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Diario politico(?). Che cos’è la politica (?) Pdl (?): “Processo breve, vittoria politicaMa la politica è la costruzione del futuro Partite a scacchi di Silvio/d’altri son fuffa Se la politica è idee e scelte pro il domani Quella di oggi è (solo) autoreferenzialità

aprile 15, 2011 di Redazione 

E la foto ritrae Cicchitto e nel titolo citiamo “solo” il presidente del Consiglio (!) ma vale per tutta la politica politicante di oggi. Con l’eccezione di quest’ultima fase del Partito Democratico, che, ascoltando in primo luogo i consigli (non richiesti) e le sollecitazioni del giornale della politica italiana ha cominciato a mettere in campo proposte concrete e per di più organizzate nel progetto (o forse, ancora, nei progetti; ma è comunque un passo avanti. E ci torneremo su) che il Politico.it invoca(va) da mesi, avanzando (lui) ad un tempo la proposta del suo (che continuiamo, inevitabilmente – ? – a considerare prioritario). Il gigante addormentato-Pd si sta svegliando (?), e la prova è che sono finite le polemiche dei e intorno ai suoi dirigenti. E il merito è della generosità di un Pigi che ha saputo (possibilmente, l’imprinting resta) cogliere i limiti dell’impostazione originale e cambiare (parzialmente, s’intende; in tutti i sensi…) rotta. Di certo, comunque, non è politica non solo l’autoreferenzialità estrema trascendente in tentazione di im(m)[p]unità di Berlusconi, ma nemmeno la politica politicante alla quale ci avevano abituato i dalemiani e che ora, appunto, si sta ricomponendo. “Politicamente” intorno al processo breve non è avvenuto (proprio) niente; l’avverbio giusto è “autoreferenzialmente”: “autoreferen- zialmente” la maggioranza ha vinto, la minoranza ha perso. L’Italia non era nemmeno allo stadio. Il racconto del dibattito autoreferenziale, ora, firmato dalla nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO

Nella foto, Fabrizio Cicchitto

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di Ginevra BAFFIGO

All’indomani della sua approvazione alla Camera resta alta la tensione sul processo breve. La giornata si accende attorno allo scambio di battute tra il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che da Praga lancia un sibillino «valuterò i termini di questa questione quando saremo vicini al momento dell’approvazione definitiva in Parlamento», ed il capo dell’Esecutivo che delega al suo staff l’operazione di convincimento del Colle.

Intanto il disegno di legge passa dalla presidenza della Camera alla presidenza del Senato ed avrà come meta la commissione Giustizia di Palazzo Madama, dove il senatore del Pdl Giuseppe Valentino ne sarà il relatore.

Per quanto preoccupato dai pronunciamenti del Csm e delle famiglie delle vittime di Viareggio il Colle, a distanza di poche ore, si ritrova a chiarire «a proposito di certe letture di una risposta data stamani da Giorgio Napolitano ai giornalisti che gli chiedevano “valutazioni sul provvedimento approvato ieri alla Camera”» e che «l’espressione ‘vicini al momento’ significa che il Capo dello Stato comincerà a esaminare il testo alla vigilia della decisione che gli toccherà prendere a proposito della promulgazione».

Pertanto, segue il comunicato del Quirinale, «interpretare le sue parole come l’annuncio di un intervento preventivo è del tutto arbitrario». Un chiarimento che in altre circostanze potrebbe sembrare del tutto superfluo, ma che oggi trova consistenti ragioni.

Speculare la smentita affidata al portavoce del Presidente del Consiglio, Paolo Bonaiuti, che chiarisce come l’intenzione di “convincere” Napolitano, «per il rispetto che si deve al Capo dello Stato, non è stata mai espressa».

Eppure, stando ai rumors di Palazzo Grazioli, nonché alle dichiarazioni di Luciano Sardelli, capogruppo dei Responsabili alla Camera, Angelino Alfano dovrebbe salire già la prossima settimana al Colle per sfatare l’oggetto delle tante critiche che si muovono contro il ddl. «Alfano andrà dal presidente dopo tutte le false notizie che sono state diffuse sul processo breve – dichiara Sardelli – come quella su Viareggio, processo per il quale la prescrizione arriverà dopo 30 anni».

