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Ed eccole le crepe dietro unanimismo (?) Obama non è convinto di attacco in Libia Berlusconi si sfoga: ‘Sarkozy ha insistito’ E siamo all’alba d’un’Odissea diplomatica
di Désirée ROSADI

marzo 21, 2011 di Redazione 

Abbiamo parlato con Riccardo Spezia del rischio di un ritorno nazionalistico. E del possibile detonatore rappresentato da recriminazioni, (nuovi) “schiaffi”, “interferenze” le une sulle altre (nazioni). Ebbene, tutto questo è già esploso sottotraccia. Ecco cosa non vi dicono della guerra in Libia. di Désirée ROSADI

Nella foto, un Barack pensieroso

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di Désirée ROSADI

E´ passato un anno da quando la Libia è stata eletta con 155 voti (su 192 paesi membri) insieme ad altri 14 paesi nel nuovo Consiglio dei diritti Umani ginevrino. Eppure il colonnello Gheddafi per molti paesi aderenti alle Nazioni Unite è un dittatore, quel dittatore che è stato messo al bando dal medesimo organismo internazionale con la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza. Il Paese fa parte dell´ONU dal 14 dicembre 1955, proprio negli anni in cui vennero scoperti i primi giacimenti di petrolio libico. E adesso ci siamo: no fly zone, protezione dei civili, divieto di voli commerciali da e per la Libia, rafforzamento dell’embargo sulle armi, con esclusione di una “forza occupante” in Libia, sono i passaggi della risoluzione che ha condotto il primo caccia militare francese ad aprire il fuoco dal cielo libico.

A spingere verso l´intervento militare è stato Sarkozy. Ci ha pensato su alcune settimane, poi ha preso in mano la situazione ed è stato il promotore del vertice di Parigi che ha dato il via alle incursioni aeree. La scelta dell´offensiva deriva con molta probabilità dalla volontà di protagonismo del presidente francese che, nel caso della rivoluzione tunisina e della cacciata di Mubarak dall´Egitto, è stato bacchettato per lo scarso interessamento. Quale modo migliore se non quello di scendere in campo attivamente e aprire in bellezza la campagna elettorale alle prossime presidenziali in Francia. L´opinione pubblica già si domanda il perché di questa azione.

Convinta, ma non troppo, la Clinton, che ha preso atto del gesto di sfida lanciato da Gheddafi con il suo rifiuto a cessare gli attacchi al popolo libico e ha tratto le sue conseguenze. “Il tempo dell´azione è arrivato”, sono state le parole del braccio destro di Obama, “se non sarà fermato Gheddafi è in grado di compiere atrocità inaudibili”. Il presidente americano non era molto convinto della scelta dell´azione militare e pur cambiando rotta ha fissato dei paletti all´intervento dei suoi uomini: gli USA non impiegheranno truppe di terra e le azioni avranno una durata ben definita.

Egitto e la Lega Araba stanno con l’Onu e con la comunità internazionale. Ad affermarlo è il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, il quale, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, ha chiesto alla Libia di rispettare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza e di cessare le ostilità. “Noi rispettiamo la risoluzione dell’Onu, non siamo affatto contrari”, ha precisato Moussa, ma la “no fly zone deve solo impedire al regime di Gheddafi di colpire civili”. Una posizione non facile per l´organismo della Lega Araba, che lavora quotidianamente per la stabilità dell´area mediorientale e che tiene d´occhio le minacce fondamentaliste e le possibili infiltrazioni nel nuovo scenario libico.

Interferenza esterna. Così Vladimir Putin definisce l´azione in Libia: “Gli Stati Uniti ricorrono con troppa facilità all´uso della forza”, ha tuonato Putin, il quale non giustifica l´intervento delle forze Onu con il conflitto militare interno alla Libia. L´ex premier russo parla chiaro, fa nomi e cognomi e lancia un avvertimento: la Russia c´è e sta portando avanti la sua nuova politica del riarmo, e lo fa sapere agli USA di Obama schierandosi contro la missione “Odissea all´alba”. Anche la Germania si è tirata fuori dall´impegno militare, così come la Polonia che chiede di prevenire un altro Rwanda o un´altra Bosnia.

La posizione più complessa è quella assunta dall´Italia in questa missione di pace. “L’intervento durera’ fintanto che sarà necessario proteggere il popolo libico – spiega il ministro della Difesa La Russa – questo comporta anche la stabilità dell’area e la tutela dei nostri interessi”. Come sappiamo la Libia rappresenta per l´Italia il primo partner per le importazioni della sponda sud del Mediterraneo e le ripercussioni sull´economia italiana potrebbero essere gravi. Va ricordato che la Libia fornisce il 23% delle importazioni di petrolio all´Italia ed è approvvigiona il nostro paese con il suo gas. L´Italia fa la sua parte. “Ma la Francia ci ha spiazzato”, si sfoga il presidente del Consiglio italiano di fronte al Senatùr, contrario all´intervento italiano dalla prima ora; “noi non bombarderemo, solo Tornado per accecare il sistema radar”. E attacca Sarkozy: “Ha cercato disperatamente di ottenere per sé il coordinamento degli attacchi: nessuno era d´accordo”. Insomma, una vera e propria odissea diplomatica.

Désirée Rosadi

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