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Cari elettori di csx, ora diciamoci la verità Grande Alleanza farebbe bene dell’Italia Su nucleare e acqua decide referendum Sul resto Pd-Udc-Fli la pensano ‘uguale’ Ci si può (ri)costruire su una legislatura E era Berlusconi sarà chiusa per sempre Ma tutto ha da basarsi su di un progetto

aprile 12, 2011 di Redazione 

La nuova politica è quella politica (italiana) che si dà l’obiettivo di fare esclusivamente il bene del nostro Paese, al di là della rappresentanza di specifici interessi. Il giornale della politica italiana ha scritto più volte – anche stamane – che è il Pd la forza chiamata ad assolvere a questa funzione, per le proprie maggiori onestà e responsabilità. Ma il Pd di Bersani è oggi una forza del 25%, senza ambizione e di corto respiro, dedita più alla politica politicante che non alla costruzione di un sogno per il futuro dell’Italia. E la coalizione formata da Sel, Idv, Pd, Udc e Fli avrebbe una capacità (elettorale) tale da mettere al riparo dai colpi (di testa) di sparuti groppucoli di deputati interessati più a rimpinguare il proprio portafoglio (in senso stretto o lato) che a dare il proprio contributo alla preparazione del nostro futuro. Inoltre, paradossalmente, il disastro nucleare di Fukushima toglie dal campo – almeno per queste forze maggiormente oneste e responsabili – un’ipotesi nucleare che, ad ogni buon conto, potrebbe essere esclusa dal tavolo programmatico della Grande Alleanza per facilitare la convergenza sulle reali priorità. E la questione dell’acqua – pubblica o meno – verrà a sua volta presumibilmente risolta dal referendum, o comunque è quello che il giornale della politica italiana auspica. A quel punto, i possibili interessi (di parte) cesserebbero di essere in campo. E ad emergere sarebbe la totale identità di vedute – o possibile tale – di questa grande area del nuovo millennio che si può definire per due caratteristiche: l’antiberlusconismo; ma anche l’onestà e la responsabilità. L’intera coalizione non raggiunge i “picchi” Democratici ma le ultime scelte di Fini e Casini ci dicono che le loro aree sono molto più mature da questo punto di vista. E la situazione della nostra nazione è tale da non lasciare alibi, e in qualche modo da “costringere” chi sia già portato a farlo ad assumersi le proprie responsabilità. L’appello de il Politico.it è dunque questo: si mettano attorno ad un tavolo, dimenticando le ideologie, e, pensando solo al bene del nostro Paese, provino a stendere un progetto forte per la costruzione del nostro futuro, basato magari proprio sulle tre parole-chiave indicate mercoledì dal nostro direttore: rigore, nazione, cultura. Tre fondamenti (e punto di partenza) sui quali si possono ritrovare tutte e due (o tre) le anime di questa coalizione. Le ali rinuncino ai propri egoismi, e facciano uno sforzo per occuparsi solo del futuro dell’Italia, superando le proprie (retrograde) ideologie, per cui si sentono tutt’oggi ancorate a vetuste e anacronistiche etichette, quelle della destra e la sinistra. Il candidato premier è, a sua volta, facile da individuare: potrebbe essere lo stesso Montezemolo, o una figura come Massimo Cacciari, che si sta peraltro spendendo da tempo in questa direzione. Il Pd faccia un richiamo forte a dare ancora più consistenza alla spina dorsale di tutto questo: se stesso. Cosa ci riserverebbe il prosieguo non possiamo dirlo, “certo”, pensando solo al Paese, questa è una macchina che può funzionare. E, come capiamo ora dall’ultimo sondaggio di Crespi Ricerche, che dà (altrimenti) destra e sinistra pressoché appaiate (ed è facile immaginare come, salvo sorprese, potrebbe andarsi a concludere una campagna elettorale che vedesse di nuovo Berlusconi in condizione di farcela alla partenza), vincerebbe molto probabilmente le elezioni. Soprattutto se, appunto, avesse già rispettato la condizione decisiva per funzionare: dedicarsi solo alla costruzione del futuro dell’Italia, come la nuova politica – come queste forze molto più vicine tra loro di quanto non siano pronti a ricono- scere i propri stessi protagonisti, tirati per la giac- chetta a destra e sinistra da basi da rieducare alla politica vera – è in grado di (“deve”, per realizzare se stessa) fare. Il sondaggio di Crespi, ora, all’interno.

