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Sondaggio Crespi, così le Amministrative Milano, la Moratti costretta a ballottaggio A Napoli divisioni fanno rischiare Lettieri E a 2° turno potrebbe avere De Magistris Fassino può già passare col 51% a Torino

aprile 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Primi dati del principale istituto di rilevazioni per il giornale della politica italiana. Nel capoluogo lombardo il centrosinistra può farcela (a strappare il ballottaggio). Molto dipenderà dal risultato del terzo polo: con Manfredi Palmeri sopra il 5% se ne riparla quindici giorni dopo, restando comunque favorita la Brichetto. Più facile – anche se non in discesa – il percorso dell’ex segretario Ds all’ombra della Mole. Ma potrebbe non sbancare. A Napoli la moltitudine di candidati e la confusione che regna nell’area politica della maggioranza mettono in discussione una vittoria altrimenti molto probabile. Sfida aperta anche tra i due candidati di centrosinistra, con Morcone in- sidiato dall’ex pm. Ci presenta i dati, come sempre, il grande sondaggista in persona. di LUIGI CRESPI Read more

***Guzz***
BERLUSCONI? C’E’ ANCHE DI PEGGIO
di PAOLO GUZZANTI

aprile 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’indignazione, ad esempio. Categoria né politica né morale, bensì pigra scorciatoia di chi non sa assumersi le proprie responsabilità. ”L’indignazione – scrive Guzz – è il linciaggio ed è parente dell’approssimazione, dell’assalto al Parlamento, del lancio di monetine, di piazzale Loreto, del cattocomunismo e cattofascismo italici, è la palestra dei luoghi comuni, la fossa comune della ragione”. E peggio di Berlusconi sarebbe dunque una maggioranza (?) che si fondasse su tutto questo. Ma peggio di Berlusconi è anche un sistema giudiziario non da democrazia liberale, e non solo nella deformazione imposta dal presidente del Consiglio. Vogliamo ad esempio ritenere che il premier, al netto delle proprie colpe, non sia comunque molto “atten- zionato” da certa magistratura? Guzz a tuttocampo, sul “suo” giornale della politica italiana, il solo sul quale si dicono, liberamente (in senso assoluto), le cose come stanno. di PAOLO GUZZANTI            Read more

***Il commento***
LA LEGA PREPARA LA CRISI DI GOVERNO
di GAD LERNER

aprile 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Forse non ancora sulla Libia, ma le grandi manovre “nordiste” per prendere le distanze da un Berlusconi prossimo alla fine continuano. Qualora la partita delle amministrative a Milano dovesse concludersi con un risultato non favorevole a Letizia Moratti, quello potrebbe essere il momento di caduta (in tutti i sensi). Anche perché più acquisisce potere, più la Lega dà spazio alle proprie pulsioni conservatrici, “quasi reazionarie”. E questo favorirà un sempre maggiore isolamento leghista. di GAD LERNER Read more

Senza riduzione debito non ripartiremo Ma senza lo sviluppo saremmo daccapo Via i privilegi della politica (e gli sprechi) Poi contributo di italiani al ripianamento Intanto il mercato del lavoro sia ‘liberato’ Sì ora alla possibilità di licenziare (tutti) Occupazione continua con la formazione Solo così (?) si salva e rifà grande l’Italia

aprile 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Mentre il resto della stampa fa le pulci alla nostra politica autoreferenziale di oggi, a cui è collaterale, il giornale della politica italiana continua nel proprio impegno per gettare le basi della costruzione del futuro. Nel 1835 gli Stati Uniti azzerarono il loro debito, mettendosi nella condizione di prolungare una (eterna?) giovinezza. Oggi l’Italia è appesa al proprio (di debito). L’attuale ministro dell’Economia, che ci osserva stupito dall’immagine che accompagna questo articolo, ha trovato nella necessità di mantenere in ordine il bilancio l’unica stella polare della propria azione (?) economica. Ma stare fermi non risolve e, a lungo andare, nemmeno tampona (più). Con questo intervento del suo direttore, il Politico.it avanza allora una (ulteriore) proposta su come coniugare il necessario ripianamento del debito – a partire da una (altra) proposta di Giuliano Amato – e lo sviluppo, che, scrive Matteo Patrone, non può passare – durevolmente – che dalla costruzione di una prospettiva per i nostri (singoli) giovani e (quindi, e viceversa) per il Paese. di MATTEO PATRONE            Read more

Intanto a Fukushima il disastro continua E anche a NY vogliono chiudere impianto Ma economicamente nucleare conviene? Ogni centrale porta l’1.4% di produzione E “copre” 3% di massimo consumo Paese E’ un affare. Ma per chi lo “costruisce”… di EMILIO D’ALESSIO

aprile 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sfatiamo un mito: l’energia atomica non conviene. Ammesso che nel 2013 – in piena campagna elettorale – Berlusconi possa avere il coraggio di rimettere in campo un tema che comunque non porta voti (anche a distanza di tempo da Fukushima), un programma avviato allora porterebbe al completamento della prima centrale solo nel 2025. Contro l’immediatezza del “ritorno” (in tutti i sensi) energetico delle rinnovabili. Ma questo, diranno i nuclearisti, si sapeva; il problema è assicurarci l’indipendenza energetica “prima o poi”. E il vero vantaggio dell’energia atomica sarebbero i suoi bassi costi, tali da riverberarsi anche in una riduzione delle bollette per ogni cittadino. Ma il nucleare è ben lungi dal soddisfare in un basso rapporto centri di produzione/prodotto quel fabbisogno del nostro Paese. E anche la storia delle bollette è parzialmente falsa: i costi di produzione dell’energia incidono solo per un 30%. Tutto questo a fronte di un’alternativa-energie pulite la cui praticabilità – e convenienza – economica diviene anno dopo anno una realtà. Come abbiamo scritto ieri, in questo quadro l’unica ragione per insistere con l’atomo è la convenienza, sì, ma di quanti (pochi) faranno affari con la costruzione delle centrali. Ce ne parla l’esperto di sviluppo sostenibile. di EMILIO D’ALESSIO Read more

Avevamo (ancora una volta) ragione noi Nucleare, oggi Berlusconi dice la verità “Lo stop? Solo per evitare il referendum La gente (!) lo avrebbe fermato per anni Lo riproporremo ad acque più tranquille”

aprile 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nelle ore in cui l’Italia festeggiava il (presunto) definitivo addio all’energia che può distruggere il mondo, il Politico.it avvertiva: “E’ solo una finzione. Serve ad evitare il no definitivo del referendum. Passato questo il governo lo ripresenterà”. Oggi, costretto dal confronto con Sarkozy, che la tecnologia atomica ci “deve” fornire, il presidente del Consiglio conferma che a vedere giusto era stato ancora una volta il giornale della politica italiana: “Nessun ripensamento, il nucleare tornerà non appena gli italiani saranno di nuovo ”pronti” (…) ad accoglierlo”. In altre parole: “Vi abbiamo preso in giro”. E non solo: “Vi abbiamo anche precipuamente tolto il diritto di scegliere cosa fare della vostra nazione”. Come il Politico.it sottolineava in quelle ore, si tratta di una vera e propria operazione anti-democratica, perché, ancorché legalmente, toglie al popolo il diritto ad autodeterminarsi, consegnandolo nelle mani di Berlusconi (stesso). La “qualità” della reazione antidemocratica del Cavaliere cresce giorno dopo giorno. Oggi sono i trucchi, a consentire di prescindere (in parte) dalla democrazia; ma cosa succederà quando questo non basterà più? Non ideologia, e nemmeno – naturalmente – interesse strategico (chi avesse quest’ultimo, sarebbe ben disposto a sottostare alla decisione dei suoi connazionali) ma puri interessi economici – e della cricca, dietro l’insistenza di questo esecutivo sul nucleare così come sulla privatizzazione dell’acqua (per la quale si sta architettando un’operazione simile) così come, per portare un ulteriore esempio, sul ponte sullo stretto. Berlusconi usa l’Italia per fare gli affari propri e quelli dei suoi sodali. Chi continua nonostante questo – e nonostante, peraltro, non par- tecipi a quegli interessi – a ritenere di doverlo votare si chieda cui prodest. A Berlusconi, naturalmente. E alla cricca. Non certo a chi lo vota e all’Italia nel suo complesso. Read more

L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA. DEI DITTATORI CONTRO I LORO CONNAZIONALI


Libia, giusta la decisione di bombardare Stop all’ipocrisia di partecipare senza farlo
No solo dagli irresponsabili: come la Lega

aprile 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pazientemente snidato da Obama, il presidente del Consiglio pone fine all’ipocrisia di fare una guerra, mettendo a disposizione gli strumenti per colpire il nemico, lasciando che a “sporcarsi” le mani siano i soli “alleati”. Una prova codina di vigliaccheria politica - ”rafforzata” (?) dagli affari privati tra il Cavaliere e Gheddafi - che da oggi cessiamo di avere sulla coscienza (di Berlusconi – ?). Era giusto discutere sull’opportunità di entrare in conflitto – decisione a nostro modo di vedere inevitabile – non sulla fine della vigliaccheria (posto che la discussione è necessaria su tutto). La stessa Costituzione, lo ricordiamo, prevede l’uso della forza sotto il “cappello” degli organismi internazionali. Perché responsabilità non è non fare la guerra senza se e senza ma. Ma farla solo quando è inevitabile e “giusta” secondo i canoni (pure poveri) dell’Umanità (intera), rappresentata (?) dall’Onu. E fermare la sanguinosa ripicca di un egoista nei confronti del suo stesso, inerme popolo è stato considerato tale. Ce ne parla il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more

Il caso/ 2. Scrivi “Br=magistrati” e avrai fatto bingo! di Virgilio Falco

aprile 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Per non essere più la “Repubblica delle banane” la nostra nazione ha bisogno di una iniezione di cultura liberale. Cultura delle istituzioni, cultura delle regole, etica pubblica. In una parola: rigore. Manca a destra (?) come a sinistra. E’ una delle tre parole-chiave – indicate dal nostro direttore - su cui costruire programmaticamente la nuova politica. Le altre sono nazione e cultura (nel senso di consapevolezza - di sé, di educazione alla Bellezza). L’ex dirigente nazionale dei giovani del Pdl passato all’Udc per prendere le distanze dall’autoreferenzialità della leadership (?) del presidente del Consiglio analizza l’ultimo esempio di “bananismo”. di VIRGILIO FALCO Read more

Il caso/ 1. Giovanardi bacchetta Ikea: intolleranza al potere Chirico

aprile 23, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio se la prende con i manifesti in cui due uomini sono ritratti mano nella mano sotto lo slogan “Siamo aperti a tutte le famiglie”. Se la prende con il vento di tolleranza che soffia - non a caso – da un Paese del nord. Se la prende con la democrazia. Se la prende con la Libertà. Il commento è affidato alla giovane esponente di Radicali italiani e segretaria degli Studenti Luca Coscioni. di ANNALISA CHIRICO Read more

TREMONTI,
IL GRANDE BLUFF

Economia, governo in preda al panico
Il ministro non sa che pesci pigliare
Il premier(?) lo fa attaccare dal Giornale

aprile 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Aggrappato al palo-stabilità. Di una nave in tempe- sta. Giulio Tremonti appare come un timoniere senza barra. La definizione del titolo è di Sandro Gozi. Il ministro più lodato della Storia della Repubblica non ha compiuto, in questi anni, una sola scelta di politica economica. La presunta abilità nel tenere in ordine i conti è in realtà frutto della non-azione. Che per un Paese in declino equivale ad una fine sicura. Tremonti è oggi (?) un non-ministro. Che sfugge al controllo del non-presidente del Consiglio. Il quale è costretto a scatenare Sallusti anche per “parlare” col titolare del dicastero-chiave del suo governo. Su cui chiosa il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more

In vendita online Il futuro dell’Italia il Politico si fa libro. E fa differenza

aprile 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il libro a più alta densità di idee originali in rapporto a pagine e battute. Un libro preveggente: la fine della destra e della sinistra, la nuova politica, la formazione permanente, la rivoluzione culturale. Il libro che più ha influenzato la strategia del Partito Democratico degli ultimi mesi. Un Pd che ha teso a farsi “partito dell’Italia” mettendo in campo un progetto organico e complessivo.

Proprio come gli suggeriva il nostro direttore. Da allora sono finite le polemiche e la segreteria Bersani è rinata, mentre nei sondaggi i Democratici hanno ripreso a salire. E’ tutto in queste sessanta, scarne paginette che anticipano una possibile rivoluzione per la politica italiana. Il futuro dell’Italia. di Matteo Patrone

Assalto finale di Berlusconi a democrazia Manifesti procura=Br ‘approvati’ da Silvio Come proposta di modifica Costituzione E così tutte ‘fughe in avanti’ dei deputati Neo-strategia (mediatica) della tensione Che cosa verrà dopo la (sola) pressione?

aprile 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il disegno emerge ora nella sua chiarezza. Mai come oggi il Cavaliere ci aveva provato in modo così diretto. Berlusconi capisce di essere agli sgoccioli, e tenta il tutto e per tutto per portare a compimento il proprio progetto originale. Il modus operandi è semplice: mandare avanti le seconde linee per seminare il panico nelle difese “nemiche” e ridurne progressivamente la capacità di reazione. In attesa di cosa? E’ facile compilare la tabella di marcia delle ultime settimane: il doppio tentativo di imbavagliare l’informazione Rai, per la prima volta per mano di un peone sconosciuto; poi i manifesti anti-magistrati di Lassini. Che, scrive Lerner nel pezzo che state per leggere, hanno un ”legame organico, finanziario, ideologico e organizzativo con il Pdl”. Ieri la proposta di modifica dell’articolo 1 della Costituzione per mano di un altro deputato “anonimo”. Obiettivo: rafforzare i poteri del Parlamento e con essi quelli del presidente del Consiglio, che ha in pugno deputati e senatori; e privare della loro capacità di interdizione capo dello Stato e Alta Corte. Un attacco su più fronti che non viene ancora esplicitato perché la rana non si accorga di stare lentamente cuocendo, e che anzi trova questa forma inedita dell’apparentemente sconnessa azione dei singoli. Ma tutto questo ancora non basta. Cosa verrà (appunto) dopo? di GAD LERNER Read more

Ora Pdl vuole modificare la Costituzione Per accrescere potere del (suo) premier Altri (a sinistra) propongono Costituente Non riuscite in ordinaria amministrazione Lasciate da parte le (nostre) fondamenta Rinnovamento. I giovani partano da idee

aprile 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La mossa assomiglia a quelle messe in atto per controllare l’informazione in Rai. In questo caso andrebbe però a toccare – e a stravolgere – direttamente l’equilibrio tra i (maggiori) poteri dello Stato. Al di là dell’emergenza (? di oggi), ls nostra politica autoreferenziale accelera irrimediabilmente – se non cambieremo direzione al più presto – il declino della nostra nazione con un semplice “lavor(i)o” di superficie, e ora vorrebbe mettersi ad armeggiare con il suo sofisticatissimo meccanismo – il cuore – frutto della grande necessità e quindi della grande ispirazione dei nostri nonni costituenti. Così che se ai figli di questo tempo fosse ancora data una possibilità di salvare e rifare grande il nostro Paese – ammesso di avere ancora una democrazia e di non ridoverla conquistare - si facesse in modo di togliergliela al più presto. Non sia mai che questa generazione, quella dei nostri “padri” (?), lasci qualcosa che non sia terra bruciata intorno a noi. L’ultima, “brillante” iniziativa è di un parlamentare pidiellino, ma anche tra gli onesti e i responsabili – che evidentemente non lo sono, questi in particolare, fino in fondo – in queste settimane abbiamo ascoltato diverse voci suggerire la strada di un’assemblea costituente. Sarebbe come affidare i lavori di ristrutturazione di un edificio all’impresa costruttice di un altro palazzo crollato il giorno prima. Il problema è proprio questo: a tali signori dell’Italia non importa assolutamente nulla; per questo vengono definiti “autoreferenziali”: perché rispondono – e fanno - solo (a)i loro interessi, più o meno materiali. Ovviamente indire un’assemblea costituente con costoro sarebbe un vero e proprio suicidio, per cui dal primato della migliore Costituzione del mondo potremmo facilmente passare al peggior pastrocchio della Storia, quali del resto, in altre “categorie”, gli uomini (?) politici (?) autoreferenziali di oggi ci hanno già regalato. Nessuna assemblea costituente finché la maggioranza della nostra classe politica non sarà composta da persone oneste e responsabili. E questo potrà avvenire – se potrà avvenire – solo quando ci sarà stato un (profondo) ricambio. Ma un ricambio non fine a se stesso - o saremmo daccapo – bensì affidato ai canoni (appunto) dell’onestà e della responsabilità. Come si misurano, intanto? I giovani di oggi devono lavorare per quelli di domani e il modo per farlo è mettere in campo delle idee oneste e responsabili, ovvero tali che siano in grado di fare il bene del Paese senza la necessità di ulteriori interventi. Il dibattito pubblico deve essere riportato a questa dimensione. Una dimensione che sarà, inevitabilmente, tanto più fertile ed efficace, quanto maggiore sarà il respiro etico e filosofico di tutto questo. Il giornale della politica italiana mette in campo ogni giorno il proprio esempio. E, speriamo, qualcosa di più. Come (ad esempio, appunto) qui e qui. Read more

***Il futuro dell’Italia/ Energie***
NUCLEARE BREVE
di EMILIO D’ALESSIO

aprile 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La volontà di scongiurare il raggiungimento del quorum al referendum del prossimo 12 giugno sul legittimo impedimento (e sulla privatizzazione dell’acqua), sì, ma non solo. Dietro la decisione del governo di stoppare il proprio programma per il ritorno all’energia atomica – oltre al probabile retropensiero sulla possibilità di rivedere la decisione non appena l’allarme-Fukushima sarà stato sedato – ci sono anche altre ragioni. La Germania ad esempio ha appena annunciato l’intenzione di smantellare tutte le proprie centrali atomiche entro dieci anni. E che punterà “senza esitazioni” sulle rinnovabili. E quale occasione migliore di un dietrofront sul nucleare la cui tecnologia ci sarebbe stata fornita in larga parte della Francia, per una possibile rivincita su Sarkozy dopo lo smacco della leadership francese nell’operazione in Libia e il gran rifiuto sui permessi di soggiorno dei migranti tunisini? Ce ne parla l’esperto di sviluppo sostenibile, che comincia con questo pezzo sul passo indietro atomico la sua collaborazione con il Politico.it di EMILIO D’ALESSIO Read more

Nucleare, ora non rifacciamoci ingannare Il governo ha (sì) stoppato il programma E ad oggi l’Italia non ritorna più all’atomo Ma così salta pure il referendum ‘contro’ E senza il nostro “no” si ritornerà in pista

aprile 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’esecutivo sospende la costruzione di nuove centrali, e così facendo determina l’annullamento del referendum, per il quale noi non diremo il nostro (nuovo) “no” all’energia atomica così che la possibilità di un ritorno al nucleare resterà intatta. E quando l’allarme post-Fukushima sarà passato un nuovo governo di centrodestra (se non questo stesso prima della fine della legislatura) sarà pronto a rimettere in campo l’opzione, senza più tema – probabilmente, salvo nuovi incidenti – di essere “fermato” dalla volontà popolare. A due mesi dalla consultazione, si tratta di un atto profondamente antidemocratico, anche se legittimo. Perché la qualità della democrazia non è data solo dal rispetto delle regole scritte, ma anche da quello delle regole non scritte. E la regola (scritta ma non vincolata) della (nostra) democrazia è che “la sovranità appartiene al popolo”, e ciò è vero solo quando non già il governo insegue populisticamente la “piazza” (in tutti i sensi), ma quando il popolo è coinvolto e coordinato dalla politica che ne diventa ad un tempo guida (prima) ed espressione (poi), compiendo la democrazia. Quella del governo di oggi è una mossa utile a prendere un tempo, un evitare l’ingresso presidiato per farlo, tra qualche tempo, dalla porta di servizio. (Anche) per questo Napolitano ha tentennato prima di firmare il provvedimento, ed è perciò che l’esecutivo ha inserito la moratoria nel decreto omnibus, un altro strumento antidemocratico che lede la rappresentatività nel suo momento più alto, quello parlamentare. Non facciamoci irretire. E la stampa onesta e responsabile non smetta (come ha già – quasi – fatto) di informare sul disastro di Fukushima e riprenda ad approfondire il dossier-nucleare: que- sto è il compito dell’informazione. Il resto è autorefe- renzialità. Collaterale a (questa) nostra politica. Read more

Camera con svista. L’adrenalina schizza a mille di Franco Laratta

aprile 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Uscito dagli archivi (postumi) dell’Istituto Luce, servizio di (cine) giornale (della politica italiana) su come il premier trascorre le ore dell’approvazione del processo breve alla Camera. La firma è del deputato del Pd. di FRANCO LARATTA* Read more

Destra, sinistra, centro non esistono più La Politica è rispondere a chiamate Storia E ora ci ‘chiama’ a salvarci- rifarci grandi Sola risposta sono onestà/ responsabilità La (sola) divisione è tra chi ci sta e chi no

aprile 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana aveva ancora una volta anticipato un fenomeno che, assistiamo in queste ore, sta più o meno (in)visibilmente maturando nella nostra politica. E’ la nuova politica. Quella politica fatta nel solo interesse di (tutto) il Paese al di là della rappresentanza di specifici interessi. Oggi il nostro interesse è, primo: evitare il declino. E il declino si evita in primo luogo con la rivoluzione culturale, fondamento del nostro possibile Nuovo Risorgimento in grado di preparare il nostro Nuovo Rinascimento. In secondo luogo, si tratta di tornare grandi. E la strada è la stessa. Solo, in un cammino prolungato. Che non “si” sieda ai primi allori. Quello che hanno fatto (ai secondi, ai terzi) i nostri “padri”, a cui i nostri nonni avrebbero detto di non farlo. Bensì insista nel cercare e consolidare lo sviluppo, rendendolo duraturo e sempre più consistente. La nostra politica autoreferenziale di oggi, nel suo politicismo, è l’esatto opposto della nuova politica. In mezzo c’è il gioco delle parti del centro, della destra e della sinistra. Figlie di un tempo in cui c’erano interessi (“nazionali” – ?) divaricanti e contrapposti. Oggi l’interesse, come detto, è uno solo. E dunque non dovrebbero esistere più (ragionevolmente) la destra, il centro e la sinistra. E politicamente non esistono più. Esistono in quanto stazione intermedia tra la nuova politica e la nostra politica autoreferenziale di oggi, come crogiolo – di passaggio alla politica vera – di uomini politici che non hanno ancora trovato l’orizzonte. Piano piano prendono coscienza, ed è così che i futuristi di Fli e il Pd – e va riconosciuta la lungimiranza, sia pure in una versione politicistica, di Pigi Bersani – cominciano a rendersi conto che non ha più senso l’attuale divisione. Ai “figli di questo tempo”, che non siano vittime della cooptazione e dell’unzione dei vecchi uomini politici politicanti (oggi) autoreferenziali, questo è chiaro istintivamente. Perché il loro tempo “esige” da loro questo nuovo atteggiamento. Ci stanno arrivando anche i vecchi, comunque. Molti di loro lo hanno già capito compiutamente. Hanno il problema di spiegarlo ad un popolo ormai sclerotizzato in questa (sud)divisione, e che evidentemente la politica deve guidare e non inseguire (in tutti i sensi?). Il giornale della politica italiana, libero, il coraggio di dire ai propri lettori (la gran parte dei quali condivide – da tempo – questa impostazione) che la destra, la sinistra e il centro non esistono più lo ha avuto. Facciano lo stesso i nostri uomini politici, a cominciare magari da quegli altri giovani non cooptati dalla vecchia politica – che del resto hanno tutti scelto il Politico.it come luogo della propria espressione e del proprio confronto – che con la destra, la sinistra e il centro non hanno, se vogliono fare politica vera, e fare il bene dell’Italia, proprio niente a che spartire. Il giornale della politica italiana è il laboratorio nel quale si costruisce l’Italia del futuro. A “partire” (in realtà dai contenuti) da questa presa di consapevolezza: sinistra, destra e centro non esistono più; sono categorie del secolo scorso. Quelle di questo tempo sono gli onesti e i responsa- bili, da una parte, e coloro che non ci stanno dall’al- tra. Per questo non c’è bisogno di nessun “cartello” “antiberlusconiano”; c’è bisogno di chi si metta a costruire il futuro dell’Italia, e per farlo cominci a fare semplicemente quello che è necessario fare (M. Patr.). Read more

Talenti. Italia depressa, l’Impero del Cerino di Marianna Bartolazzi

aprile 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Impero del Cerino è quel luogo nel quale la politica non è (più) un servizio alla nazione e alla (nostra) comunità nazionale, ma un gioco – a chi raccatta più utilities per sé. Non si tratta – solo – di corruzione, c’è anche quel livello più (in)sensibile e sottile della corruzione (semplicemente – ?) morale, della perdita di senso (in tutti i sensi) del proprio ruolo, della ritorsione (anche qui, in tutti i sensi) su se stessi perché non si ha più – non si crede più di avere – un ideale da realizzare (si può!), un obiettivo (grande, per tutti) da raggiungere. In questo Paese ad un certo punto si è finita per perdere anche la capacità, in fondo, di raccattare qualcosa per sé (tranne che per la corruzione morale che si traduce in corruzione materiale). E si gioca a… (non) perdere. Dalla possibilità di fare grande quella che è stata – e tornerà ad essere – la più grande nazione del mondo, in quanto culla della civiltà (e dunque “nazione” ma come cuore di un organismo pulsante che coincide con l’Umanità intera), all’(im)possibilità di ricavare almeno un po’ di onore per sé/ da sé. Servono due cose per emanciparci dall’Impero del Cerino e tornare ad essere l’Italia: per ciò che riguarda la classe dirigente, un rinnovamento che non sia però fine a se stesso bensì rappresenti un rinnovamento – in primo luogo – della nostra politica, che torni ad essere servizio in nome di alti ideali per – a questo punto della nostra Storia – salvare e rifare grande questo Paese. Per ciò che riguarda la nazione, la nostra comunità, che va coinvolta e coordinata, un nazionalismo necessario che, una volta (ri)fatta la politica, metta tutti nella condizione di essere protagonista del nostro Nuovo Risorgimento, e con esso di preparare – tutti insieme – il nostro Nuovo Rinascimento. Tra coloro che posso far(ce)la, c’è la nostra Marianna Bartolazzi. Ascoltiamola, dunque, con attenzione. di MARIANNA BARTOLAZZI Read more

Ma (se) Berlusconi ha (anche) ragione(?) De Magistris; più l’”insistenza” con Silvio Magistratura è libera da mali del Paese? La nostra cultura è figlia della Resistenza Ed è una cultura “di sinistra”. Di parte (?) Destra becera, ma un dibattito va aperto

aprile 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Consiglio, lo abbiamo già scritto, è il più grande, e unico, innovatore della nostra attuale (?) classe dirigente. Al di là dell’opportunità (o meno) di un riferimento del genere di questi tempi, ha rappresentato, per la cultura politica del nostro Paese, un vero e proprio tsunami. Nel male: con le sue scarse (?) onestà e responsabilità. Ma se in molti, tra i nostri connazionali, hanno creduto nella sua capacità di compiere una rivoluzione liberale, nel ’94, è anche perché in quella carica innovativa ci sono elementi che non possono essere giudicati – in assoluto – né positivi né negativi, almeno da un punto di vista obiettivo; perché rappresentano il portato di una (altra) cultura politica. Legittima. Quella liberale (?). Lasciamo da parte che, poi, Berlusconi non abbia tradotto in concreto nulla di tutto ciò. E che quando è intervenuto, e quando lo fa, accade per motivazioni legate alla propria vita individuale. Nel nostro Paese una cultura maggiormente liberale sarebbe non solo necessaria, ma soprattutto legittima. E questo vale (anche) per i settori, da Silvio additati, della giustizia e della nostra istruzione. Il modo in cui lo fa è becero e irresponsabile, perché genera un conflitto, indebolisce le istituzioni (e l’eventuale limite non è nelle istituzioni in sé, “spina dorsale” per (quasi) tutte le stagioni, ma nella nostra cultura politica), avviene (anche) strumentalmente per scopi (illegittima- mente) di parte. Ed è lui stesso la principale causa del fallimento della (sua) “rivoluzione”. Non solo per la propria evanescenza politica (nel momento di passare ai fatti), ma anche in quanto generatore di (questa) polarizzazione e (di questo) conflitto. Ed è – ovviamente - inaccettabile che un presidente del Consiglio attacchi i magistrati e la scuola pubblica. E che la (possibile) liberalizzazione culturale avvenga attraverso una manovra subdola che passa per il proposito di modificare i libri di storia e per la ridu- zione forzosa delle capacità della scuola di Stato (fornendo aiuti di Stato a quella privata) è indegno. E tuttavia un dibattito, più sereno, aperto, potrebbe legittimamente essere avviato. Anzi: andrebbe avviato. Perché il rigore – tra il resto – di un maggiore liberalismo è qualcosa di cui la nostra nazione avrebbe bisogno. Read more

Ora un’Europa razzista (con i migranti) (?) No, oggi l’Europa è soltanto (?) prudente Migrazione di massa (ri)genera razzismo E può far ‘saltare’ nazioni che accolgono Sinistra voglia più bene al nostro Paese Darà così proprio contributo a progresso

aprile 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Partito degli stranieri”, l’abbiamo definita più volte. Perché se è inaccettabile il razzismo leghista, la soluzione non è certo il suo opposto, che anzi rappresenta il vero humus nel quale è potuto maturare e nel quale prospera – e crescerà ancora – il fenomeno delle camicie verdi. La sinistra italiana (e non solo; e i risultati in linea di massima pessimi – anche quando si verifica qualche segnale di ripresa o addirittura di rilancio, ma proprio per questo (poco) nel momento della crisi del modello della destra e dunque in cui dovrebbero aprirsi praterie per una proposta diversa – lo confermano) è passata dall’idealismo della sua Storia novecentesca all’irrealismo demagogico (autoreferenziale) di oggi, per cui predica – senza viverlo – un buonismo che non fa il bene di nessuno, né delle persone che aspirano ad una vita migliore in altri Paesi e per questo muovono verso il nostro, né degli italiani. E siccome ci riferiamo alla sinistra italiana, è evidente che il torto maggiore viene fatto a quella parte verso la quale tale sinistra dovrebbe essere maggiormente responsabile: i suoi connazionali. Non fa il bene di nessuno perché l’apertura indiscriminata delle frontiere è generatrice di apprensione e di rabbia (comprensibili, e chi non le vuole comprendere lasci la politica) negli italiani-di-oggi, e dunque di sicura – in questo modo – discriminazione per quelli-(possibili)-di-domani; e a lungo andare - in mancanza di un piano e di un’organizzazione di tutto questo – determina un (ulteriore) degrado e una possibile “saturazione” dannosa per la nostra nazione e dunque anche per coloro che vi vedono una possibile via di fuga (in tutti i sensi). La democrazia universale, il mondo unica nazione, è anche (?) il sogno del giornale della politica italiana. La differenza con la sinistra italiana è che lo concepiamo (anche) come un obiettivo (reale), e per questo ci disponiamo a dedurre i passaggi necessari per raggiungerlo. La sinistra italiana, non avendo a cuore più nulla, non credendo più in (quasi) niente, cede al populismo sui generis dell’(auto)referenzialità nei confronti della propria parte. E in questo modo non (ri)vincerà mai, continuerà ad alimentare la destra e il razzismo, e il sogno della democrazia universale resterà un sogno. Tra loro, ormai più di nessuno. Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Habemus Papam, Ulivieri: ***
(Gran giorno del) ritorno in sala di Nanni Che non (ci) convince però fino in fondo

aprile 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Ho voluto fare una commedia”, dice Moretti, ed è proprio nel contrasto tra l’(altra) ambizione (del soggetto) e le ri-cadute (in tutti i sensi) morettiane che il film va a cozzare, finendo per (ri)uscire (?) ”irrisolto”. Habemus Papam merita comunque le nostre tre stelle, e “va” visto. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E di Fabrizio Ulivieri. La domenica il cinema è (solo) sul giornale della politica italiana. Per decidere cosa andare a vedere, un appuntamento “obbligato”. Nanni dunque. Sentiamo. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Libertà dipende (strettamente) da cultura Così come pure ‘merito’ è legato ad essa (Che è) la (vera) facitrice di ‘uguaglianza’ Democratici/ liberali ‘per forza’ d’accordo Ora serve (pure) la rivoluzione culturale