Dall’Anm il processo breve si chiosa in termini non esattamente lusinghieri: il provvedimento «uccide i processi». «E’ un’amnistia permanente per numerosi gravi reati – sostiene il presidente dell’Associazione nazionale dei Magistrati, Luca Palamara – come la corruzione, l’evasione fiscale, la truffa, la truffa ai danni dello Stato, l’appropriazione indebita, l’omicidio e le lesioni colpose, quelli in materia di ambiente e di infortuni sul lavoro». Sempre secondo Luca Palamara «sono al minimo 15mila i processi che saranno cancellati e uccisi per effetto della prescrizione breve».

Il quotidiano della Cei non lascia spazio a fraintendimenti: la legge è stata «un’occasione sprecata». «I nodi della giustizia non saranno sciolti» con «questa legge definita solo per convenzione sul ‘processo breve’», scrivono ancora sul giornale dei porporati, da cui si sostiene che in realtà «non servirà affatto ad accorciare i tempi dei processi». Punta al merito, invece, la critica mossa dai Democratici: «E’ stato un muro contro muro, contro il buonsenso e contro le esigenze del Paese», dice Pigi Bersani. Ed ancora: «Noi non siamo affatto affezionati a passare giorni e notti in Parlamento a discutere dei processi di Berlusconi».

Alla maggioranza non resta invece che guardare ai numeri che rivelano, come sottolinea il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, «la sostanza politica (?): la maggioranza ha aumentato i suoi consensi nel voto a scrutinio segreto. Questo dimostra che la maggioranza si è rafforzata, anche politicamente, e l’opposizione si è indebolita, anche politicamente».

Lampedusa. L’ultima arma di Gheddafi? Nessuno sbarco di migranti sulle isole del Canale di Sicilia in questo giovedì di maretta. Nella notte non si sono infatti registrati nuovi approdi, ma purtroppo questa non è che la calma prima della tempesta.

Si prevede infatti un’ondata di immigrati dalla Libia, e come si apprende dal rapporto di Giorgio Piccirillo, direttore dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi), gli immigrati potrebbero essere l’arma segreta usata da Muammar Gheddafi per condizionare l’Occidente. Il Raìs avrebbe infatti liberato le oltre 15 mila persone provenienti dal Corno d’Africa, dal Ciad e dall’Africa subsahariana, finora detenute nei cosiddetti “centri-lager” ed ora pronte ad invadere l’Occidente, o più realisticamente l’Europa, partendo dalla più vicina Italia. Il porto di partenza sarebbe quello di Zuwarah, a circa 120 chilometri da Tripoli, tuttora sotto il controllo del regime.

Il generale Piccirillo ad oggi esclude l’infiltrazione di terroristi fra gli immigrati giunti in Italia, ma dal Copasir fanno notare che Gheddafi potrebbe tentare di infiltrare potenziali terroristi fra i barconi provenienti dalla Libia.

Quanto invece agli arrivi dalla Tunisia il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, spiega che la fase acuta dell’emergenza è finita e che l’accordo con Tunisi sta dando buoni risultati, tanto che «Non verranno aperti altri centri o tendopoli».

La situazione tende dunque alla normalizzazione a livello istituzionale, ma parallelamente la tensione sociale, anche a fronte del recente pacco esplosivo inviato alla Folgore di Livorno, continua a salire.

Casi si riscontrano ad esempio in Liguria. Scritte contro gli immigrati come «Al rogo» sono infatti comparse nella notte dei mancati sbarchi sulle mura di una scuola adibita alla prima accoglienza degli immigranti sbarcati in Sicilia. Sui muri ad accompagnare le scritte si trovano anche svastiche, croci celtiche e la sigla SS. Nei giorni passati vi erano stati dei primi segnali di esasperazione, probabilmente sottovalutati. Erano stati esposti degli striscioni contro i migranti e si era perfino arrivati a gettare contro un ordigno incendiario.

Ginevra Baffigo

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