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Ora basta con le (demagogiche) ipocrisie Dov’è differenza tra finiani/ Democratici? Le maggiori onestà e responsabilità Pd Non c’è quanto a programmi e pure ideali (Ri)mettetevi assieme per bene dell’Italia Come ai tempi del (primo) Risorgimento Cavour Mazzini Garibaldi approverebbero Obiettivo: salvare e rifar grande nazione

aprile 15, 2011 di Redazione 

Tre parole-chiave del futuro programma: rigore (non solo dei conti), nazione, cultura. Rigore che significa merito, taglio radicale alla spesa, le condizioni “tecniche” del funzionamento della macchina-Paese. Nazione perché l’obiettivo, appunto, è salvarla e rifarla grande. E siete tutti d’accordo che non è il caso di provocare la Terza guerra mondiale e che dunque tale nazionalismo (necessario) va da subito incardinato in uno stemperante (e futuribile) sbocco europeista. E radicato e costruito in funzione della terza tag, cultura. Cultura come chiave per la nostra liberazione. Non, da Berlusconi, ma (semmai) dal berlusconismo (anti-culturale) e, prima, dalle autolimitazioni imposteci (e che ci siamo imposti) nel periodo storico in cui il nostro Paese era lottizzato dalle potenze straniere, togliendoci la motivazione ad essere nazione. Solo in parte riscattata dal Risorgimento. Che ora “chiama” un seguito. Quello per fare non gli italiani, che esistono già, e semmai vanno (appunto) liberati. Ma l’Italia. E in questa fase storica farla significa (appunto, ancora) salvarla e rifarla grande. Possiamo tornare ad essere la culla della civiltà, se rifacciamo della cultura il nostro ossigeno e, attraverso di essa, ci prepariamo ad un nuovo Rinascimento civile, culturale, artistico, scientifico. Il mondo ha bisogno di una guida, non, sul piano della “potenza” (autoritario-militare) ma in termini di produzione di idee (in tutti i campi). Idee che, inserite in una rinnovata tensione alla ricerca di una dimensione etica e filosofica, possono portare ad una nuova civilizzazione. Secondo la letterata e filosofa Lisa Morpurgo dopo l’era della comunicazione, che è quella che stiamo vivendo, ci sarà il ritorno alle origini. Facciamo che non coincida con la fine dell’umanità ma, piuttosto, con un nuovo inizio, una (ri)creazione (e perdonate la grevità del gioco di concetti). L’Italia ha il compito di guidare questo processo, come lo ha fatto storicamente. In questo ritroviamo il nostro orgoglio, e il nostro orizzonte. E potremo tornare (anzi, a quel punto saremo già tornati) al centro del mondo (M. Patr.).

Nella foto, dialogo. Quello vero. L’unico possibile (in tutti i sensi)

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