aprile 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ogni individuo non è veramente libero se non ha la libertà (appunto) di saper stabilire cosa può (veramente) fare, e se non è nella condizione di non avere bisogno (quasi) di nulla, perché “ha” se stesso. E la pre-condizione perché queste due condizioni vengano rispettate è, appunto, la cultura. Cultura intesa come consapevolezza (di sé), come educazione alla bellezza. La bellezza, scrive Dostoevskij, salverà il mondo. E’ davvero la sintesi (o il titolo) del nostro manifesto. Nessun vero liberale, perciò, può prescindere dal riconoscimento della necessità della cultura. E infatti così avviene. Ma quando un Paese è ridotto ad una condizione di incultura, a causa di una (precedente) rivoluzione anti-culturale perpretrata proprio per avere un maggior controllo su di esso, attraverso la riduzione della libertà (mediante la riduzione della cultura)? La rivoluzione liberale è sufficiente a creare le condizioni per una diffusione della cultura, e quindi per la libertà? Sì; ma è anche una (parziale) resa della politica, che ha la possibilità di accelerare – e di molto – quel processo, e dunque può dirsi veramente liberale solo se lo fa. Le modalità sono quelle indicate ieri su queste colonne da Enrico Musso, ma anche quelle usate (all’opposto, in tutti i sensi) dal fautore della rivoluzione anti-culturale. La chiave della rivoluzione liberale è (appunto) la libertà delle regole, che crea circoli virtuosi per cui si tende all’eccellenza (in senso stretto). Ma si tende all’eccellenza, nella libertà delle regole, (anche) a “causa” del “motore” rappresentato dai modelli. I modelli virtuosi sono assicurati dalla socialità, ma cosa succede se la socialità è limitata, o (sud)divisa, o se accanto ad essa avviene la trasmissione di modelli fuorvianti? Posto che in questo caso non sarebbe rispettata la condizione della rivoluzione liberale – ma non è, per così dire, impossibile, in una società che non ha una tradizione in questo senso - la libertà si trasforma in un vuoto pneumatico che va a riempirsi dei contenuti imposti (in tutti i sensi) dal più forte. Per evitare ciò, la politica deve assolvere fino in fondo alla propria funzione, accompagnando la rivoluzione liberale con una rivoluzione culturale, che – anche garantendo il rispetto delle condizioni della rivoluzione liberale stessa – assicuri la diffusione della cultura e con essa la libertà. Accanto alla liberalizzazione della cultura proposta da queste colonne dal senatore Musso, si afferma l’indirizzo di fondo di una politica che, appunto, assolva compiutamente alla propria funzione di gestione della società. Un indirizzo rap- presentato dall’affermazione dei modelli dell’onestà e della responsabilità, e della cultura stessa. Modelli messi in campo attraverso (anche) la televisione.

***La proposta***
COME FAR QUADRARE I BILANCI DELLA CULTURA
di ENRICO MUSSO*

aprile 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ la chiave di ogni (nostro) progetto. Cultura strumento per la (nostra) liberazione, per salvare e rifare grande questo Paese e per costruire il futuro (del mondo). Da qui. La pensa allo stesso modo il parlamentare eletto nel Pdl e passato poi al gruppo delle autonomie – che comprende anche l’Udc – al Senato. Nel giorno dell’insediamento di Giancarlo Galan alla guida del dicastero-chiave (ma la maggioranza, in tutti i sensi, ancora non lo sa) per la costruzione del futuro dell’Italia Musso ha tenuto un lungo discorso nel quale descrive dettagliatamente il modo in cui rilancerebbe la cultura nel nostro Paese. Un vero e proprio programma da ministro, appunto. Nella concezione del senatore genovese la cultura ha la stessa centralità che ha nella nostra. La differenza è che Musso trova il modo di (o comunque prova a) fare (direttamente) quadrare i bilanci coniugando quel concetto con l’idea dell’investimento (economico). Non solo indiretto. Ecco il discorso. di ENRICO MUSSO* Read more

La prescrizione breve non spegne né L’Aquila né Viareggio Guzzanti

aprile 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Riduce semplicemente i tempi di… due anni. Sì. Ma su 37, che diventano dunque 35. 35 anni per celebrare il processo: sono sufficienti (?). Il deputato liberale, oggi nel gruppo di Iniziativa Responsabile e di nuovo, dunque, in forza alla maggioranza respinge le accuse rivolte a chi, come lui, aveva votato il provvedimento che riduce (appunto, ma di poco – in questo caso) i tempi di prescrizione dei processi: di avere, in questo modo, posto una pietra tombale sulla possibilità di ottenere giustizia per i famigliari delle vittime del terremoto in Abruzzo e del disastro ferroviario colposo avvenuto in prossimità della stazione toscana. Ciò non cambia la sostanza del processo breve, un’amnistia mascherata. Ma che - almeno - non riguarda le due più recenti tragedie della nostra vita comune, rispetto alle quali i parla- mentari che avevano votato il provvedimento erano stati inchiodati alle loro (ir)responsabilità (?). Che però, come ci spiega ora Guzz, in questo (specifi- co) caso non esistevano. di PAOLO GUZZANTI Read more

Ma solo i (veri) giovani possono (ri)farlo Quelli (già) scevri da (vecchie) ideologie E’ la generazione dei nati dopo il 1980 Democratici e liberali di destra, riunitevi E mettete in campo un progetto comune

aprile 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La strada lungo la quale la nostra nazione si sta muovendo porta ad un vicolo chiuso. Non è possibile cambiarla semplicemente ricambiando (in tutti i sensi – ?) la nostra politica autoreferenziale di oggi, che è l’artefice di tale errore di direzione. Quel riferimento va dimenticato. E la soluzione non può essere quindi perseguire (individualmente) un accreditamento presso di essa. E ancora secondo le divisioni attuali. E’ necessario invece andare oltre tutto questo e avanzare una proposta comune, che sia “figlia” esclusivamente di questo tempo. Solo così sarà possibile unire le aree di sensibilità e di opinione oneste e responsabili della destra e della sinistra. E questa è la pre-condizione – in attesa del “compimento” del Pd – per quel (nuovo) Risorgimento che già in origine, del resto, rappresentò l’incontro tra le anime (è proprio il caso di dirlo) più sensibili al tema della nazione della “destra” e della “sinistra” di allora. Ovvero quella comunità (oggi disunita) di persone che provano un reale senso di appartenenza al nostro Paese, e sentono di dover dare se stesse per salvarlo e rifarlo grande. Onestamente e responsabilmente, appunto. Immaginate i giovani di destra e di sinistra uniti sotto le insegne di un progetto comune. Come, lo abbiamo “dimostrato” prima, è ampiamente possibile. In un’Italia priva oggi di una reale capacità critica, ciò che può aiutare questo processo è (anche) una leadership riconoscibile. Il giornale della politica italiana ha già individuato questa possibilità nel profilo di Matteo Renzi, più “anziano” ma a sua volta post (vecchie) ideologie. E ideale punto di sintesi tra quelle che dovessero essere le sensibilità ancora più marcatamente divaricanti. Ma in nome di cosa (in tutti i sensi)? Oggi ciò che serve è un pragmatismo ideale che si occupi di raccogliere l’eredità dei nostri nonni (appunto), togliendo dalla guida i nostri ormai consunti, e mai veramente adeguati, padri. il Politico.it è il luogo del riconoscimento di tutto questo. Il giornale della politica italiana farà (continuerà a fare) la sua parte perché questo sogno – immaginate, ancora, un’Italia “giovane” che lavora per i giovani di domani (o non è politica!) senza differenze e faziosità, nel solo interesse della nazione – possa realizzarsi.            Read more

***Sms***
IL GOVERNO PROPONGA IL NOBEL PER LA PACE AD ARRIGONI
di FRANCO LARATTA*

aprile 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Pd invita l’esecutivo a fare la propria parte perché l’impegno per la pace del giovane attivista italiano, rimasto ucciso per mano di un groppuscolo di terroristi a Gaza, venga riconosciuto. Read more

