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Libertà dipende (strettamente) da cultura Così come pure ‘merito’ è legato ad essa (Che è) la (vera) facitrice di ‘uguaglianza’ Democratici/ liberali ‘per forza’ d’accordo Ora serve (pure) la rivoluzione culturale

aprile 16, 2011 di Redazione 

Ogni individuo non è veramente libero se non ha la libertà (appunto) di saper stabilire cosa può (veramente) fare, e se non è nella condizione di non avere bisogno (quasi) di nulla, perché “ha” se stesso. E la pre-condizione perché queste due condizioni vengano rispettate è, appunto, la cultura. Cultura intesa come consapevolezza (di sé), come educazione alla bellezza. La bellezza, scrive Dostoevskij, salverà il mondo. E’ davvero la sintesi (o il titolo) del nostro manifesto. Nessun vero liberale, perciò, può prescindere dal riconoscimento della necessità della cultura. E infatti così avviene. Ma quando un Paese è ridotto ad una condizione di incultura, a causa di una (precedente) rivoluzione anti-culturale perpretrata proprio per avere un maggior controllo su di esso, attraverso la riduzione della libertà (mediante la riduzione della cultura)? La rivoluzione liberale è sufficiente a creare le condizioni per una diffusione della cultura, e quindi per la libertà? Sì; ma è anche una (parziale) resa della politica, che ha la possibilità di accelerare – e di molto – quel processo, e dunque può dirsi veramente liberale solo se lo fa. Le modalità sono quelle indicate ieri su queste colonne da Enrico Musso, ma anche quelle usate (all’opposto, in tutti i sensi) dal fautore della rivoluzione anti-culturale. La chiave della rivoluzione liberale è (appunto) la libertà delle regole, che crea circoli virtuosi per cui si tende all’eccellenza (in senso stretto). Ma si tende all’eccellenza, nella libertà delle regole, (anche) a “causa” del “motore” rappresentato dai modelli. I modelli virtuosi sono assicurati dalla socialità, ma cosa succede se la socialità è limitata, o (sud)divisa, o se accanto ad essa avviene la trasmissione di modelli fuorvianti? Posto che in questo caso non sarebbe rispettata la condizione della rivoluzione liberale – ma non è, per così dire, impossibile, in una società che non ha una tradizione in questo senso - la libertà si trasforma in un vuoto pneumatico che va a riempirsi dei contenuti imposti (in tutti i sensi) dal più forte. Per evitare ciò, la politica deve assolvere fino in fondo alla propria funzione, accompagnando la rivoluzione liberale con una rivoluzione culturale, che – anche garantendo il rispetto delle condizioni della rivoluzione liberale stessa – assicuri la diffusione della cultura e con essa la libertà. Accanto alla liberalizzazione della cultura proposta da queste colonne dal senatore Musso, si afferma l’indirizzo di fondo di una politica che, appunto, assolva compiutamente alla propria funzione di gestione della società. Un indirizzo rap- presentato dall’affermazione dei modelli dell’onestà e della responsabilità, e della cultura stessa. Modelli messi in campo attraverso (anche) la televisione.

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