Nella foto, Luca Cordero di Montezemolo

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INTENZIONI DI VOTO - In caso di elezioni, il 27,5% sceglierebbe il Pdl di Berlusconi, mentre il 10% si orienterebbe sulla Lega di Bossi. La Destra di Storace ottiene l’1,8% delle preferenze, mentre Forza del Sud di Micciche’ l’1,2%. Lo 0,2% delle preferenze andrebbero invece al Pid di Romano, stesso risultato anche per l’Adc di Pionati e l’Udeur di Mastella. L’area di centrodestra otterebbe cosi’, nel suo complesso, il 41,1% delle preferenze.

Per quanto riguarda invece il centrosinistra, il 25% degli italiani voterebbe il Pd di Bersani, il 5% l’Italia dei Valori di Di Pietro e l’1,8% Rc+Pdci. Il Sel di Vendola si assicura il 7% mentre i Verdi di Bonelli l’1,8%. Ai Socialisti di Nencini va l’1% delle preferenze e alla Lista Bonino-Pannella l’1,2%. L’area di centrosinistra otterrebbe cosi’ il 42,8% delle preferenze degli italiani.

Per quanto concerne il Polo della Nazione, l’Udc di Casini si assicura il 7%, Futuro e Liberta’ di Fini il 5%, l’Api di Rutelli l’1,4%, l’Mpa di Lombardo l’1% e LibDem di Melchiorre lo 0,2%. Cosi’ l’area del Polo della Nazione otterrebbe il 14,6%.

Il Movimento Cinque Stelle si attesta all’1,5% e gli indecisi raggiungono il 40%.

FIDUCIA NEL GOVERNO E NEL PREMIER - Crespi Ricerche ha anche indagato sul trend di fiducia del Premier: ad aprile 2011 il 30% degli italiani dichiara di avere fiducia in Silvio Berlusconi, mentre esattamente un anno fa si trattava del 53%. Il calo di fiducia nel premier registra quindi una differenza del -22% in un anno e del -1% rispetto al mese di febbraio. Per quanto riguarda la fiducia nel Governo, il dato dell’aprile 2011 è del 34%, -1% rispetto al febbraio 2001.

FIDUCIA NEI MINISTRI - Per quanto riguarda la fiducia nei ministri, al primo posto si conferma Renato Brunetta (Funzione pubblica) con il 47%, seguito da Giulio Tremonti (Economia), Giancarlo Galan (Beni culturali), Gianfranco Rotondi (Attuazione del programma), Giorgia Meloni (Politiche giovanili) e Ferruccio Fazio (Salute) a pari merito al 45%. Al 43% si attestano invece Mara Carfagna (Pari opportunita’) e Umberto Bossi (Riforme), mentre si attestano al 42% Roberto Maroni (Interni), Maurizio Sacconi (Welfare) e Angelino Alfano (Giustizia). Al 41% troviamo Stefania Prestigiacomo (Ambiente), al 40% a pari merito Franco Frattini (Esteri) e Ignazio La Russa (Difesa). Sempre a pari merito, ma al 39%, ci sono Maria Stella Gelmini (Istruzione Universita’ Ricerca) e Paolo Romani (Attivita’ produttive). Seguono al 38% Roberto Calderoli (Semplificazione legislativa) e al 35% Elio Vito (Rapporti con il Parlamento), Altero Matteoli (Infrastrutture) e Raffaele Fitto (Rapporti con le Regioni). In coda Michela Brambilla (Turismo) con il 32% e il neo-nominato Saverio Romano (Politiche agricole) al 15%.

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