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Nucleare/2. Come si può, adesso, non ripensare la strategia? Lerner

marzo 16, 2011 di Redazione 

Dopo la grande giornata di ieri, passata a riflettere sui sistemi su cui si regge il Nuovo Mondo – quello elevato e democraticizzato grazie all’interconnessione assicurata, soprattutto, da internet – e a restituire uno spessore al nostro sguardo sul futuro; dopo la transizione del giudizio su Bersani: ricadiamo, inevitabilmente – finché questa sarà la nostra politica – nel “brodo primordiale” (ma non ri-generante: è proprio il caso di chiamarlo così) della politica politicante autoreferenziale di oggi. Che però, adesso, quanto a ritorsione su se stessa (e non solo; in tutti sensi) comincia un po’ ad esagerare. E’ infatti chiaro – e lo abbiamo descritto ieri – come le uniche motivazioni della cocciutaggine con cui il governo persiste nel suo intendimento di riportare il nucleare (anche) in Italia pure di fronte alla tragedia giapponese siano tre: l’ideologia di una destra futurista senza etica (e si è verificato ieri quanto abbiamo bisogno di restituircene una); la mera convenienza economica-di potere, per cui ci sono coloro ai quali insistere con il nucleare conviene finanziariamente (il potentato, la lobby dell’energia atomica) e quelli a cui conviene per la conservazione del potere (…); infine una (più legittima) leggerezza e sottovalutazione di ciò che sta accadendo in Giappone. Perché il punto è proprio questo: non è questione di emotività, reagire responsabilmente all’incidente giapponese prendendo atto che il nucleare non è ancora (per nulla) sicuro e che l’adozione di una simile opzione comporta, concretamente, il rischio di un disastro planetario; è questione di consapevolezza e responsabiità (appunto). Per la stessa ragione, appare paradossale che il ministro dell’Ambiente abbia subito tacciato il movimento antinucleare di “scacallaggio”: lo sciacallaggio, se c’è, è quello di chi persegue propri interessi privati anche a costo di mettere in pericolo la stessa vita – diciamola tutta – sulla Terra, oltre che la salute e la sopravvivenza di nostri connazionali (siamo tutti profondamente compartecipi e addolorati quanto mai lo si possa essere, per quanto accade in Giappone, ma finiremmo per esserlo sicuramente ancora di più se capitasse al sangue del nostro sangue). In questo quadro, prova a mettere ordine il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Solo degli irresponsabili guidati da un miope calcolo di convenienza possono rifiutare, a questo punto, un ripensamento del piano nucleare in Italia.

Trovo demoralizzante che la prima dichiarazione del nostro ministro dell’Ambiente sia venuta per accusare di “sciacallaggio politico” gli antinucleari. Possibile che lo sguardo resti così provinciale di fronte alla tragedia giapponese? Sottoponendosi a smentite imbarazzanti come, poche ore dopo, la decisione della cancelliera Merkel che ha stabilito tre mesi di moratoria in Germania, rivedendo decisioni già prese.

Di fronte a eventi come quelli di Fukushima, l’ultimo dei nostri problemi deve essere quello di fare bella o brutta figura. Trenta miliardi di investimenti pubblici nel nucleare nei prossimi vent’anni, hanno ancora un senso?

GAD LERNER

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