Ora basta con le (demagogiche) ipocrisie Dov’è differenza tra finiani/ Democratici? Le maggiori onestà e responsabilità Pd Non c’è quanto a programmi e pure ideali (Ri)mettetevi assieme per bene dell’Italia Come ai tempi del (primo) Risorgimento Cavour Mazzini Garibaldi approverebbero Obiettivo: salvare e rifar grande nazione

aprile 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tre parole-chiave del futuro programma: rigore (non solo dei conti), nazione, cultura. Rigore che significa merito, taglio radicale alla spesa, le condizioni “tecniche” del funzionamento della macchina-Paese. Nazione perché l’obiettivo, appunto, è salvarla e rifarla grande. E siete tutti d’accordo che non è il caso di provocare la Terza guerra mondiale e che dunque tale nazionalismo (necessario) va da subito incardinato in uno stemperante (e futuribile) sbocco europeista. E radicato e costruito in funzione della terza tag, cultura. Cultura come chiave per la nostra liberazione. Non, da Berlusconi, ma (semmai) dal berlusconismo (anti-culturale) e, prima, dalle autolimitazioni imposteci (e che ci siamo imposti) nel periodo storico in cui il nostro Paese era lottizzato dalle potenze straniere, togliendoci la motivazione ad essere nazione. Solo in parte riscattata dal Risorgimento. Che ora “chiama” un seguito. Quello per fare non gli italiani, che esistono già, e semmai vanno (appunto) liberati. Ma l’Italia. E in questa fase storica farla significa (appunto, ancora) salvarla e rifarla grande. Possiamo tornare ad essere la culla della civiltà, se rifacciamo della cultura il nostro ossigeno e, attraverso di essa, ci prepariamo ad un nuovo Rinascimento civile, culturale, artistico, scientifico. Il mondo ha bisogno di una guida, non, sul piano della “potenza” (autoritario-militare) ma in termini di produzione di idee (in tutti i campi). Idee che, inserite in una rinnovata tensione alla ricerca di una dimensione etica e filosofica, possono portare ad una nuova civilizzazione. Secondo la letterata e filosofa Lisa Morpurgo dopo l’era della comunicazione, che è quella che stiamo vivendo, ci sarà il ritorno alle origini. Facciamo che non coincida con la fine dell’umanità ma, piuttosto, con un nuovo inizio, una (ri)creazione (e perdonate la grevità del gioco di concetti). L’Italia ha il compito di guidare questo processo, come lo ha fatto storicamente. In questo ritroviamo il nostro orgoglio, e il nostro orizzonte. E potremo tornare (anzi, a quel punto saremo già tornati) al centro del mondo (M. Patr.). Read more

Diario politico(?). Che cos’è la politica (?) Pdl (?): “Processo breve, vittoria politicaMa la politica è la costruzione del futuro Partite a scacchi di Silvio/d’altri son fuffa Se la politica è idee e scelte pro il domani Quella di oggi è (solo) autoreferenzialità

aprile 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E la foto ritrae Cicchitto e nel titolo citiamo “solo” il presidente del Consiglio (!) ma vale per tutta la politica politicante di oggi. Con l’eccezione di quest’ultima fase del Partito Democratico, che, ascoltando in primo luogo i consigli (non richiesti) e le sollecitazioni del giornale della politica italiana ha cominciato a mettere in campo proposte concrete e per di più organizzate nel progetto (o forse, ancora, nei progetti; ma è comunque un passo avanti. E ci torneremo su) che il Politico.it invoca(va) da mesi, avanzando (lui) ad un tempo la proposta del suo (che continuiamo, inevitabilmente – ? – a considerare prioritario). Il gigante addormentato-Pd si sta svegliando (?), e la prova è che sono finite le polemiche dei e intorno ai suoi dirigenti. E il merito è della generosità di un Pigi che ha saputo (possibilmente, l’imprinting resta) cogliere i limiti dell’impostazione originale e cambiare (parzialmente, s’intende; in tutti i sensi…) rotta. Di certo, comunque, non è politica non solo l’autoreferenzialità estrema trascendente in tentazione di im(m)[p]unità di Berlusconi, ma nemmeno la politica politicante alla quale ci avevano abituato i dalemiani e che ora, appunto, si sta ricomponendo. “Politicamente” intorno al processo breve non è avvenuto (proprio) niente; l’avverbio giusto è “autoreferenzialmente”: “autoreferen- zialmente” la maggioranza ha vinto, la minoranza ha perso. L’Italia non era nemmeno allo stadio. Il racconto del dibattito autoreferenziale, ora, firmato dalla nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

Il commento. Alfano successore? Solo tattica (di Silvio) di L. Crespi

aprile 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Cavaliere non avrebbe infatti al- cuna intenzione di lasciare. A chic- chessia. Anche perché se Ber- lusconi è (ormai) finito e il berlusconismo può continuare, di certo, scrive l’ex spin doctor del presidente del Consiglio, gli elettori rimarrebbero “suoi”. E l’attuale ministro della Giustizia (o chi per lui, a meno di non portare lo stesso cognome del premier) non potrebbe mai (?) essere un candidato vincente. Il maggior esperto di comunicazione politica in circo- lazione sul giornale numero uno. di LUIGI CRESPI Read more

Solo da il Politico.it viene un contributo Tutti s’affannano a raccontare status quo Ma ciò che serve ora è costruire il futuro Berlusconi unico innovatore di “adesso” Ma ora ecco in campo le nostre proposte

aprile 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al giornale della politica italiana tutto questo (esclusivo - ?) curiosare sul presente, sul presidente del Consiglio, questo rimarcare (solo) i suoi errori, senza alzare la testa e guardare avanti, riesce incompiuto, manchevole del suo complemento fondamentale, e in qualche caso anche un po’ irrazionale. Il compito del giornalismo, così come della politica in rete, che dovrebbe rappresentare la sacca del ricambio (ma non dei “ricambi” di una macchina che non funziona) della politica politicante odierna, è sì quello di raccontare, e certamente anche di analizzare (tout court), ma indicando – poi, anzi contemporaneamente - una via d’uscita a tutto questo ansiogeno e deprimente – o forse per qualcuno consolante – malfunzionamento della politica italiana autoreferenziale di oggi. Proprio perché il ricambio non sono i (pezzi di) “ricambi(o)”, deve esistere una cesura con tutto questo da parte di chi si propone per rappresentare il dopo o la minaccia è che ogni specifico ”protagonista” (?) farà solo da garante di un (ulteriore, triste) continuum. Questo è il tempo di un completo ribaltamento di piano, perché da trent’anni siamo avviati verso un declino che presto diventerà ineluttabile, se non cambiamo immediatamente marcia. E per farlo è necessario mettere in campo – da subito – proposte per il domani, come il giornale della politica italiana fa ogni giorno. Questa, peraltro - abbiamo scritto più volte – è anche la via più breve non solo per la costruzione del futuro, ma anche per il superamento del presente, nel senso che la “saggezza delle masse” saprà riconoscere un progetto sincero, onesto e responsabile per preparare il nostro domani, tanto più quanto sarà necessario, e darà (solo) a quel punto il benservito al Cavaliere. L’ipotesi-Alfano per la sua successione è, ad un tempo, la conferma che solo Berlusconi sa guardare avanti, che il suo ciclo non sarebbe affatto finito se non intervenisse un “debito d’ossigeno”, dato dalla vecchiaia incalzante, e rappresenta la minaccia (ancora) di vedere tutto questo continuare – altro che finire – quando l’attuale presidente del Consiglio non ci sarà più. Il modo per scongiurarlo è evitare di baloccarsi coi nomi e anche andare oltre il semplice “racconto di storie” – perché se nessuno ne fa l’esegesi, indicando ad un tempo una via, l’Italia berlusconiana di oggi, che non si indigna di fronte al processo breve, non avrà alcun sussulto e non prenderà coscienza della necessità di nessun cambiamento; perché se nessuno indica il “dopo”, rischiamo un’indignazione fine a se stessa, nella mancanza di assunzione di responsabilità: anche se è vero che un’indignazione collettiva – che però, appunto, non c’è – basterebbe a mobilitare le forze migliori e a prepararlo comunque, quel cambiamen- to – e cominciare a mettere in campo il futuro. il Poli- tico.it lo fa da tempo. Ecco la summa (qui, e qui) della narrazione del giornale della politica italiana. Che naturalmente (e doverosamente) continua (in tutti i sensi). Read more

Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Viene da piangere: quando finirà?

aprile 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Di fronte alle persone (coinvolte) che manifestano per il rischio che disastri come il terremoto a L’A- quila o l’incidente di Viareggio non trovino una (definitiva) risposta, attraverso i processi (fermati dalla prescrizione breve) o attraverso l’azione di compensazione e di rilancio, necessaria, della nostra politica (che non c’è), chi abbia un minimo di sensibilità non può che traballare. E trasalire. Questo è il momento dell’indignazione. Alla quale deve seguire però la fase della proposta. Sentiamo intanto Giulia. di GIULIA INNOCENZI Read more

