’hanno 4 voti”, “meglio 4 voti che i voti dei mafiosi amici tuoi”. E via a passarsi il cerino, sempre più velocemente, mentre le voci si alzano sempre di più.

Alla fine qualcuno perde, e tanti non vincono, ma almeno potranno affermare a colpi di comunicati stampa che “la colpa non è mia”.

Sì, bello. Ma chi ci rimane poi nel fantastico girone della politica del Paese del Cerino?

Quelli che ci avevano creduto. Quelli che avevano pure sprecato tempo a scrivere un programma elettorale (antichi!), a dare i volantini e prendersi gli sputi dei cittadini, a nottambulare in giro attaccando manifesti. Quelli che poi rimangono nelle liste, dell’una, dell’altra parte, dell’altra parte ancora, perché hanno voluto rimanere coerenti ad un’idea. Quelli che non si sono accorti di aver partecipato a un gioco. Che hanno perso, senza neanche partecipare.

MARIANNA BARTOLAZZI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom