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Ogni settimana al cinema con il Politico.it Habemus Papam, Ulivieri: ***
(Gran giorno del) ritorno in sala di Nanni Che non (ci) convince però fino in fondo

aprile 17, 2011 di Redazione 

“Ho voluto fare una commedia”, dice Moretti, ed è proprio nel contrasto tra l’(altra) ambizione (del soggetto) e le ri-cadute (in tutti i sensi) morettiane che il film va a cozzare, finendo per (ri)uscire (?) ”irrisolto”. Habemus Papam merita comunque le nostre tre stelle, e “va” visto. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E di Fabrizio Ulivieri. La domenica il cinema è (solo) sul giornale della politica italiana. Per decidere cosa andare a vedere, un appuntamento “obbligato”. Nanni dunque. Sentiamo. di FABRIZIO ULIVIERI

Nella foto, Nanni

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Habemus Papam

REGIA: Nanni Moretti

ATTORI: Michel Piccoli, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Franco Graziosi, Camillo Milli, Roberto Nobile, Ulrich von Dobschütz, Gianluca Gobbi, Nanni Moretti, Margherita Buy

GENERE: Commedia

DURATA: 104 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

Inizio sorprendentemente diverso dai soliti film di Nanni Moretti. Con musiche sorprendentemente diverse. Tono drammatico e corale.

Non sembrerebbe nemmeno un film di Moretti.

Poi però c´è subito una graffiata alla Nanni Moretti primo stile: il giornalista televisivo rompicoglioni e inumano, come in Ecce Bombo, che cerca di intervistare uno dei cardinali mentre in processione si recano verso la Cappella Sistina.

Da lì in poi, piano piano, cominciano ad affacciarsi tutti i tic alla Nanni.

Tuttavia si può ancora dire che è un film diverso dai soliti film di Nanni Moretti. E per i primi 15 minuti il film fila via bene.

All´”Habemus Papam!” addirittura viene la pelle d´oca: è il climax di un modo nuovo di fare cinema da parte Moretti, come regista.

Ma poi subentra lui, il Nanni attore, mai anacronistico come in questo film.

Inizia la sua solita ormai anacronistica recitazione in un frame completamente nuovo per i toni di dramma umano reale di un uomo (il Papa) che si trova davanti ad un compito che lo terrifica e si sente incapace di assolvere al ruolo. Ma il Nanni attore non sa invece cogliere quello di nuovo che lui stesso ha creato come regista e continua con le sue fisse fuori luogo e con dialoghi fatti di attenzioni a golosità inappropriate (grazie al cielo questa volta ci risparmia almeno la Sacher Torte!) in un film invece che avrebbe una seriosità drammatica da perseguire fino in fondo.

Comunque, nonostante l´entrata in scena di Nanni Moretti con il bagaglio stantio delle sue solite 10 battute (un fardello che si tira dietro da vent´anni senza mai rinnovarsi), il frame (cioè il nuovo modo di fare regia) tiene complessivamente bene. Anche perché sa dargli un naturale tono da thriller psicologico, che imprime ritmo al film, con la scomparsa del Papa, che riesce a sfuggire alle forze di sicurezza che lo seguivano in una sua uscita in incognito per Roma, alla ricerca di libertà e guidato dall´istintivo bisogno di respirare fuori delle mura vaticane per ritrovare, come uno smemorato, la propria identità persa al momento dell´elezione al soglio di San Pietro.

Il Nanni questa volta riesce a non diventare antipatico, ma patetico sì. In tutte le parti del film dove lui compare il film si impatetisce a causa del suo ruolo: un dinosauro fuori della sua epoca.

E allora si assiste alle solite scene alla Nanni. Cardinali che giocano a pallavolo e lui una specie di cerbero che organizza i tornei e si bea del narcisismo tipico del suo personaggio, che, a questo punto, mi fa dubitare che non sia che un calco di quello che è nella vita reale.

Comunque tutto sommato la storia regge. Grazie anche ad un bel Michel Piccolì.

Un film innovativo nella regia. Con qualche momento del migliore Nanni, che è pur sempre quello della canzone che coinvolge tutti, i personaggi del film e gli spettatori.

La domanda che mi sorge dopo tutta questa analisi è: ma che ci fa Nanni Moretti in questo film? Ma perché non si limita a fare solo il regista e non smette di recitare? Ormai da venti anni non ci presenta che il solito personaggio con le solite battute.

Come regista mi pare abbia raggiunto una bella maturità di narrazione. Come attore è forse giunta l´ora di appendere le scarpe al chiodo.

Tre stelle.

FABRIZIO ULIVIERI

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