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Election day mancato per un voto Decide il radicale Beltrandi Chirico

marzo 17, 2011 di Redazione 

Che si esprime a favore dei giorni separati per amministrative e refe- rendum (quelli che ci costeranno 300 milioni in più) il che lo fa piombare (inevitabilmente) in un turbinio di polemiche. Dalle quali lo “difende” (o meglio difende la libertà di scelta) la giovane esponente Radicale. Non si può non ricordare d’altronde come Beltrandi sia lo stesso che ispirò il provvedimento della commissione di Vigilanza Rai per la sospensione dei talk show durante l’ultima campagna elettorale.

di ANNALISA CHIRICO

Come sapete, Marco Beltrandi, parlamentare radicale eletto nelle liste del Pd, ha votato contro la mozione a prima firma Franceschini per l’accorpamento delle elezioni amministrative e dei referendum. In questo modo, si dice, “ha salvato” il governo.

Saremo, dunque, chiamati a votare due volte. Per le amministrazioni locali (dove si vota) e, separatamente, sui quesiti referendari relativi a nucleare, legittimo impedimento e acqua. So che di questi non sapete pressoché nulla, ma così è. Se ne avrete voglia e interesse, vi toccherà informarvi e recarvi alle urne.
Com’era prevedibile (certamente anche per Marco, che conosco e stimo), è salito un polverone. Il “radicale ribelle”, il “radicale frondista”, il “radicale traditore”.

Io non avrei votato come lui. Per una ragione essenzialmente economica. Giudico, infatti, un atto da irresponsabili spendaccioni sostenere delle spese per due consultazioni elettorali, quando se ne può fare a meno. Consapevole che i politici adorano spendere i soldi altrui (i nostri, dei contribuenti), penso che oggi scelte simili rappresentino un gioco partitocratico sulla testa dei cittadini. Milioni di euro buttati al vento. La spesa pubblica va tagliata, non gonfiata.

Detto questo, però, ritengo che Marco sollevi una questione politica a tutto tondo: l’accorpamento è diventato un sotterfugio per raggiungere il quorum. Chi non lo riconosce, mente a se stesso. Allora, io al posto di Marco avrei rilanciato a favore di una proposta organica del referendum in Italia; un istituto di democrazia diretta ormai svuotato, oggetto di sistematico sabotaggio da parte del mondo della politica e dell’informazione. Per restituirgli dignità occorre riformarlo. Io, per esempio, penso che andrebbe innalzato il numero di firme necessarie per proporlo e che il quorum andrebbe abolito. Ha ragione Beltrandi. Basta con questo escamotage. Decide chi vota. E, se non voti, lasci che a decidere per te siano gli altri. Se a favore di questo si è espresso addirittura Massimo D’Alema, vuol dire che se può parlare…

Quello, però, che da radicale io non ammetto, è che in un partito libertario, qual è il mio, si metta in questione la libertà di coscienza di una persona. Parlamentare o non, poco importa. Non posso accettare che si apra un dibattito sull’opportunità o meno della libertà di una scelta individuale.

Marco ha votato in coscienza. Tra l’altro, dopo una riunione interna, nella quale ha sostenuto le sue ragioni mettendone a parte i colleghi deputati.

Per chi si preoccupa di quello che potranno pensare i cittadini, io dico che alle persone (la cui capacità di comprensione è spesso sottovalutata, e la propria sopravvalutata) diremo la verità. Che siamo un partito libero, dove ognuno pensa e valuta. Eletto o nominato che sia. E che di pari passo con la libertà va la responsabilità di ciascuno.

Ai peones della radicalità, infine, ricordo che, quando una persona prende la tessera radicale, l’unico obbligo che assume è quello di restare fedele a se stesso. Di restare una persona libera. A me hanno insegnato questo. Un’arte certamente difficile, anche tra i sacerdoti della radicalità.

ANNALISA CHIRICO

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