Diario. Un/ il governo che non ama l’Italia C’è già Lega che (ci) vuole (dis)integrare Berlusconi che ci usa a proprio consumo A L’Aquila e sui migranti le finte(!) lacrime E ora questa lavata (di mani) per criminali Per poter salvare se stesso da condanna Ma (oggi) gli italiani li votano ugualmente Rivoluzione culturale per riavere dignità

aprile 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nostra nazione non l’ha più. Non l’ha (mai?) avuta in quanto nazione, che non c’è (ancora), da qualche tempo (trent’anni circa) non l’ha (di nuovo) come popolo. Solo la cultura – insieme ad un nazionalismo necessario che ponga le sue radici in essa e ad essa sia rivolto, e ben incardinato in un europeismo stemperante – è in grado di ridarci senso di noi e, con esso, la voglia di tornare grandi e quindi l’orgoglio di non farci prendere a pezze in faccia. E di non mettere le nostre istituzioni – la nostra macchina, il nostro mezzo – nelle mani di qualcuno a cui fanno anche un po’ schifo e che, proprio per questo, è pronto a strattonarle e ad usarle insensibilmente per i propri bisogni. Saranno gli italiani a rifare grande l’Italia, sottolinea in queste ore anche il governatore Draghi; la nostra politica deve coinvolgerli e coordinarli. Altrimenti continue- remo ad assistere inerti all’approvazione di leggi ad personam (e contra personas: tutti noi). O peggio. Il racconto di tutto questo è affidato alla bella penna della nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

Ora (l’)abbiamo un ministro della Cultura Ma a Galan diciamo: non è solo il turismo
E (neanche, solo) conservazione di beni La cultura è la chiave per liberare l’Italia Ma non da Silvio o da parti “politiche” (?) Ma da lacci/ lacciuoli che ci siamo imposti E per (ri)scoprire la strada (del futuro) Italia torni ad essere la culla della civiltà

aprile 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La cultura, cominciamo col dire, non è né di destra né di sinistra. La cultura è dell’Uomo. E siccome non è pensabile avere una così bassa considerazione delle persone che amano definirsi di destra per sostenere che esse non aspirino ad un continuo arricchimento dell’anima – ad un “perfezionamento”, ad una tensione verso l’alto - ribadiamo che la cultura è un valore condiviso. Almeno dalle forze oneste e responsabili. Che sono a destra come a sinistra. E il nostro Risorgimento, i cui protagonisti vanno dalla destra storica – Cavour – alla “sinistra” – Mazzini e Garibaldi – sta lì a dimostrarcelo. L’Italia può (ulteriormente) risorgere, e prepararsi a conoscere un nuovo Rinascimento, a condizione di mettere in campo una nuova politica che si preoccupi di fare solo il suo (della nostra nazione) bene, andando quindi oltre la destra e la sinistra – stesse; da destra e da sinistra! – e riconoscendo quindi nella cultura – eccoci al punto – un bene condiviso. La rivoluzione culturale, tornare a  fare della cultura (stessa) il nostro ossigeno, è la chiave per salvare e rifare grande questo Paese per due ragioni e su due, relativi, livelli. La prima ragione è che la cultura è ciò che ci può liberare (se volete, “psicologicamente”) dalle nostre autolimitazioni figlie di un periodo nel quale la nostra nazione non era tale, frammentata in tante aree di influenza sottoposte (appunto) al dominio delle potenze straniere. Ciò ci ha privato del nostro istinto ad essere nazione, solo in parte recuperato nel periodo risorgimentale. E ciò significa una minor consapevolezza di noi stessi (in tutti i sensi). Recuperare il senso di noi, anche attraverso un nazionalismo necessario ben incardinato in un europeismo che ne stemperi la tossicità potenziale (il paragone con una centrale nucleare è molto calzante; i danni possono essere gli stessi – davvero – e come nel caso delle centrali atomiche anche nel recupero di un nazionalismo c’è un margine di insicurezza circa le possibili conseguenze, soprattutto non potendo controllare le schegge impazzite della nostra politica autoreferenziale di oggi, capace di inserirsi in questo – nuovo – processo e di provocare un disastro), recuperare il senso di noi, dicevamo, è la pre-condizione per la salvezza e il rilancio. “Rilancio” che è persino improprio definire così; perché ciò a cui pensiamo – e per il quale è decisivo, appunto, il ruolo della cultura – è la costruzione di un (nuovo) futuro del quale la cultura (stessa), attraverso la nostra (ritrovata) intelligenza e capacità di pensare e di impegnarci, e di essere in ultima analisi liberi, ci aiuti ad  individuare le direttrici. Cultura è dunque creazione di futuro. Per noi. Per il mondo. Questo significa essere la culla della civiltà. Il ministro Galan, ne siamo certi, ha la sensibilità necessaria per cogliere tutto questo. Cominci il lavoro. Dando un respiro assoluto alla sua (nuova) avventura (?). Read more

Processo breve, Pd legge la Costituzione (Quanto) è sbagliato farla arma di parte (!) Ma oggi si tratta (anche) d’una “risposta” E (così) Democratici fanno “parlare di sé” Dopo loro eroismo della battaglia in Aula Per uscire dal guscio necessario iniziare

aprile 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è stato tra i pochi, in un contesto nel quale il partito di Bersani fa notizia solo per i propri errori, a ricordare che il Pd è la forza più onesta e responsabile della nostra politica e che tale qualità si traduce in fatti ogni giorno, in una battaglia spesso silenziosa – e questo è, nelle due direzioni del linguaggio (contenuto, e forma), il principale problema dei Democratici – condotta in primo luogo in Parlamento. Una battaglia che il Politico.it non ha esitato a definire “eroica”, almeno in alcune sue (massime) espressioni. E, come sempre per le prese di posizione del giornale della politica italiana, ciò non è avvenuto senza ragione: per ritrovare se stessi è infatti necessario esprimersi; la consapevolezza matura nell’”osservazione” (più o meno conscia) di sé. Vale per le persone ma vale anche per i nostri partiti, o comunque per i gruppi di persone (appunto), come le (stesse) nazioni, che hanno un’anima (collettiva). Quell’anima ha bisogno di “vedersi” (in tutti i sensi) espressa, e in questo modo acquisisce senso di sé, e forza. La battaglia della scorsa settimana, raccontata da il Politico.it, ha rappresentato lo stesso momento di autocoscienza per il Pd dandogli nuova linfa, e fornendogli quella maggiore forza morale grazie alla quale ieri hanno poi messo in scena un’efficace lettura in serie degli articoli della Costituzione il cui spirito è contraddetto dal provvedimento del governo (pure non configurando, probabilmente, alcuna incostituzionalità). Un coup de theatre non fine a se stesso, sintomo (peraltro, appunto) di energie liberate, quella “liberazione” (in tutti i sensi) favorita dalla maggior sicurezza necessaria ad uscire dall’inibizione determinata dalla tabula rasa elettorale (attraverso la supremazia comunicativa) compiuta dal presidente del Consiglio negli ultimi quindici anni. Il Pd continui a sforzarsi di uscire dal guscio e alla fine ritroverà per intera l’espressione (anche qui, in tutti i sensi) della propria potenzialità. E a quel punto, come abbiamo già scritto, la generosità dei Democratici potrà cessare di essere un limite e diventerà il più grande regalo che questo popolo (troppo) silenzioso farà all’Italia, che si preparerà, grazie in primo luogo a loro, a tornare grande.

