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Attacco a Gheddafi probabilmente giusto Ma le nazioni vanno (?) in ordine sparso E Onu e Ue (in realtà) stanno a guardare Rischi legati ad una ripresa nazionalistica
di RICCARDO SPEZIA

marzo 21, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha parlato di un “nazionalismo necessario” per l’Italia, per ritrovare una motivazione ad essere se stessa (?). Ma il passaggio è delicato e, come abbiamo scritto più volte, va da subito incardinato in uno “sbocco europeista”. Esattamente il contrario di quanto, per altre vie, sta avvenendo in queste ore nel Vecchio Continente e nel mondo, dove, sia pure in modo soft, quel residuato ottocentesco che sono le nazioni – così come le conosciamo storicamente, in un mondo che va e deve andare sempre più verso una dimensione, e confini, globali – rialzano la cresta, sollecitate a farlo dalla crisi – che le porta (?) a chiudersi in se stesse – rimettendosi in pista a caccia di trofei economici o anche solo di “gloria”. E’ il caso – naturalmente – della Francia, ma non solo. L’antidoto a tutto questo è (appunto) un raccordo sovranazionale che, proprio in questo frangente, mostra tutta la sua incosistenza, sottolineando una volta di più la responsabilità che (del resto) le stesse nazioni si sono assunte nel non darsi una “forma europea” più compiuta. Ed è anche per questo che, al momento attuale, il compito dell’Italia è tanto più quello di spingere verso l’unificazione politica e non (più), solo, economica. Ce ne parla il giovane ricer- catore e esponente de iMille. di RICCARDO SPEZIA

Nella raffigurazione, l’animo “bestiale” delle nazioni ottocentesche

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di RICCARDO SPEZIA

I bombardamenti sono cominciati sabato pomeriggio, dopo l’annuncio di Sarkozy. Bandiera francese in bella evidenza, quella europea un semplice pandant.
Pandant come tutte le organizzazioni sopra-nazionali che sono state semplicemente ignorate, al contrario di quanto fatto a margine (?) di tutti gli interventi precedenti.

In questo caso abbiamo avuto un gruppo di nazioni che hanno preso l’iniziativa, alcune che le appoggiano tenendosi il più possibile a distanza, altre che sono contrarie, ma si astengono, quasi ammettendo l’inutilità dell’ONU, altri che guardano altrove.

Gli stati con la crisi economica hanno iniziato a ripiegarsi su se stessi, e ora gli effetti si vedono anche nelle relazioni internazionali (un filo rosso lega anche il protezionismo italiano su Parmalat, inconciliabile con i principi quanto meno europei del libero commercio e della libera impresa), nella politica estera che torna “tradizionale”.

Tutto quanto sembra sempre più simile a quanto avvenne poco più di un secolo fa in Europa, quando si giungeva al crepuscolo di una grande stagione pacifica sul continente.

A quel tempo ci fu un accadimento noto in Italia come “lo schiaffo di Tunisi”, sentito così a lungo come un’offesa per l’opinione pubblica italiana che ancora nel 1913, cioè trent’anni dopo, Luigi Pirandello diceva, “Intanto guardate: Tunisi è là! (…) E ci sono i francesi là, che ce l’hanno presa a tradimento! E domani possiamo averli qua, in casa nostra, capite?”.

Oggi gli stati agiscono dopo il consesso di Parigi di venerdì, grandi sorrisi e strette di mano. Ma quando si va alla guerra separati, ognuno con obiettivi e rancori diversi, non si sa mai come andrà a finire, non solo, e non tanto se durerà poco o tanto, se e quando finirà il regime di Gheddafi, ma per come saranno i rapporti tra le nazioni dopo.
Ci sarà chi si sentirà “schiaffeggiato”, chi “sfruttato”, chi “vincitore”.

Qualcosa di tristemente già visto nella storia; quando si mette l’accento su “inni e bandiere” nazionali, il finale non è quasi mai lieto.

Senza essere catastrofisti, una cosa è quasi sicura: Nazioni Unite ed Unione Europea hanno dimostrato ancora una volta di essere, oggi come oggi, delle organizzazioni totalmente ininfluenti. E questo non è per niente un buon segno.

RICCARDO SPEZIA

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