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Talenti. Libia, Odissea all’alba: un affaire francaise di Virgilio Falco

marzo 20, 2011 di Redazione 

Sarkozy ha assunto la leadership della missione. Un’occasione per “avere mano libera per condurre il mondo e, nello stesso momento, lanciare una OPA sulle attività economiche e di partnership del futuro governo libico”. Una partita internazionale che, alla vigilia delle presidenziali in Francia, ha anche risvolti interni. Ma qual è, invece, il ruolo delle altre nazioni, a cominciare dal nostro? Ce ne parla il giovane, ex Pdl, balzato agli onori delle cronache per la sua presa di distanza dalla “guida” autoreferenziale del presidente del Consiglio. di VIRGILIO FALCO

Nella foto, Nicolas Sarkozy

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di VIRGILIO FALCO

Nicolas Sarközy aspettava questo momento da mesi: avere mano libera per condurre il mondo e, nello stesso momento, lanciare una OPA sulle attività economiche e di partnership del futuro governo libico.

E’ lui, il presidente francese, ad essere stato il principale protagonista della guerra a Gheddafi. Dapprima ha condotto l’ONU a ratificare una risoluzione da lui proposta, poi ha convocato il mondo a casa sua (non in senso astratto, ma fisico, all’Eliseo dove vive con sua moglie) ed ha portato l’Occidente e le nazioni arabe amiche a bombardare il territorio libico.
Tutto è andato alla perfezione, il piano elaborato dal presidente francese non ha avuto ostacoli, e poco importa se questo ha fatto venir meno lo storico asse Parigi-Berlino.

Ma cosa comporterà questa reazione della coalizione anti-Gheddafi? La risposta a questa domanda si potrà dare solo allorquando ci sarà un vincitore tra i ribelli e i lealisti. Di certo il Consiglio degli insorti non può sin da ora proclamare la vittoria in quanto la no fly area non vieta alle truppe cammellate di Gheddafi di entrare in scontro con le truppe ribelli (inferiori per mezzi e preparazione).
C’è poi da dire anche che la risoluzione 1973 prevede esplicitamente il divieto di missioni di guerra terrestri (che neppure gli USA prendono in considerazione, dopo il pantano Iraq).

Di sicuro si possono trarre delle considerazioni sul peso specifico internazionale delle nazioni coinvolte:

- della Francia abbiamo già parlato e, con questa mossa, vuole chiudere quella special relationship con i paesi del Magreb.
- L’Italia c’ha tutto da perdere, e già ci sta rimettendo: era il primo partner della Libia, era il paese che aveva i migliori rapporti con il colonnello, Lampedusa è ormai una colonia africana ed è, dopo Malta, il territorio che può essere direttamente esposto a ritorsioni del regime. Il nostro paese data la sua particolare situazione storica e geografica poteva agire da protagonista, invece si dovrà limitare a fare la comparsa. Devono far riflettere le dichiarazioni del presidente del Consiglio che si limitano sempre a prendere atto delle decisioni altrui. “Mettiamo a disposizioni le basi”, “faremo di più ove richiesto” sono preposizioni che fanno intendere la totale subalternità dell’Italia nei confronti dei decision makers.
- USA, GB, Canada non potendo abdicare al loro tipico ruolo di “guardiani del mondo” hanno messo sul tavolo, quando Sarkozy ha lanciato la proposta, il loro potenziale bellico per far capire quanto senza di loro non si possa andare in giro a gettar bombe.
- La Germania, anche per questioni interne, ha avuto una posizione neutrale.
- Russia e Cina, per non intimorire altri regimi loro alleati che si trovano o si troveranno nelle medesime condizioni della Jamahiriyya libica (loro partners politici ed economici) si oppongono ad un intervento militare.
- Ai paesi arabi che compongono l’alleanza potrebbero aggiungersi anche quegli stati che, ad oggi, stanno attraversando forti moti di ribellione interni. Sarebbe la carta di scambio per garantirsi l’immunità da interventi militari e sanzioni internazionali.

Sarkozy in Libia si gioca la partita internazionale del suo mandato presidenziale e la sua onorabilità mondiale. Le Prèsident e la Francia vinceranno questa sfida?

VIRGILIO FALCO

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