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Ma (se) Berlusconi ha (anche) ragione(?) De Magistris; più l’”insistenza” con Silvio Magistratura è libera da mali del Paese? La nostra cultura è figlia della Resistenza Ed è una cultura “di sinistra”. Di parte (?) Destra becera, ma un dibattito va aperto

aprile 18, 2011 di Redazione 

Il presidente del Consiglio, lo abbiamo già scritto, è il più grande, e unico, innovatore della nostra attuale (?) classe dirigente. Al di là dell’opportunità (o meno) di un riferimento del genere di questi tempi, ha rappresentato, per la cultura politica del nostro Paese, un vero e proprio tsunami. Nel male: con le sue scarse (?) onestà e responsabilità. Ma se in molti, tra i nostri connazionali, hanno creduto nella sua capacità di compiere una rivoluzione liberale, nel ’94, è anche perché in quella carica innovativa ci sono elementi che non possono essere giudicati – in assoluto – né positivi né negativi, almeno da un punto di vista obiettivo; perché rappresentano il portato di una (altra) cultura politica. Legittima. Quella liberale (?). Lasciamo da parte che, poi, Berlusconi non abbia tradotto in concreto nulla di tutto ciò. E che quando è intervenuto, e quando lo fa, accade per motivazioni legate alla propria vita individuale. Nel nostro Paese una cultura maggiormente liberale sarebbe non solo necessaria, ma soprattutto legittima. E questo vale (anche) per i settori, da Silvio additati, della giustizia e della nostra istruzione. Il modo in cui lo fa è becero e irresponsabile, perché genera un conflitto, indebolisce le istituzioni (e l’eventuale limite non è nelle istituzioni in sé, “spina dorsale” per (quasi) tutte le stagioni, ma nella nostra cultura politica), avviene (anche) strumentalmente per scopi (illegittima- mente) di parte. Ed è lui stesso la principale causa del fallimento della (sua) “rivoluzione”. Non solo per la propria evanescenza politica (nel momento di passare ai fatti), ma anche in quanto generatore di (questa) polarizzazione e (di questo) conflitto. Ed è – ovviamente - inaccettabile che un presidente del Consiglio attacchi i magistrati e la scuola pubblica. E che la (possibile) liberalizzazione culturale avvenga attraverso una manovra subdola che passa per il proposito di modificare i libri di storia e per la ridu- zione forzosa delle capacità della scuola di Stato (fornendo aiuti di Stato a quella privata) è indegno. E tuttavia un dibattito, più sereno, aperto, potrebbe legittimamente essere avviato. Anzi: andrebbe avviato. Perché il rigore – tra il resto – di un maggiore liberalismo è qualcosa di cui la nostra nazione avrebbe bisogno.

Nella foto, Silvio esulta: “Ho squarciato il velo”

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