Editoriale. Responsabili diventino motore di rivoluzione liberale Guzz

aprile 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pensi a Iniziativa “Responsabile” e, inevitabilmente, il primo volto che ti viene in mente è quello di Mimmo “Scili” Scilipoti. Ma la nuova formazione-gruppo parlamentare nata il 14 dicembre, e poi rimpolpatasi, per assicurare la continuità di governo (?) ed evitare di cacciare il Paese nel vortice delle elezioni anticipate in mancanza di un progetto alternativo (gli oppositori obietteranno sia sempre meglio il nulla, o il caos, del deliberato, continuo, progressivo smembramento delle nostre istituzioni), è in realtà un coacervo di provenienze diverse. Tra queste si può trovare anche quella del deputato liberale, che non ci sta a farsi schiacciare nella form(ul)a delle macchiette. E dalle colonne del giornale della politica italiana e de il Giornale propone un ricompattamento del gruppo all’insegna del manifesto sulla base del quale Berlusconi scese (almeno dichiaratamente) in campo, nel ’94, per il quale molte persone che amano l’Italia credettero potesse rappresentare la soluzione alla stagnazione successiva all’esaurimento del ciclo di governo e alla guida del Paese della nostra sinistra storica. Oggi quel manifesto resta lettera morta, una raccolta di buone intenzioni mai (neanche lontanamente) messe in pratica. Ma è anche ciò di cui la nostra nazione avrebbe bisogno da una possibile sua destra che non si riconoscesse in una nuova politica pragmatica poco interessata alle etichette e ad una tradizione che non necessariamente rappresenta la risposta giusta alla sfida della costruzione del futuro. Se non possiamo avere da una parte le forze (le donne e gli uomini) onesti e responsabili e dall’altra chi non è disposto a lasciarsi alle spalle la rappresentanza di specifici interessi per fare il (solo) bene di (tutto) il Paese, almeno concedeteci una destra liberale, che si contrapponga, come dice Veltroni, ad una “sinistra riformista”. E’ quello che sostiene anche Guzzanti, e lo fa, come sempre, efficacemente. Eccolo. di PAOLO GUZZANTI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it (Ecco) (oggi) (!) l’Italia (?) dei “figli di…” Tutti dicono: “E’ un problema culturale…” Ma la cultura (?) si può (deve) cambiare (Il) rigore in politica e (quel)la rivoluzione (E) C’è (ci sarà, sempre di più) chi dice no

aprile 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il sistema nazionalpopolare delle raccomandazioni/ segnalazioni si regge su (o trova spazio in) tre falle: la (mancanza di) cultura e la “necessità” dei possibili “beneficiari” del “favore”; la mancanza di onestà e responsabilità e (quindi) l’arrendevolezza di coloro che offrono quel “favore”; una regola (in tutti i sensi) che determina la necessità (il mercato del lavoro sbilanciato a vantaggio di chi – non – lo “offre” – ? – con la conseguenza, tra le altre, della precarietà diffusa; il mancato sviluppo, collegato ad una cultura della necessità – ancora – di un certo tipo di lavoro che restringe la coperta dell’occupazione sia dal lato della disponibilità sia dal lato della richiesta – o sarebbe meglio dire della pretesa; leggi accondiscendenti – quando non premianti – il meccanismo) dei primi e la perdita di senso di appartenenza e di orgoglio nazionale, per cui importa solo ciò che si fa per sé (?). Le chiavi per uscirne sono dunque due: quel rigore nella (ri)definizione (politica) del contesto che consente ad un tempo di (ri)costruire una legislazione adeguata e di fare la parte della politica per rifare grande l’Italia, allargando così le maglie del mercato; la rivoluzione culturale, che accompagni e crei la condizione della parte “lasciata” ai cittadini. Una soluzione che non può (certo) essere affidata alla “ripicca” dei singoli, quella ripicca che vediamo in questo film (***) con Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini (l’attore, naturalmente) su, appunto, il fallimento dei tentativi di stabilizzarsi di tre giovani determinato dai privilegi che la “concorrenza” sul mercato del lavoro ha accumulato grazie, of course, alle raccomandazioni. Si apre così l’ennesima domenica di cinema, sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Read more

Cari elettori di csx, ora diciamoci la verità Grande Alleanza farebbe bene dell’Italia Su nucleare e acqua decide referendum Sul resto Pd-Udc-Fli la pensano ‘uguale’ Ci si può (ri)costruire su una legislatura E era Berlusconi sarà chiusa per sempre Ma tutto ha da basarsi su di un progetto

aprile 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nuova politica è quella politica (italiana) che si dà l’obiettivo di fare esclusivamente il bene del nostro Paese, al di là della rappresentanza di specifici interessi. Il giornale della politica italiana ha scritto più volte – anche stamane – che è il Pd la forza chiamata ad assolvere a questa funzione, per le proprie maggiori onestà e responsabilità. Ma il Pd di Bersani è oggi una forza del 25%, senza ambizione e di corto respiro, dedita più alla politica politicante che non alla costruzione di un sogno per il futuro dell’Italia. E la coalizione formata da Sel, Idv, Pd, Udc e Fli avrebbe una capacità (elettorale) tale da mettere al riparo dai colpi (di testa) di sparuti groppucoli di deputati interessati più a rimpinguare il proprio portafoglio (in senso stretto o lato) che a dare il proprio contributo alla preparazione del nostro futuro. Inoltre, paradossalmente, il disastro nucleare di Fukushima toglie dal campo – almeno per queste forze maggiormente oneste e responsabili – un’ipotesi nucleare che, ad ogni buon conto, potrebbe essere esclusa dal tavolo programmatico della Grande Alleanza per facilitare la convergenza sulle reali priorità. E la questione dell’acqua – pubblica o meno – verrà a sua volta presumibilmente risolta dal referendum, o comunque è quello che il giornale della politica italiana auspica. A quel punto, i possibili interessi (di parte) cesserebbero di essere in campo. E ad emergere sarebbe la totale identità di vedute – o possibile tale – di questa grande area del nuovo millennio che si può definire per due caratteristiche: l’antiberlusconismo; ma anche l’onestà e la responsabilità. L’intera coalizione non raggiunge i “picchi” Democratici ma le ultime scelte di Fini e Casini ci dicono che le loro aree sono molto più mature da questo punto di vista. E la situazione della nostra nazione è tale da non lasciare alibi, e in qualche modo da “costringere” chi sia già portato a farlo ad assumersi le proprie responsabilità. L’appello de il Politico.it è dunque questo: si mettano attorno ad un tavolo, dimenticando le ideologie, e, pensando solo al bene del nostro Paese, provino a stendere un progetto forte per la costruzione del nostro futuro, basato magari proprio sulle tre parole-chiave indicate mercoledì dal nostro direttore: rigore, nazione, cultura. Tre fondamenti (e punto di partenza) sui quali si possono ritrovare tutte e due (o tre) le anime di questa coalizione. Le ali rinuncino ai propri egoismi, e facciano uno sforzo per occuparsi solo del futuro dell’Italia, superando le proprie (retrograde) ideologie, per cui si sentono tutt’oggi ancorate a vetuste e anacronistiche etichette, quelle della destra e la sinistra. Il candidato premier è, a sua volta, facile da individuare: potrebbe essere lo stesso Montezemolo, o una figura come Massimo Cacciari, che si sta peraltro spendendo da tempo in questa direzione. Il Pd faccia un richiamo forte a dare ancora più consistenza alla spina dorsale di tutto questo: se stesso. Cosa ci riserverebbe il prosieguo non possiamo dirlo, “certo”, pensando solo al Paese, questa è una macchina che può funzionare. E, come capiamo ora dall’ultimo sondaggio di Crespi Ricerche, che dà (altrimenti) destra e sinistra pressoché appaiate (ed è facile immaginare come, salvo sorprese, potrebbe andarsi a concludere una campagna elettorale che vedesse di nuovo Berlusconi in condizione di farcela alla partenza), vincerebbe molto probabilmente le elezioni. Soprattutto se, appunto, avesse già rispettato la condizione decisiva per funzionare: dedicarsi solo alla costruzione del futuro dell’Italia, come la nuova politica – come queste forze molto più vicine tra loro di quanto non siano pronti a ricono- scere i propri stessi protagonisti, tirati per la giac- chetta a destra e sinistra da basi da rieducare alla politica vera – è in grado di (“deve”, per realizzare se stessa) fare. Il sondaggio di Crespi, ora, all’interno. Read more

***Silvio a Lampedusa***
MA LA CASA CHE FU DI MODUGNO NON E’ GIA’ DI PROPRIETA’ FININVEST?
di FRANCO MONTORRO

aprile 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gli oltraggi del presidente del Consiglio all’isola e alla sua popolazione. Prima l’annuncio dell’acquisto di villa Due Palme a Cala Francese si rivela una boutade. Oggi, dopo lo smascheramento e le conseguenti polemiche l’intenzione (dichiarata) di acquistare una nuova abitazione. Che però apparterrebbe già alla “famiglia” (finanziaria) di Berlusconi, è irraggiungibile con mezzi motorizzati o via mare a meno di non infrangere vincoli ambientali rigidissimi (come ci è arrivato il Cavaliere per compiere il suo sopralluogo?), per i quali molto difficilmente potrà ospitare vulcani o (nuove) dependances… e non sembra molto adatta allo “stile” di Berlusconi. Ce ne parla l’ex direttore di Giganti e Superbasket e de Il Sole 24 Ore-Sport. di FRANCO MONTORRO Read more

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