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Ogni settimana al cinema con il Politico.it (Ecco) (oggi) (!) l’Italia (?) dei “figli di…” Tutti dicono: “E’ un problema culturale…” Ma la cultura (?) si può (deve) cambiare (Il) rigore in politica e (quel)la rivoluzione (E) C’è (ci sarà, sempre di più) chi dice no

aprile 12, 2011 di Redazione 

Il sistema nazionalpopolare delle raccomandazioni/ segnalazioni si regge su (o trova spazio in) tre falle: la (mancanza di) cultura e la “necessità” dei possibili “beneficiari” del “favore”; la mancanza di onestà e responsabilità e (quindi) l’arrendevolezza di coloro che offrono quel “favore”; una regola (in tutti i sensi) che determina la necessità (il mercato del lavoro sbilanciato a vantaggio di chi – non – lo “offre” – ? – con la conseguenza, tra le altre, della precarietà diffusa; il mancato sviluppo, collegato ad una cultura della necessità – ancora – di un certo tipo di lavoro che restringe la coperta dell’occupazione sia dal lato della disponibilità sia dal lato della richiesta – o sarebbe meglio dire della pretesa; leggi accondiscendenti – quando non premianti – il meccanismo) dei primi e la perdita di senso di appartenenza e di orgoglio nazionale, per cui importa solo ciò che si fa per sé (?). Le chiavi per uscirne sono dunque due: quel rigore nella (ri)definizione (politica) del contesto che consente ad un tempo di (ri)costruire una legislazione adeguata e di fare la parte della politica per rifare grande l’Italia, allargando così le maglie del mercato; la rivoluzione culturale, che accompagni e crei la condizione della parte “lasciata” ai cittadini. Una soluzione che non può (certo) essere affidata alla “ripicca” dei singoli, quella ripicca che vediamo in questo film (***) con Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini (l’attore, naturalmente) su, appunto, il fallimento dei tentativi di stabilizzarsi di tre giovani determinato dai privilegi che la “concorrenza” sul mercato del lavoro ha accumulato grazie, of course, alle raccomandazioni. Si apre così l’ennesima domenica di cinema, sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri.

Nella foto, Paola Cortellesi, Luca Argentero, Paolo Ruffini nel film

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C’è chi dice no

REGIA: Giambattista Avellino

ATTORI: Luca Argentero, Paola Cortellesi, Paolo Ruffini, Myriam Catania, Claudio Bigagli.

GENERE: Commedia

DURATA: 95 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

Si comincia subito con una stupenda immagine su Firenze ripresa da Piazzale Michelangelo. E si vede la città con Ponte Vecchio al centro nella sua sontuosa bellezza.

Il film si svolge infatti a Firenze. In un grande giornale di Firenze (La Nazione?), in un ospedale di Firenze, nell´università di Legge di Firenze.

Firenze è dunque come la mela di Biancaneve, ci dice il film, bella fuori ma avvelenata dentro. Avvelenata di nepotismo, come tutta l´Italia. Ovvero i meritevoli, quelli bravi non vanno avanti, non fanno carriera. Se sei figlio di un ferroviere non vai da nessuna parte, se invece sei figlio di…”un barone” per esempio, allora fai carriera con la raccomandazione o “segnalazione”, truccando i concorsi o facendo le scarpe a chi è più bravo di te.

E così i bravi ma non raccomandati si riducono a lavorare per una miseria e a fare i precari a vita eterna in attesa di un´assunzione che non arriverà mai. E la loro vita personale sarà pure complicata dai problemi che si tirano dietro a causa del precariato. Questa è la storia di Massi (Luca Argentero), giornalista di talento che mai viene assunto, Bazzoni (Paolo Ruffini) docente di diritto penale (il cui ufficio all´università è nel cesso – il che potrebbe parere una boutade da film ma invero non è molto lontano dalla realtà) votato al precariato e a sgobbare per quelli che vinceranno i concorsi al posto suo come un kamikaze, e Camuzzi (Paola Cortellesi) che si vede fregare il posto all´Ospedale da un´australiana solo perché è una supergnocca che sta con il figlio del primario.

Delusi, depressi e soprattutto incazzati si ritrovano ad una cena di ex compagni di classe. Mentre tutti gli altri hanno fatto carriera perché figli di…loro tre invece sono dei falliti.

Decidono così di diventare stalker e rendere un inferno la vita a coloro che gli hanno soffiato il posto. Diventeranno le ombre nere della loro coscienza e fonderanno il movimento dei “pirati del merito”.

Il film è intriso di comicità di un buon livello, infarcita di dialetto fiorentino e livornese. Trovate ottime, veloci e ficcanti. Capace anche di creare suspence. Buoni gli attori. Per cui il film fila via rapido e non annoia affatto. Non disdegna una certa vena romantica (e non poteva essere diversamente essendo nella romantica Firenze).

Un film che consiglio per passare un´ottima domenica pomeriggio in allegria dimenticando i problemi.

Finale “ganzo” (omaggiamo Firenze con una, dopo “bischero”, delle sue parole par excellence) anche se ideologicamente arrendevole.

Tre stelle.

FABRIZIO ULIVIERI

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