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Ma forse il disastro si poteva ‘contenere’ Gavettoni, maxi-prolunghe, piccoli idranti Maldestri tentativi di raffreddare reattori In Giappone nostra autoironia è già realtà
di EMILIO D’ALESSIO

marzo 21, 2011 di Redazione 

Il terre- moto+ tsunami non era forse preventivabile, anche se le vecchie centrali andavano probabilmente chiuse. Facile del resto parlare ex post. Difficile dire (o forse no…) come avremmo agito/ stavamo per agire nel nostro Paese. Di certo c’è che la “macchietta” dell’italiano che non si cura della sicurezza delle proprie centrali atomiche si trasforma in molto più di una semplice “previsio- ne” proprio nel supertecnologico e rigorosissimo Giappone: la TEPCO società che gestisce gli impianti di Fukushima ha, in questo caso, adottato misure di tamponamento quanto meno discutibili, a dimostrazione di una scarsa preparazione (In generale) ad affrontare eventi “catastrofici” e quindi a garantire la sicurezza dei cittadini giapponesi (e non solo). Una serie di interventi che sarebbero comici, se non fossero tragici. L’esperto di energie alternati- ve passa in rassegna i fantozziani procedimenti usati per raffreddare i reattori. di EMILIO D’ALESSIO

Nella foto, il maxi-gavettone da sette tonnellate scaricato sui reattori 3 e 4

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di EMILIO D’ALESSIO

Il Giappone è uno dei paesi più all’avanguardia, da sempre culla delle nuove tecnologie. Malgrado questo l’incidente nucleare della centrale di Fukushima è stato affrontato maldestramente e con soluzioni decisamente low-tech.

La Tokyo Electric Power Company (TEPCO), che gestisce l’impianto, ha cercato nei primi giorni di sminuire la portata degli eventi e di rimediare con le proprie forze. Visto che gli impianti di raffreddamento non funzionavano si è cercato di pompare acqua di mare all’interno dei reattori. Con pompe e idranti azionati a mano, stile vigili del fuoco. La temperatura dei reattori e delle vasche dell’uranio continuava a salire e a quel punto è stato richiesto l’aiuto di polizia, pompieri e protezione civile. Le soluzioni applicate però sono state sempre alla viva il parroco. La mossa successiva è stato il ricorso a maxigavettoni gettati dagli elicotteri, rivelatisi quasi inutili soprattutto per la grande imprecisione. Poi ci si è affidati ai mezzi antincendio dei vigili del fuoco e agli idranti antisommossa della polizia, che da giorni continuano a lanciare acqua sulle carcasse dei reattori.

Sabato la TEPCO ha annunciato di avere riallacciato l’energia elettrica ai reattori 5 e 6, gli unici non ancora danneggiati, ma che stanno mostrando aumenti preoccupanti di temperatura. Adesso spera di riportare la corrente anche agli altri quattro reattori. Come? Con una maxi prolunga, un cavo elettrico volante lungo un chilometro e mezzo. Per stenderlo due giorni or sono erano impegnati cento uomini.

I filoatomici hanno sempre sostenuto che l’incidente di Chernobyl era stato aggravato dalla imperizia del personale della centrale. Ci ripetevano che in Occidente la sicurezza e la preparazione agli imprevisti sono tutt’altra cosa. In qualche modo si riproponeva la solita iconografia dei tecnici ucraini che bevono vodka e fumano, magari giocando a carte o guardando film porno, mentre gli allarmi scattano e nessuno se ne cura.

Stavolta però siamo nel supertecnologico Giappone, paese rigoroso e disciplinatissimo. Eppure i pochi risultati positivi sono stati ottenuti con maxi prolunghe, gavettoni, idranti. La sicurezza di una centrale nucleare dovrebbe essere predisposta e gestita con metodi meno fantozziani.

EMILIO D’ALESSIO*

*Esperto di sviluppo sostenibile e curatore del blog www.sostenibilitalia.it

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