Top

Al vero tsunami segue quello economico Un’altra “scossa” ai (già precari) equilibri Sale il dollaro, giù le nostre esportazioni
di ALDO TORCHIARO

marzo 21, 2011 di Redazione 

Il disastro nipponico avrà conseguenze su più piani: rispetto alle strategie di approvvigionamento energetico, già in atto; ridisegnerà complessivamente lo schema di domanda e offerta mondiale; modificherà l’attuale “mappa” della (capacità di produrre) ricchezza. Il direttore responsabile di Semestre Europeo prefigura sul giornale della politica italiana gli scenari possibili. di ALDO TORCHIARO

Nella foto, l’altalena dei titoli investe un agente della borsa di Tokyo

-

di ALDO TORCHIARO*

Gli eventi catastrofici che hanno colpito il Giappone stanno avendo un forte impatto sull’opinione pubblica europea, percorsa da forti dubbi sull’investimento nucleare e incapace di ragionare su se stessa in termini di perno per un’economia globale in trambusto. Eppure il combinato disposto tra Maghreb e Giappone ci riguarda sin nei fondamentali: con una ricaduta sui mercati pari a quella di un invisibile, ma nient’affatto intangibile, “tsunami” finanziario globale, il breve periodo vedrà l’Europa coinvolta in una dinamica di flussi di dimensioni epocali.

Si tratta di uno “tsunami” capace non di sole distruzioni ma di redistribuzione della capacità produttiva della ricchezza, di ridisegno complessivo di domanda e offerta, di ripensamento energetico e nel complesso di riassegnazione del peso internazionale.

Alcuni dati: in una sola giornata il Giappone ha subito una perdita misurata in oltre l`8% del proprio PIL, e
nel medio termine la prima economia a beneficiare di questi effetti sara` quella Cinese. Il mercato Cinese
dovrà infatti far fronte a gran parte della domanda che rimarrà disattesa dal Giappone.

Mentre l`indice Nikkei ha perso oltre il 10% sulla borsa di Tokyo, con scarsi segni di potenziale ripresa a breve, gli effetti di questa crisi si estenderanno ben oltre i confini asiatici, soprattutto nei prossimi sei mesi.

Secondo i modelli proposti dai maggiori analisti, infatti, lo Yen andrà incontro nei prossimi giorni ad
un deprezzamento previsto tra il 45% e il 70% (80% per Goldman Sachs). La prima conseguenza di tale
deprezzamento sarà un opposto apprezzamento del Dollaro. I paesi di eurolandia ne risentiranno già a
partire da metà aprile, quando le esportazioni verso gli Stati Uniti attesteranno una prima, brusca frenata. E
l’effetto pernicioso del dollaro forte si vedrà su tutti i cross che nelle ultime settimane avevano beneficiato
della sua debolezza.

Il mercato delle materie prime legate al Dollaro subisce già significative variazioni. Va guardato in primis il mercato del Crude Oil, che dopo un quel che si definisce un “rally positivo”, cioè un rialzo continuo che lo ha portato fino a 106$ al barile, è ora trattato intorno ai 99$.

Tra i fattori che influenzeranno il ritracciamento del Crude Oil, oltre all`apprezzamento del Dollaro, bisogna tenere conto del fatto che il Giappone rappresenta, o almeno rappresentava fino a ieri, il terzo consumatore mondiale di greggio: il forte rallentamento dell’economia di Tokyo si tradurrà in una
significativa, immediata riduzione della domanda di breve termine. Per l’Europa si tratta di contare su
maggiori scorte del greggio saudita e malgrado l’instabilità prodotta dalle rivoluzioni a metà strada nel
Nord Africa, il Vecchio Continente spera in una presa d’atto da parte dell’Opec capace di rimodellare al ribasso il prezzo del barile. Contestualmente, la drammatica fuga radioattiva dalle centrali nucleari giapponesi devastate dalla furia degli eventi ha riaperto lo scenario intorno all’atomo anche da noi. La sensibilità ambientalista torna ad essere preponderante e l’investimento sull’energetico di quarta generazione, soprattutto in Italia, appare al momento compromesso.

La quasi totalità dei centri portuali nipponici sono al momento bloccati, con una capacità di import/export pari al 2% con conseguente impatto sui mercati hi-tech e automotive. Console, tv, computer, automobili e moto rimangono imballati, con liste d’attesa prolungate sine die. Per far fronte alla domanda europea, stabile, l’industria della Corea del Sud ma anche quelle emergenti di India, Cina e Russia potrebbero
incontrare l’interesse di una fascia di clienti inattesa.

Nel medio periodo, entro fine anno, il Giappone sarà comunque in grado di ridefinire la sua base economica e monetaria con una forte riduzione della disoccupazione e forte impulso industriale per la ricostruzione della zona costiera devastata dal maremoto. Ma il “piano Marshall” non sarà a costo zero per Washington. Gli effetti della ripresa potrebbero nuovamente avere un forte impatto sul dollaro americano. La capacità del governo giapponese di intervenire attraverso manovre di politica monetaria espansiva saranno infatti ridotte ed è plausibile che la ricostruzione venga finanziata con la vendita di titoli di stato Usa con una forte perdita di valore del dollaro.

Rimane tutto da decifrare il ruolo di indirizzo dell’insieme dei soggetti finanziari europei e di quelli istituzionali: le scelte della Banca Centrale Europea rispetto alle tempeste valutarie in vista e quello,
squisitamente politico, della Commissione. Due incognite rispetto alle quali la debolezza di alcuni governi
europei non gioca a favore. Una volta l’Europa cambiava il mondo. Poi l’Europa è diventata osservatrice di
scenari mondiali che la riguardavano sempre più marginalmente. Oggi il mondo cambia e l’Europa, che vive al rallentatore quei mutamenti, rimane attonita e inerte.

ALDO TORCHIARO*

*Direttore responsabile Semestre Europeo

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom